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Secondo il generale iracheno alla guida delle operazioni, la liberazione di Mosul est verrà conclusa entro pochi giorni. La parte ovest resta ancora in mano all’Isis

Il campo profughi Khazer ospita i profughi iracheni fuggiti da Mosul. Credit: Thaier Al-Sudani

Le forze irachene hanno ottenuto il controllo di circa il 70 per cento della parte orientale di Mosul e prevedono di raggiungere il fiume Tigri, che attraversa la città dividendola in due, nei prossimi giorni.

I progressi nella lotta al sedicente Stato islamico all’interno della sua principale roccaforte irachena sono stati resi noti dal tenente generale Talib Shaghati, il quale ha precisato che la cooperazione degli abitanti sta contribuendo all’avanzata.

La campagna per espellere i miliziani estremisti da Mosul è cominciata il 17 ottobre 2016, ma si era arenata in una situazione di stallo fino alla settimana scorsa quando ha ricevuto nuovo impeto con la rapita conquista di diversi quartieri orientali malgrado la strenua resistenza dei jihadisti.

“Circa il 65-70 per cento della parte orientale è stata liberata”, ha dichiarato Shaghati mercoledì 4 gennaio 2017 da Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. “Ritengo che nei prossimi giorni l’intera Mosul est sarà completamente liberata”.

(Qui sotto una veduta aerea della città di Mosul, in Iraq, dove da 12 settimane si combatte strada per strada per espellere i miliziani dell’Isis. Credit: Google maps. L’articolo prosegue sotto l’immagine)


La parte occidentale resta invece in mano all’Isis, che oppone alle forze irachene cecchini, autobombe e attentatori suicidi.

L’ambiente urbano rappresenta un terreno difficile per le truppe e consente ai miliziani di muoversi in maniera imprevedibile.

Alla massiccia campagna partecipano oltre 30mila uomini: le forze governative irachene, i peshmerga curdi, i volontari cristiani, le milizie paramilitari sciite e i combattenti delle tribù sunnite.

Prendono parte anche le forze della coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Stati Uniti, fornendo assistenza e supporto.

Finora, circa 115mila civili sono stati costretti ad abbandonare le proprie case.

Fonte: The Post Internazionale
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