IL VENERDI’ SANTO NEL SUD

Stampa / Print

Vico del Gargano – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

©

di Gianni Lannes
Tra feste popolari sacre e profane nelle “Indie di quaggiù”: così all’università quando il docente di antropologia accolse con entusiasmo, una mia ricerca sulla dimensione del sacro nel Meridione d’Italia. 

Nei riti della settimana santa, la dimensione rituale, liturgica e festiva nella Puglia – di tradizione contadina, pastorale e marinara – custodisce la memoria di un tempo ormai dissolto. Sono tradizioni che travalicano lo spazio del quotidiano per realizzarsi nelle festa, che non è tempo libero, bensì tradizione dei grandi appuntamenti della vita, dalla nascita alla morte. Il fulcro sono le processioni con il potere di santificare i luoghi toccati dal loro passaggio. Ancora oggi come una volta, grandi protagonisti sono i flagellanti, i battuti, i disciplinati, viandanti delle innumerevoli Vie Crucis dirette al Calvario e costellate di cammini dolorosi, cadute teatrali, soste strazianti. Spettacoli sacri itineranti, capaci di un coinvolgimento popolare alla passione e morte di Cristo.

Tra tutte le cerimonie della Settimana Santa, quello di Vico del Gargano si distingue per il carattere festoso e quasi ludico della sua schietta spettacolarità. Nel giorno del Venerdì Santo varie processioni, una per ogni confraternita, e ognuna con la propria statua dell’Addolorata, visitano le chiese del borgo  intonando il Miserere. Le statue vengono portate a spalla dai confratelli vestiti di bianco, tranne i Carmelitani Scalzi. In ogni chiesa e davanti ad ogni sepolcro i fedeli si raccolgono in preghiera e ripetono il tradizionale skopp’, provocano cioè un forte rumore, battendo con le mani sui banche o le sedie a terra, gesto che rappresenta il terremoto, la confusione e il turbamento per la morte di Cristo. Ad ogni sosta si concedono un bicchiere di vino. Quando a sera avviene l’incontro ed il riconoscimento tra la Madre e il Figlio presso il Calvario, il prete fa appena in tempo a recitare l’omelia che i confratelli, spossati dalla fatica e dall’ebbrezza, intonando il tradizionale “Viva la croce” si precipitano cantando verso la chiesa madre annunciando l’inizio della Pasqua.

Fonte(source) —LEGGI TUTTO(read more)—

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *