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Qualcuno si è stupito del volo che ha preso nelle prime due sedute del titolo della nuova banca nata dalla fusione per incorporazione della Banca Popolare di Milano nel Banco Popolare, a sua volta nato dall’acquisizione della Banca Popolare di Novara e di altri istituti minori nella Banca Popolare di Verona, unica banca di quel buco nero del credito che è il Veneto ad essere sopravvissuta a quel meltdown che ha risucchiato diciannove banche locali e le due medio grandi Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca tra poco fuse dal loro proprietario unico Fondo Atlante nella Banca delle Venezie.
Mi scuso in anticipo con i lettori del Diario della crisi finanziaria di questa girandola di nomi, ma la prima fusione di banche italiane che nasce sotto gli auspici della Trimurti della Vigilanza europea presso la BCE è di quelle da far tremare i polsi e non solo, e non tanto, per le dimensioni dei due istituti convolati a nozze o per la loro forza relativa nella parte più dinamica dell’economia italiana (Nord Est e Nord Ovest), quanto perché pone fine, se non nell’immediato certo nei tempi medio lunghi, ad un modello di governance imperante nella Banca Popolare di Milano di fatto governata dalle sigle sindacali interne favorite come in nessuna delle grandi banche popolari da un modello quale il voto capitario che tanti guasti ha prodotto in quella banca e tanti mal di testa in Banca d’Italia e che è stato definitivamente superato dall’approvazione assembleare della fusione e della trasformazione in società per azioni.
Certo il nome della nuova aggregazione e la licenza bancaria concessa per un ulteriore anno concessa alla banca milanese, nonché la cooptazione dell’ex amministratore delegato di BPM come CEO del nuovo gruppo, farebbero pensare ad una vittoria dei milanesi sui veronesi, ma quello che conta è che la banca è saldamente nelle loro mani e questo si vedrà ancora più chiaramente nei prossimi mesi e nei prossimi anni e seguirà pedissequamente quanto è accaduto nei decenni scorsi con l’acquisizione da parte di Banca Intesa della Banca Commerciale prima e dal San Paolo di Torino, divenute tutte province della potenziatissima e capitalizzatissima Cassa di Risparmio delle Province Lombarde che, dopo una vera e propria razzia nel mondo delle casse di risparmio italiane, e non solo, prese il nome di Intesa.
Il mercato sembra sposare questa tesi e in due sole sedute il titolo di Banco BPM ha preso il volo guadagnando il 9 per cento nel primo giorno di quotazione e il 7,20 per cento ieri, valorizzandosi di qualcosa di più di un sesto in due sole giornata, complice anche il massacro preventivo avvenuto nei mesi scorsi sull’onda della speculazione e molti analisti già pregustano il ritorno nell’area dei 4 euro, in particolare se andrà a buon fine lo smaltimento di ulteriori otto miliardi di sofferenze che Fratta Pasini e Castagna hanno promesso alla Trimurti della Vigilanza della BCE che intanto festeggia il passaggio delle vigilate da 15 a 13 banche!  

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