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di Gianni Lannes

A livello mondiale alcune vaccinazioni sono obbligatorie soltanto in 14 Paesi europei, negli Usa e in Canada. In totale sono 15 i Paesi europei che non hanno vaccinazioni obbligatorie, mentre i restanti 14 Paesi hanno almeno una vaccinazione obbligatoria inclusa nel loro programma vaccinale. Gli Stati Uniti e il Canada, in parte come la Germania, hanno scelto una via intermedia: assenza di sanzioni per la mancata vaccinazione. Il comunicato stampa di Palazzo Chigi del 19 maggio scorso contiene un falso clamoroso: 

 “In questa prospettiva, che tiene conto anche degli obblighi assunti e delle strategie concordate a livello europeo e internazionale, il decreto in primo luogo estende il novero delle vaccinazioni obbligatorie in coerenza con il Piano nazionale di prevenzione vaccinale”.

In Italia l’obbligo di vaccinare contro il vaiolo tutti i nuovi nati è stato sospeso nel 1977 e abolito nel 1981. Nel frattempo erano diventate obbligatorie le vaccinazioni contro la difterite (1939), la poliomielite (1966), il tetano (1968) e l’epatite B (1991), grazie ad una tangente di 600 milioni di lire elargita dalla Glaxo all’allora ministro della sanità Francesco De Lorenzo per far promulgare la legge 165/91. Ora, con il decreto legge approvato il 19 maggio 2017 dal Consiglio dei Ministri, sono salite a 12 le vaccinazioni obbligatorie. Così l’Italia è l’unica al mondo a vantare un primato che incrementa a dismisura gli affari delle multinazionali farmaceutiche a discapito dei minori e senza alcuna precauzione medica in fase preventiva. Nemesi e iatrogenesi in un colpo solo.
In totale sono 15 i Paesi europei che non hanno vaccinazioni obbligatorie, mentre i restanti 14 Paesi hanno almeno una vaccinazione obbligatoria inclusa nel loro programma vaccinale. Analizzando i dati dello studio Eurosurveillance del 2012, si può notare come la vaccinazione contro la polio è obbligatoria per tutti i bambini in 12 nazioni europee. Quella contro la difterite e il tetano è obbligatoria in 11 Paesi mentre la vaccinazione contro l’epatite B in 10 Paesi. Per otto dei 15 vaccini considerati dallo studio, alcune nazioni hanno adottato una strategia mista tra raccomandate e obbligatorie. Di solito questo si traduce nel fatto che la vaccinazione viene raccomandata per tutta la popolazione, ma è di fatto obbligatoria solo per alcuni gruppi di rischio. Gli Stati Uniti e il Canada, in parte come la Germania, hanno scelto una via intermedia: assenza di sanzioni per la mancata vaccinazione, ma necessità di certificato per l’ammissione a scuola.
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