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foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

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di Gianni Lannes

Peggio di così. L’8 marzo e le donne? Da giorno di lotta a stucchevole autocelebrazione mangereccia e godereccia, mentre c’è gente come Nichi Vendola che all’estero ha usato la procreazione di una donna per comprarsi un neonato.  
Gli ultimi dati Istat non mentono a differenza dei politicanti parassiti che hanno rovinato il belpaese. L’Italia che ad ondate alterne veleggia verso i 61 milioni di residenti, invecchia ed emigra per sopravvivere alla banalità del consumo a tutti i costi. Il primato minimo delle nascite del 2015 (486 mila) è stato superato da quello del 2016, pari a 474 mila unità. Un nato su 5 ha una madre straniera. I bimbi nati da italiane sono 382 mila (-2,44%). In 6 anni sono triplicate le fughe all’estero soprattutto di intelligenze. Sul crollo demografico oltre ai mutati stili di vita, agiscono fattori profondi di crisi non solo economica ma soprattutto etica, e di impoverimento umano collettivo.
Nel 2016 l’Istat stima che circa 293 mila persone siano approdate nel belpaese, mentre 157 mila se ne sono andate all’estero. Quanto alle acquisizioni di cittadinanza italiana: 29 mila nel 2005, 66 mila nel 2010, 178 mila nel 2015, e l’Istat stima per il 2016, ben 205 mila acquisizioni. Una cosa è certa: il piano Kalergy funziona.
Unione a più velocità? L’Europa delle multinazionali e delle banche crollerà. A 3 settimane dalle celebrazioni del 60° anniversario degli infausti Trattati di Roma del 25 marzo 1957, da Versailles è partito pure l’appello dei tromboni: Merkel, Hollande, Rajoy e Gentiloni.  
Quella italidiota si conferma una società stanca e inaridita, una nazione di quarta età, ma senza sovranità (grazie al trattato di Lisbona, sottoscritto da Prodi e D’Alema).
Prudenza e saggezza dovrebbero consigliare la costruzione di una società in cui siano i giovani le nuove effettive risorse ed energie, gli esploratori della possibilità, i propulsori di  nuovi e utili progetti.
Una generalizzata perdita di sicurezza ed autonomia costringe i giovani a restare attaccati al cordone ombelicale e a non spiccare il volo. Oltre i due terzi dei giovani adulti, tra i 18 e i 34 anni In Italia vive in casa con i genitori, una percentuale che nel 2015 (67,3%) cresce rispetto al 2014. Insomma, giovani a perdita di futuro, immersi nella precarietà. Eppure il futuro costituisce l’esercizio di tutela della propria vita, ma al contempo una perpetuazione per le società che sanno programmarlo e vedono oltre l’angusto orizzonte quotidiano.
La scarsità di futuro si è aggrovigliata sulla caduta dell’etica, sull’elefantiasi dell’immoralità politica, sulla perpetuazione di tare come l’indifferenza e l’anestesia affettiva, lasciando i ragazzi lontani e indifferenti, feriti e disgustati dalla necessità di adattarsi all’incubo del peggiore dei mondi.
Ai giovani non siamo riusciti a offrire se non lo spettacolo di una società in declino, crepuscolare, inadeguata, che gradualmente si para dalla pioggia di spettri come la povertà spirituale e l’indigenza materiale. Ma società che non sappiano investire in chi si è appena affacciato alla vita e non sappiano far tesoro della multiculturalità etnica senza demonizzarla, sono destinate a perire. Che fare? Per innestare una ripresa di risorse dobbiamo saper offrire loro qualcosa che sia tangibile, e nulla per i giovani è più tangibile della dignità di un lavoro nel quale possano crescere, o della vitalità di una formazione all’altezza dei tempi. Altrimenti non ci sarà futuro.

riferimenti:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=ragazzi 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/05/donne-difficili.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/11/italia-giovani-perdere.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=procreazione 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=razzismo 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=futuro 

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