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di Gianni Lannes
Michele Emiliano è un magistrato fuori ruolo al quale la Procura Generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare contesta la partecipazione “sistematica e continuativa al partito democratico”. Il pg della Cassazione ha avviato l’azione disciplinare su Emiliano il 20 ottobre 2014, il 28 luglio 2016 ha chiesto la fissazione dell’udienza, slittata adesso al 3 aprile prossimo dopo un rinvio. Nel frattempo l’indisturbato Emiliano ha concluso il percorso amministrativo da sindaco di Bari, poi da assessore al comune di San Severo, ed infine è stato eletto presidente della Regione Puglia. Emiliano è in corsa per la poltrona di segretario nazionale del partito democratico, unitamente al ministro della cosiddetta “giustizia” Orlando e al trombato Renzi.

Piercamillo Davigo presidente dell’Associazione nazionale magistrati non ha dubbi: “Emiliano ha un procedimento disciplinare in corso e io non posso dire se si deve dimettere. Tuttavia secondo me i magistrati non dovrebbero fare politica per dovere etico, e anche perché non sono capaci di farlo”.

Visto che certe toghe non ci sentono, allora ci vuole una legge semplice con qualche articolo. I magistrati non iscritti ovviamente a legge segrete, se vogliono entrare in politica devono dimettersi dalla magistratura, come ha fatto coerentemente Gianrico Carofiglio, che ora fa lo scrittore a tempo pieno. Emiliano ha fatto di più ma come poteva non sapere con chi ha a che fare? Ha addirittura sostenuto l’ultima campagna elettorale del sindaco di Manfredonia, tale Riccardi Angelo del piddì, già rinviato a giudizio per gravi reati penali e sotto processo attualmente a Pescara.

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