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di Gianni Lannes

Per essere valido un decreto legge deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e subito sottoposto al vaglio del Parlamento per l’eventuale conversione in  legge entro 60 giorni inderogabili. A tutt’oggi niente di tutto questo, nonostante la sbandierata urgenza: c’è soltanto un comunicato stampa del 19 maggio scorso, un atto ufficiale che recita:
«Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra della salute Beatrice Lorenzin, ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale».
Attualmente in Italia non è in atto alcuna epidemia o pandemia, eppure il governo tricolore con un palese abuso di potere, preclude l’accesso alla scuola pubblica a chi non si vaccina forzatamente. 

Non vaccinarsi è una scelta individuale prevista dagli articoli 2 e 32 della Costituzione. Come ha puntualizzato la Corte di Cassazione, «non è lecito richiedere al singolo di esporre a rischio la propria salute per un interesse collettivo, senza che la collettività stessa sia disposta a condividere il peso di eventuali conseguenze negative per il singolo».

In uno Stato di diritto la tutela della salute non è un trattamento sanitario obbligatorio. Bisogna lottare per la libertà, non rassegnarsi al peggio.

 
riferimenti:
Post scriptum
Decreto legge (d.l.) art.77 della Costituzione
Atto con valore di legge adottato dal Governo nei casi straordinari di necessità e urgenza, che viene emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Entra in vigore il giorno stesso o il giorno successivo alla pubblicazione. Il decreto legge deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti perde efficacia sin dall’inizio. Le Camere, tuttavia, possono regolare con una legge i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto legge.
Regolamenti del Governo (d.p.r.) art.17 L.n.400/1988
Atti normativi di rango immediatamente inferiore alla legge, che sono emanati con decreto del Presidente della Repubblica, adottati previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
Il decreto-legge nell’esperienza repubblicana. – Con la Costituzione repubblicana (Costituzione italiana), il decreto-legge ha avuto un’esplicita sanzione, ma al tempo stesso è stato configurato con una disciplina più rigorosa: l’art. 77 Cost. ha stabilito che il Governo, sotto la sua responsabilità, possa adottare provvedimenti provvisori aventi forza di legge in casi straordinari di necessità e di urgenza. Il decreto-legge è immediatamente efficace, ma deve essere presentato lo stesso giorno alle Camere per essere convertito in legge (Procedimento legislativo): se le Camere non lo convertono in legge nel termine perentorio di sessanta giorni, esso perde efficacia fin dall’inizio (ex tunc). Per evitare che i rapporti giuridici sorti sulla base di un decreto-legge successivamente non convertito possano trovarsi senza disciplina legislativa, le Camere possono comunque approvare una legge che ne faccia salvi gli effetti (art. 77, co. 3, Cost.)… Un ulteriore abuso del decreto-legge era costituito dalla mancanza, in alcuni casi, dei presupposti di necessità ed urgenza. Non diversamente da quanto verificatosi in età prerepubblicana, il decreto-legge veniva, infatti, utilizzato in luogo dei d.d.l. governativi, senza alcun reale controllo da parte dell’organo parlamentare sull’effettiva sussistenza di questi requisiti: in questo modo, il decreto-legge finiva per essere un vero e proprio strumento ordinario di legislazione e il Governo veniva ad assumere stabilmente poteri legislativi, in violazione del testo costituzionale, che qualifica il Parlamento come unico titolare della funzione legislativa (art. 70 Cost.; Procedimento legislativo).Un fondamentale ruolo nella riconduzione del decreto-legge nell’alveo costituzionale è stato svolto dalla Corte costituzionale, che, seppur tardivamente, ha posto un deciso argine a queste prassi illegittime: nel 1996 è stata dichiarata l’incostituzionalità di un decreto-legge che reiterava le disposizioni di un decreto-legge non convertito; nel 2007 è stata dichiarata, sulla scia di quanto affermato dalla stessa Corte già un decennio prima, l’incostituzionalità di un decreto-legge privo di «evidenti» presupposti di necessità e urgenza, con l’ulteriore precisazione che l’eventuale conversione in legge non avrebbe sanato il vizio ab origine ed anzi si sarebbe riverberato sulla legge di conversione, configurandosi come vizio in procedendo.

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