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Il decreto legge del 19 maggio 2017 licenziato dal consiglio dei ministri, su iniziativa di Gentiloni e Lorenzin, (ma non pubblicato in Gazzetta Ufficiale e non trasmesso al Parlamento, e dunque non valido), viola in punta di diritto e in un solo colpo norme nazionali, trattati europei e convenzioni internazionali:

 

Articoli 2 , 3 , 10 , 32 e 34 della Costituzione della Repubblica Italiana;

Articoli II-63 , II-81 e II-84 della Costituzione dell’Unione Europea;

Articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo;

Articoli 3, 10, 14, 20 e 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea;

Articoli 4 e 5 della Convenzione Internazionale contro la discriminazione nel campo dell’educazione adottata dalla 11° Conferenza Generale dell’UNESCO a Parigi del 14/12/1960;

Articolo 9 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4/11/1950;

Articolo 2 Primo protocollo aggiuntivo del 20/03/1982 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4/11/1950;

Articoli 2, 4 e 5 della Convenzione di Oviedo del 1997;

Articolo 4 della Carta Europea dei Diritti del Malato di Bruxelles;
Decreto del presiudente della repubblica 355 del 1999;
Legge 833/1978, legge 176/1991, Legge 3/2001, Legge 145/2001, oltre ad alcuni pronunciamenti della Corte Costituzionale nonché della Cassazione;

Convenzione sui diritti dell’infanzia.

        

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