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foto Gilan


di Gianni Lannes
Ecco una speciale discarica bellica alleata, la più grande nel Mediterraneo, dimenticata dagli umani e dalla storia, che però riverbera i suoi letali effetti sugli umani e sull’ambiente, a distanza temporale. Il premier Churchill, poiché fino al 1946 gli inglesi avevano il controllo dei porti italiani, impose il segreto di Stato con scadenza al 2018.

Da fonti militari anglo-americane, dai rapporti della Questura di Bari depositati presso l’Archivio di Stato nel capoluogo regionale, nonché da documenti storici del Commissariato di Polizia di Manfredonia versati all’Archivio di Stato di Foggia, come mi avevano indicato nel 2001 l’autorevole e mitico senatore Michele Magno e l’allora novantenne Raffaele Occhionero (interprete presso il comando alleato durante la seconda guerra mondiale), nonché da rilievi in mare e indicazioni anonime, emerge che nel 1945 gli alleati hanno affondato in questo storico Golfo ai piedi del Gargano, un gigantesco arsenale di micidiali ordigni caricati con aggressivi chimici come iprite e fosforo, proibiti dalla Convenzione di Ginevra del 1925. Proprio qui Energas e Kuwait Petroleum in barba alla volontà popolare, intendono realizzare il più grande deposito costiero d’Europa, di gas a petrolio liquefatto, a rischio di incidente rilevante secondo le direttive Seveso. Le navi gasiere dovrebbero attraccare al traballante porto “alti fondali” e sull’insidioso fondale dovrebbe essere posizionato per 10 chilometri un gasdotto fino alla spiaggia di Siponto. 

 

 2 gennaio 2017 – foto Gilan

Ho trovato e segnalato alla Polizia di Stato, anche una nave USA colata a picco nel 1943 e mai recuperata. Non si sa mai, la criminalità organizzata potrebbe rifornirsi gratuitamente di esplosivi militari da utilizzare per estorsioni ed attentati. In Puglia il tritolo non viene usato soltanto per la pesca di frodo, come attestano i rapporti semestrali della DIA. Comunque da più di 50 anni il vecchio porto non viene dragato.

2 gennaio 2017 – foto Gilan
Purtroppo in mezzo secolo la pesca a strascico inavvertitamente ha spostato un numero considerevole di ordigni dal luogo di inabissamento originario, fino in prossimità delle aree portuali locali. A circa 1,5 miglia dal porto industriale, poi, c’è un’autentica polveriera; perfino a ridosso del vecchio porto, sui fondali a pochi metri di profondità abbondano proiettili anticarro e bombe di varie dimensioni e potenza. L’interrogazione parlamentare 4/09713 del 25 novembre 2010, non ha mai avuto una risposta dal governo italiano. Perchè? Ma il sindaco pro tempore Angelo Riccardi dov’è? A postare su facebook questa roba:

Carnevale passa ma i problemi aumentano se la politica non li risolve lasciandoli incancrenire.

Visto e considerato che le autorità preposte (Capitaneria locale) non si prodigano adeguatamente, in primavera mi attiverò come sempre gratuitamente per mappare l’area, e contestualmente segnalare a Maricogecap, Direzione Marittima di Bari, Nucleo Sdai della Marina Militare e alla Compagnia locale dell’Arma dei Carabinieri, la gravissima situazione, che mette a repentaglio l’incolumità pubblica, dopo decenni e decenni di menefreghismo istituzionale. Mi auguro che in loco ci siano sommozzatori subacquei che possano darmi una mano anche per fotografare sott’acqua i piloni portanti del porto “alti fondali” a rischio crollo. Grazie.

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