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“Figli di macellai e persiane
mentre Genova sviene
tra le lacrime e il sale
nel fondo, nell’armonia
e poi nella regione
la trama è un filo di lana
la leggerezza un copione”
 ~
L’ultima volta che vidi il mare fu cinque anni fa, un saluto nostalgico, un “arrivederci” di quelli che sai quando parti ma non sai quando ritornerai. Ne è passata di acqua sotto ai ponti, ma le pozzanghere con cui avevo imparato comunque a giocare, non erano sufficienti…così, ieri, ho deciso che sarei tornata.
Lui, il mare, mi ha sempre aspettata, in maniera fedele, pronto a farsi respirare a pieni polmoni, a farsi guardare in maniera profonda, a lasciarsi contemplare tutta quella distesa azzurra, che quasi somiglia ai miei sogni ribelli, forti e immensi. 
Davanti a tutto questo sono rimasta un poco immobile, fino a che il mare mi è entrato dagli occhi, dal naso, nelle orecchie, per riempire di azzurro quegli spazi bianchi che aspettano solo i colori.
Stazione di Milano Rogoredo, “mi sono informato, c’è un treno che parte alle 7.40” direzione Genova-Nervi, arrivo a destinazione alle dieci meno venti.
 A Nervi c’ero stata moltissimi anni fa, ma allora i miei occhi non erano capaci di guardare allo stesso modo, così per me è stata quasi una (ri)scoperta.
Dalla stazione, che è quasi a ridosso del mare, si snoda una passerella pedonale lunghissima “La passeggiata Anita Garibaldi”, a destra verso il porticciolo con le barche e a sinistra verso la spiaggia di Capolungo; con le sue terrazze, le panchine in legno e la balaustra color verde acqua, tra profumi di fichi, il frinire di cicale e il luccichio dell’acqua blu che ti si riflette negli occhi quando la guardi.

Siamo al porticciolo con le barche e le case colorate, con le sue persiane mangiate dalla salsedine e la vita degli uomini di mare.
Qui c’è un muretto speciale, davanti ad un bistrot gelateria, è fatto di disegni e pezzi di cuore, di parole che ti porti dentro, di respiri, attese, albe e tramonti, e vele che ti portano chissà dove…
Non mancano i gatti sul mio cammino, lui con la sua zampina protesa in avanti e un miagolio di fiducia, si è lasciato ritrarre…
C’è anche una colomba bianca, che sa di purezza e pace, più tardi ne avrei ritrovata un’altra ad attendermi per il secondo giro al porticciolo.
 “Non è impossibile 
pensare un altro mondo
Durante notti di 
paura e di dolore
Assomigliare a 
lucertole nel sole
Amare come Dio
Usarne le parole.”
Piedini che seguono percorsi, ombrelloni a strisce bianche e blu, porte azzurre con i velieri, vecchi edifici che fronteggiano il mare e tanti scatti da portarsi a casa.

Per giungere alla spiaggetta libera del piccolo borgo di Capolungo, con i suoi panni stesi al sole, le sue barchette colorate, i sassi che scivolano nel mare, i bambini che giocano con i secchielli pieni d’acqua e forse di speranze.
  
 
Il sole è ancora alto, è quasi mezzogiorno, metto il costume e immergo tutti i miei pensieri nell’acqua, non è troppo salata e nemmeno troppo fredda, è il mare che mi abbraccia.
Poco sole per me che ho la pelle chiara, non riuscirei a rimanere ferma per più di un’ora…ho ancora del tempo e decido di rifarmi il percorso fino a porticciolo, magari mi è sfuggito qualcosa…
Eccomi di nuovo qui, il bistrot nel frattempo ha aperto, e sul muretto sono comparsi dei cuscinetti e delle lanterne bianche…
 
Questo è quello che mi ha regalato il mare ieri e che ho voluto condividere con voi, un viaggio con me stessa, con le mie riflessioni di tutti i giorni, con le viste su qualcosa che cambia e che non mi spaventa più e con qualcosa che ti resta dentro, “un nuovo viaggio con quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio”
Un kayak verde sta per scomparire dietro gli scogli ed è ora di ritornare a casa…
Aspettando il prossimo viaggio…

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