TRIVELLE IN RIVA AL MARE

Stampa / Print


di Gianni Lanne

Svenduta l’Italia al peggior offerente. Della serie petrolio amaro.  Con un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 aprile scorso, il ministro del cosiddetto sviluppo economico, Carlo Calenda, autorizza le trivellazioni di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa.

Secondo l’articolo 15 del decreto ministeriale, sono consentite «nelle predette aree, le attività da svolgere nell’ambito dei titoli abilitativi già rilasciati, anche apportando modifiche al programma lavori originariamente approvato, funzionali a garantire l’esercizio degli stessi, nonché consentire il recupero delle riserve accertate, per la durata di vita utile del giacimento e fino al completamento della coltivazione, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale» e «possono essere inoltre autorizzate: a) le attività funzionali alla coltivazione, fino ad esaurimento del giacimento, e all’esecuzione dei programmi di lavoro approvati in sede di conferimento o di proroga del titolo minerario, compresa la costruzione di infrastrutture e di opere di sviluppo e coltivazione necessarie all’esercizio; b) gli interventi sugli impianti esistenti, destinati al miglioramento degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientali».

Basta esaminare il bollettino idrocarburi per rendersi conto dei misfatti in atto, a danno dell’ambiente italiano.
Insomma niente di buono dal nuovo inquilino eterodiretto dall’estero di Palazzo Chigi. Paolo Gentiloni è assurto agli onori della cronaca nera con il regalo il 21 marzo 2015 di ben 339,9 chilometri quadrati di mare italiano alla Francia, senza alcuna ratifica parlamentare.
 riferimenti:

Fonte(source) —LEGGI TUTTO(read more)—

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *