MARE NERO: IL PLAGIO DI GABRIELLA GENISI

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di Letizia Ricci
Ho letto l’ultimo romanzo Mare nero di Gabriella Genisi, pubblicato da Sonzogno di Marsilio editori. Il primo effetto? La nausea. Singolare coincidenza: ho ritrovato casualmente una serie di scopiazzature a tutto tondo, insomma interi e lunghi periodi alle pagine 123, 124, 125, 126, 136, 137, 138 e 149, ma può darsi che qualche altra pagina elaborata col metodo copia e incola” dalla Genisi, mi sia sfuggita, poiché ero troppo arrabbiata per la palese truffa perpetrata contro l’ignaro lettore. 

Poiché ho una buona memoria, mi sono tornate alla mente le inchieste giornalistiche di Gianni Lannes sulle “navi dei veleni” e sulle “bombe proibite”, a partire  dal 1997 fino ai giorni nostri. Si tratta di approfondimenti unici del vero giornalismo indipendente, che già un ventennio fa avevano illuminato il tragico fenomeno, vicende che ho seguito con attenzione, avendo peraltro la sana abitudine di conservare i giornali interessanti. Un’invenzione letterararia che sia, quando ruba è furto sia pure intellettuale. E c’è pure l’aggravante: Gianni Lannes, è un subacqueo che queste relitti pericolosi li ha trovati per davvero in fondo al mare, non compilando scartoffie a tavolino o passando veline delle procure come i Travaglio di turno. E per questo ha pagato un duro prezzo: attentati e minacce di morte alla sua famiglia, nonché due anni sotto protezione della Polizia di Stato. Basta leggere gli atti parlamentari – senza risposta da parte di 4 governi – per verificarlo personalmente. E questa Genisi che fa, se ne approfitta? Almeno Angelo Cavallo, nel suo romanzo Tremiti mare, in cui fa riferimento al lavoro di ricerca di Lannes, ha riconosciuto al vero autore la paternità delle tremende scoperte.

L’errore più clamoroso della scopiazzatrice Genisi e aver ripreso pezzi altrui su storie particolari portate all’attenzione dell’opinione pubblica, esclusivamente da Gianni Lannes, come nel caso della Eden Five (Et Suyo Maru), dell’Orca Marina, della Manattia Japas Greco, eccetera.

 
In buona sostanza la romanziera barese, ha composto un mosaico, attingendo alla farina del sacco altrui. I brani risultano copiati, senza citare l’autore o la fonte dai seguenti giornali: “Mina ecologica” (Protagonisti, 8 novembre 1997), “Da Beirut a Lesina” (La Nuova Ecologia, maggio 1998), “Il mistero dell’orca marina” (La Gazzetta del Mezzogiorno”, 12 luglio 1998), “La mappa della paura” (Avvenimenti, 6 giugno 1999),  “Il relitto misterioso” (Avvenimenti, 13 giugno 1999), “Nel mare pugliese c’è un cimitero di navi inquinanti…” (Left, 23 febbraio 2007), “C’è una bomba in mezzo al mar. Anzi nell’Adriatico ce ne sono migliaia…” (Left, 16 marzo 2007), “Navi dei veleni: ecomafie di Stati e multinazionali del crimine” (Terra Nostra, 29 ottobre 2009), “Navi perdute: noi sappiamo e abbiamo le prove” (Terra Nostra, 23 dicembre 2009). E così via fino alle pagine riprese anche dal diario internautico SU LA TESTA! 
Possibile che nella casa editrice storica dei De Michelis di Venezia, non ci sia stato in questo specifico caso, qualche addetto ai lavori per verificare preventivamente il conclamato plagio? Gli altri romanzi” della Genisi sono tutti del medesimo impasto avariato? Di suo cosa ci mette, solo il titolo e il cognome con l’aggiunta del nome?
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