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di Gianni Lannes

Il profitto è più importante della salute di 500 milioni di europei. Il glifosato è stato dichiarato «potenzialmente cancerogeno per l’uomo» nel marzo 2015 dall’Associazione di ricerca sul cancro (Airc), che lo classificato nei fattori di rischio del gruppo 2A (assieme alle carni rosse e al bitume), dimostrando tra l’altro una correlazione tra l’uso del pesticida e il sorgere di linfomi di tipo non-Hodgkin. L’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), invece, ha sostenuto il contrario, ossia che è improbabile che il glifosato rappresenti una minaccia di cancro per l’uomo. La ricerca dell’Efsa è stata bollata come scarsamente indipendente, e alcuni attivisti hanno dimostrato il coinvolgimento di alcune corporation del farmaco, che avrebbero, in maniera del tutto strumentale, pilotato lo studio e i dati.
Il pesticida è stato creato nel 1950 in svizzera, ed è entrato nel mercato nel 1974. E’ presente in oltre 750 prodotti per l’agricoltura, ma il più noto è il Roundup della Monsanto.

La Commissione europea ha rinnovato l’autorizzazione per il glifosato, l’erbicida più utilizzato nel mondo, la cui precedente autorizzazione scadeva il 30 giugno. Sul glifosato è in corso da oltre un anno una disputa scientifica sul livello di cancerogenicità tra l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).  

 
La Commissione Ue ha ri-approvato il glifosato per diciotto mesi, sino alla fine del 2017, in attesa di un parere sulla sicurezza da parte dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA), anche se  i singoli Stati potranno decidere divieti o restrizioni alla commercializzazione e all’uso dei prodotti che lo contengono.
La decisione della Commissione Ue contiene tre raccomandazioni agli Stati membri:
1) vietare i prodotti a base di glifosato che hanno come coformulante le tallow amine (ammina di sego). In Francia, il 20 giugno, l’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro (Anses) ha già ritirato l’autorizzazione per 132 prodotti contenenti questo coformulante;
2) ridurre al minimo l’uso della sostanza nei parchi e giardini pubblici, e nei campi da gioco;
3) ridurre al minimo l’uso del glifosato prima della raccolta in campo .
Inizialmente, la Commissione Ue aveva proposto una proroga standard di quindici anni, ma di fronte alla contrarietà di molti paesi si è giunti a un compromesso di 9 anni che però non è passato. Alla fine si è scesi a diciotto mesi, senza però riuscire a raggiungere la maggioranza qualificata (venti paesi si sono dichiarati a favore, Francia e Malta hanno votato contro, mentre si sono astenuti Germania, Italia, Portogallo, Austria, Lussemburgo, Bulgaria e Grecia).
Il 16 maggio, il Joint Meeting on Pesticides Residues (JMPR) – un gruppo di esperti interni all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e alla Fao – ha dichiarato che “è improbabile che l’esposizione al glifosato tramite la dieta ponga un rischio cancerogeno per l’uomo”.  
La plenaria di Strasburgo forza il principio di precauzione e vota la risoluzione di compromesso, ignorando il rischio cancerogeno del glifosato. Con 374 voti favorevoli, 225 contrari e 102 astenuti, la risoluzione proposta da Giovanni La Via (PPE, presidente della Commissione Ambiente) chiede di dare il via libera alla sostanza «solo per usi professionali» per altri 7 anni (invece che 15, come di norma).  
I membri italiani del PPE che hanno votato a favore sono: Lorenzo Cesa, Salvo Cicu, Alberto Cirio, Lara Comi, Elisabetta Gardini, Fulvio Martusciello, Barbara Matera, Salvatore Domenico Pogliese, Massimiliano Salini, Antonio Tajani. I membri italiani del gruppo S&D che hanno votato a favore sono: Brando Benifei, Goffredo Bettini, Simona Bonafé, Mercedes Bresso, Renata Briano, Nicola Caputo, Caterina Chinnici, Silvia Costa, Andrea Cozzolino, Nicola Danti, Isabella De Monte, Elena Gentile, Michela Giuffrida, Roberto Gualtieri, Luigi Morgano, Alessia Mosca, Massimo Paolucci, Gianni Pittella, David Sassoli, Renato Soru, Patrizia Toia, Daniele Viotti, Flavio Zanonato. L’unica astenuta italiana è Alessandra Mussolini (PPE). 
Hanno votato contro: Raffaele Fitto e Remo Sernagiotto (ECR), Isabella Adinolfi, Marco Affronte, Daniela Aiuto, Tiziana Beghin, Fabio Massimo Castaldo, Rosa D’Amato, Eleonora Evi, Laura Ferrara, Piernicola Pedicini, Dario Tamburrano, Marco Valli, Marco Zanni e Marco Zullo (EFDD), Mara Bizzotto, Mario Borghezio, Gianluca Buonanno, Lorenzo Fontana e Matteo Salvini (ENF), Fabio De Masi, Curzio Maltese e Barbara Spinelli (GUE/NGL), Sergio Cofferati (S&D).
La risoluzione, infatti, è una ennesima mannaia sul principio di cautela che dovrebbe ispirare la normativa europea. Nemmeno di fronte all’allarme dell’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (IARC) dell’Oms, che ritiene il glifosato un probabile cancerogeno, è arrivato il divieto. L’EFSA ha ribattuto con uno studio di segno opposto, sul quale gravano pesanti ombre di conflitti di interessi, ma che comunque è stato preso per buono.
 Tanti dei nostri europarlamentari non hanno mai consultato le realtà del territorio, mentre conosciamo bene le pressioni delle multinazionali nel momento del voto.
La portata politica della questione glifosato è infatti molto vasta. La Monsanto ci guadagna 5 miliardi l’anno vendendolo in tutto il mondo. Inoltre, il suo erbicida di punta (Roundup) è abbinato a molte delle colture OGM che ormai coprono oltre 180 milioni di ettari di terra sul pianeta (15 volte la superficie agraria italiana).  
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