Erdogan vince il referendum in Turchia, sì al 51 per cento

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La maggioranza degli elettori turchi si è pronunciata a favore della riforma costituzionale che trasformerà il paese da repubblica parlamentare a repubblica presidenziale

Il presidente Erdogan ha chiesto alle potenze straniere di rispettare il risultato delle urne. Credits: Reuters

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha vinto il referendum del 16 aprile in Turchia. Il sì alla riforma che trasforma la Turchia da repubblica parlamentare a repubblica presidenziale ha ottenuto il 51,41 per cento delle preferenze quando lo spoglio ha raggiunto quasi il 100 per cento dei seggi.

Le attese del governo di Ankara erano superiori al risultato ottenuto che permetterà comunque a Erdogan di andare avanti nel suo progetto di aumento dei poteri del presidente. In termini assoluti, uno scarto di 1,3 milioni di voti ha permesso al sì di avere la meglio.

Le tre principali città del paese – Istanbul, Ankara e Smirne – hanno votato contro il cambiamento costituzionale. Contrari anche gli elettori curdi e molti abitanti delle città costiere dove il supporto al partito di governo è in declino.

L’affluenza alle urne è stata molto significativa: l’85 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne mentre all’estero si è raggiunto il risultato record del 45 per cento di votanti.

Nel suo discorso per commentare la vittoria, il presidente turco ha ribadito la necessità che i paesi stranieri rispettino il risultato del referendum e ha detto: “Abbiamo molto da fare, ma è tempo di cambiare le gomme e andare più veloce. Stiamo portando avanti la più importante riforma nella storia della nostra nazione”.

Il voto è stato accompagnato da dure proteste di brogli da parte dell’opposizione in Turchia. Il comitato elettorale turco ha preso la decisione molto discussa di considerare validi i voti espressi sulle schede non validate.

La principale forza di opposizione in Turchia, il partito repubblicano del popolo (Chp), ha annunciato che farà ricorso contro il 37 per cento dei voti. Dello stesso avviso anche il partito curdo che ha dimostrato dubbi su circa un terzo delle schede.

Fonte: The Post Internazionale
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