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Gargano – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


di Gianni Lannes
Invece di proteggere questi antichi giganti arborei, le istituzioni locali, regionali, nazionali e comunitarie fanno a gara per fare tabula rasa, con un pretesto qualunque. La normative ambientali sono carta straccia, il solito fumo negli occhi dei politicanti alla svendola-puglia. Sono innumerevoli i patriarchi verdi che presentano caratteri di monumentalità, dal Salento al Gargano, e che tuttavia all’entrata in vigore ben dieci anni fa della legge regionale 14/2007 non sono ancora stati inspiegabilmente censiti come monumenti naturali. Un esempio? Il caso Sarparea a Nardo, strano focolaio di Xylella, dove sorgerà un resort su un bosco di antichi ulivi mai mappati e protetti dalla Regione.

 Salento – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

 

In Puglia l’olio è una risorsa preziosa, ma al contempo l’ulivo rappresenta il paesaggio, la storia, l’agricoltura produttiva, il turismo enogastronomico. In loco il 15 della superficie olivicola è coltivata con metodi di produzione biologica. L’ulivo copre un territorio pari a circa 55 mila ettari, che rappresentano il 32 per cento del totale della superficie, per un totale regionale di 171 mila ettari. Vale a dire il 20 per cento della produzione nazionale, che qualcuno dall‘alto vuole annientare per sempre. Che fare per proteggere la sacra terra e cacciare i politicanti italidioti alla canna del gas? Insorgere in massa a difesa della vita.
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