IL GOVERNO ITALIANO VUOLE STUPRARE MANFREDONIA E LA PUGLIA

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di Gianni Lannes
La morte “legalizzata” di un’antica terra e del suo mare: lo pretendono Diamante Menale a capo dell’Energas e i padroni multinazionali della Kuwait Petroleum, uno Stato fantoccio a cui l’Italia ha venduto nel 2016 ben 28 aerei da guerra, sponsorizzati dal ministro Roberta Pinotti.

  Esattamente 50 anni dopo lo stupro del petrolchimico Eni, ecco un’altra violenza istituzionale che rischia di abbattersi su un territorio e su una popolazione che stanno ancora scontando la follia del passato, anche per la mancata bonifica come attesta inequivocabilmente il ministero dell’Ambiente.

Al di là delle chiacchiere fritte e delle gravissime omissioni nonché della manifesta incapacità di difendere Manfredonia, manifestata dal sindaco pro tempore Riccardi Angelo del partito democratico (sotto processo a Pescara per gravi reati ambientali: prossima udienza il 3 maggio 2017; mentre l’ingegner Antonello Antonicelli è sotto processo a Taranto nel procedimento giudizio relativo all’Ilva unitamente all’ex presidente Nichi Vendola), la realtà non mente spudoratamente.
Ecco il verbale della conferenza dei servizi decisoria del 13 aprile scorso, che nessuna autorità o ente locale, in violazione della normativa sulla trasparenza amministrativa ha reso di dominio pubblico. Come si evince dalla Pec, è stato trasmesso al comune di Manfredonia il 18 aprile alle ore 12:02.

Il responsabile ministeriale del procedimento, Paola Barzaghi ha scritto chiaro e tondo: 

«… alla luce del prevalente orientamento dei pareri espressi, si concludono i lavori della odierna Conferenza dei servizi e si ritiene necessario procedere alle ulteriori istruttorie volte al rilascio del procedimento definitivo, con le opportune condizioni e prescrizioni, per l’autorizzazione alla Società Energas, per la realizzazione a Manfredonia di un deposito costiero di Gpl». 

Insomma tutto ciò che il “primo cittadino” ancora per poco, Riccardi, non ha detto pubblicamente. Anche il commissario uscente dell’autorità portuale, tale Gaetano Falcone, ha espresso parere favorevole, alla stregua della regione Puglia, nonostante i menzogneri proclami di Michele Emiliano che ha sfruttato e spremuto Manfredonia e l’intera Daunia per il suo tornaconto elettorale.

La partita comunque non è persa, visto che lo Stato italiano e tutti i suoi organi nazionali e locali, viola le sue stesse regole e dovrà ora renderne conto nelle sedi opportune, nazionali e internazionali. Una cosa è certa: i cosiddetti “difensori locali” hanno fatto il doppiogioco, hanno tradito, e vanno sostituiti al più presto dal popolo sovrano.

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