Commento sulle valute

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La maggiore incertezza sulla linea di politica monetaria della Fed, l’attenuarsi della retorica pro-riforma fiscale a Washington e l’assenza di dati macroeconomici significativi ha indebolito il US$ per gran parte della scorsa settimana. In particolare gli investitori hanno interpretato le minute della riunione della Fed di settembre come relativamente più accomodanti rispetto al comunicato della Governatrice Yellen, dal momento che alcuni esponenti del FOMC sembrano incerti sulla convergenza dell’inflazione verso il target del 2%. La stessa Yellen, tuttavia, in un discorso durante l’annuale meeting del Fondo Monetario Internazionale, ha ribadito di ritenere la recente debolezza dell’inflazione solo temporanea. Contemporaneamente, nella stessa occasione la retorica della BCE è stata interpretata come più accomodante del previsto con riferimento all’imminente “tapering” (riduzione) del quantitative easing. Dopo aver testato 1,850, EUR/US$ è così tornato sotto quota 1,18, con i mercati apparentemente insensibili alle vicende spagnole o all’esito delle elezioni nazionali in Austria e regionali nella regione tedesca della Bassa Sassonia.

La sterlina ha recuperato terreno nel corso dell’ultima settimana, un movimento piuttosto controintuitivo considerando il caos dei negoziati sulla Brexit. Con il percorso di uscita dall’Unione Europea che vira nuovamente verso la “hard Brexit” e nessuna nuova informazione da parte del Governatore della Bank of England Carney sul percorso di rialzo dei tassi nel corso di un’audizione parlamentare, la divisa britannica si sta nuovamente indebolendo.

Tra le valute Emergenti, il peso messicano continua ad essere bersagliato dalle vendite. La divisa era particolarmente vulnerabile al ritorno della “Trumpflation” in qualità di maggiore beneficiario del suo venir meno nei mesi scorsi, cui si è ora aggiunta la linea piuttosto dura degli USA nella rinegoziazione del trattato NAFTA ed i timori sulle elezioni del 2018.

 

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