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Ci sono luoghi che sanno di noi prima ancora di conoscerli.
E’, come dire, un “sapere” che si fa essenza e conoscenza allo stesso tempo, svelando ad uno specchio quel che resta e resiste.
Il Borgo di Cervo è stato quel (ri)scoprirsi nuovamente nelle piccole cose che sono i dettagli, rimanendo fedeli a sè stessi e al proprio modo di sentire il mondo.
Ma c’è dell’altro, l’aver condiviso un giorno con una persona speciale: lei, mia sorella. 
Zaino in spalle e macchina fotografica al collo, dito puntato su “off” e fuori tutto il resto, c’eravamo solo noi, la nostra voglia di scoprire e il richiamo costante del mare che a tratti faceva capolino tra le case.
Il piccolo borgo si trova in provincia di Imperia, verso Ponente; è un gioiello che è rimasto a me sconosciuto per tutto questo tempo, eppure non potevamo rischiare di perderlo. E perdersi tra questo dedalo di carrugi stretti è la sola cosa che ti resta da fare, percorrendo la salita che dal mare ti porta in alto verso il punto più alto del paesino, il promontorio, che da lontano domina il paesaggio con la facciata di una chiesa barocca luminosa. 
Felicità è la parola che ti resta appiccicata sulla pelle per tutto il tempo, ancor più che la salsedine.
Artisti d’altri tempi, scultori e pittori, librai che ti accolgono tra le pagine di vecchie storie, terrazze romantiche ricamate da fiori di bouganville che si gettano sui muri come cascate di colore, insegne e cartelli che si raccontano, piccole frasi sparse qua e là, gentilezza e voglia di fermare il tempo. 
E poi ancora quadri a cielo aperto, scorci di paesaggio che ti fanno restare in silenzio, spazi a misura d’uomo e soprattutto sorprendersi innamorati ad ogni passo.
E forse, come accade ogni volta che ci si innamora davvero, tutte le parole che potrei dirvi dopo sarebbero superflue.
Terminava qui una giornata eccezionale…
 
“Sapete, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. E’ un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. Sembra scontato, ma c’è del genio. E là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti.”
(Alessandro Baricco)
Per chiudere questo post ecco un piatto che non è ancora pronto a salutare la sua estate piena di colore…
Calamarata con pesto di olive taggiasche e pomodori secchi
Ingredienti:
(per 3/4 persone)

300 gr di anelli di calamari freschi
300 gr di ciuffi di seppia freschi
1 o 2 spicchi d’aglio
olio extra vergine d’oliva q.b.
pepe nero 
5/6 pomodorini tipo ciliegino
1/2 bicchiere di vino bianco
qualche foglia di basilico
una manciata di olive taggiasche intere
pasta tipo calamarata 
per il pesto:
4/5 pomodori secchi + 30 gr di olive taggiasche e un goccio d’olio extra vergine
Preparazione:
passate al mixer i pomodori secchi e le olive taggiasche denocciolate, frullando il tutto con un goccio d’olio evo. Lasciate da parte come condimento finale.
Lavate bene i calamari e i ciuffi di seppia e tagliateli. In una padella aggiungete abbondate olio extra vergine d’oliva e fate rosolare uno o due spicchi d’aglio. Aggiungete poi i calamari e le seppie e fateli rosolare per 4/5 minuti. Aggiungete il vino bianco e fate ben sfumare a fiamma viva. Una volta che il vino sarà evaporato, aggiungete i pomodorini tagliati a pezzetti, una manciata di olive taggiasche intere, qualche foglia di basilico e del pepe nero, coprite con un coperchio e lasciate cuocere per 15 minuti circa. 
Una volta cotta e scolata la pasta, prelevate il pesto di olive e pomodori secchi e aggiungetelo al condimento preparato, fate saltare in padella ancora per qualche minuto.

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