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“L’oscurità di quello sgabuzzino, adesso, si scontra nella memoria con i colori che Marsiglia ha appena portato sul tavolo della sua nuova cucina: c’è il giallo oro del burro di karitè filtrato a mano nel Mali, c’è il verde acuminato della menta cervina e quello più polveroso dell’argilla. C’è il rosso lucido dei pomodorini a ciliegia e quello striato del rabarbaro. Silke guarda tutti quei colori e spera che possano liberarla dal buio che ancora si porta dentro” 
(tratto da “I colori dopo il bianco” – Nicola Lecca)
~
Promesso, la prossima volta preparo qualcosa. 
Oggi però inverto le regole, leggo e fotografo soltanto.
Silke è abituata all’ordine, al silenzio, alla paura di compiere qualsiasi passo per paura di sbagliare, ma soprattutto alla solitudine. E’ abituata al troppo bianco appunto, che la divora da dentro. Silke non è altro che uno specchio dentro cui guardarsi.
E’ dei colori che abbiamo bisogno, io e lei, di respirarli ovunque, per (r)esistere. 
Il rosso dei ravanelli lo tengo tra le mani, una fettina sulla lingua e quel sapore un po’ pungente ti risveglia l’appetito e la mente, anima i pensieri che viaggiano lungo un orizzonte di linee blu stampate su una maglietta; a intervalli regolari, quel bianco, lo distraggono.  
Ed ecco che il blu di alcuni fiori dipinti sulla ceramica di un piatto bianco, sfuma piacevolmente verso un color carta da zucchero. Se guardi bene dentro la ciotola ci sono cerchi concentrici, come quando getti un sasso nell’acqua, è l’energia positiva che si irradia tutto intorno.
Ma ancora il rosso, lo assaporo nel sapore succoso di due fragole, imperfette e belle allo stesso tempo, lo spalmo come una pennellata di acquarello, su papaveri in fiore.  
Un viola femminile parte dai vasi per arrivare a colorare le punte delle piante di lavanda, un viola più caldo lo ritrovo in un mazzo di cipolle, che prova a trasformare il bianco, in rosa.

C’è un fiore che è cresciuto tra l’asfalto e il cemento, è nato su un pezzetto di intonaco giallo come il sole. 
 
Il bianco non lo sa, ma lui i colori li contiene tutti, ha soltanto bisogno di farli uscire.
 

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