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di Gianni Lannes
Non è un caso se i governi italiani non rispondono agli atti parlamentari su temi fondamentali che toccano l’infanzia: soltanto nella XVII legislatura (in corso), si sono accumulate una quarantina fra interrogazioni , interpellanze e mozioni che non hanno ricevuto risposta.  
Per negare questo fenomeno che ogni tanto buca la rete di internet con notizie documentate, il presidente della Camera dei deputati, tale Laura Boldrini, ha adottato uno stuolo di disinformatori professionisti, come riferisce il quotidiano di regime la repubblica: 
«Sono in contatto con esperti, i cosiddetti debunker: – ha spiegato la presidente durante un incontro con la stampa – il debunking è l’attività che smaschera le bufale” attraverso una verifica attenta e puntuale sulle fonti e sulla trasmissione della notizia. ”Sono Paolo Attivissimo (Il Disinformatico), Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo), David Puente (Davidpuente.it) e Walter Quattrociocchi del CSSLab dell’IMT di Lucca – prosegue Boldrini – e consegneremo l’appello ai grandi social network che devono essere seri».

Questi esperti di illuminata infamia nel lancio di fango e letame sono anche prezzolati con denaro pubblico per tutelare il sistema di potere che ingrassa sullo sfruttamento dell’infanzia?
Peraltro la legge 269 del 1998 (“norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”), all’articolo 17, comma 1, stabilisce che
«Il Presidente del Consiglio dei ministri presenta ogni anno al Parlamento una relazione sull’attivita’ svolta ai sensi del comma 3».
Dove sono le previste relazioni dei governi Renzi e infine Gentiloni? E’ il tabù del XXI secolo che scorre nella realtà invisibile. I pedofili di alto e basso rango, protetti a livello istituzionale e giudiziario, non risparmiano i neonati. Basta sfogliare qualche rapporto annuale dell’associazione Meter, dell’Osce o di Ecpat per appurare che questo lucroso fenomeno criminale è in continua crescita. La pedofilia virtuale si è trasformata in una potente setta di cacciatori di bambini da abusare. Lo sfruttamento sessuale dei bimbi e la pornografia minorile nell’ultimo lustro è più che raddoppiata. E non è un caso se la psichiatria nordamericana con il DSM 5, ovvero la bibbia degli scientisti, ha sdoganato la pedofilia: da malattia a “orientamento”.

La censura ha preso nuove forme, ma non è altro che il modo concreto per il discorso dell’ordine di travestire, escludere, eludere o negare quei contenuti che rischierebbero di mettere in pericolo la sua legittimità, le sue certezze, il suo potere.
 

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