Stampa / Print



di Gianni Lannes
Niente di buono per l’ignara collettività. La multinazionale degli idrocarburi ormai in mani straniere, invece di bonificare le aree industriali gravemente inquinate e mai bonificate, provocando malattie nella popolazione e la morte di tante persone grazie all’omertà dello Stato italiano (ministero dell’Ambiente e di sindaci compiacenti) pianifica un altro sporco affare. Mettere un tappo su suoli e falde inquinate dal cane a sei zampe e continuare a fare finta di niente. Soltanto a Manfredonia il danno economico, senza considerare quello sanitario e la perdita di numerose vite umane, provocato dall’Enichem alla comunità locale si aggira sui 3 miliardi di euro.

In Italia Eni intende trarre beneficio dalla collaborazione con Syndial, che opera nel settore delle cosiddette “bonifiche” ed è proprietaria di oltre 4 mila ettari di superficie nel belpaese. Nell’ambito del “Progetto Italia”, Eni ha individuato in via preliminare oltre 400 ettari di terreno disponibile distribuiti in sei regioni (Liguria, Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata). Il piano prevede due fasi: la prima è relativa allo sviluppo di cinque progetti, situati rispettivamente ad Assemini, Porto Torres, Manfredonia, Priolo e Augusta, per una potenza complessiva installata di circa 70 megawatt; la seconda fase è basata sullo sviluppo di altri progetti per un’ulteriore potenza installata di circa 150 megawatt. Buona parte delle iniziative sarà basata sul fotovoltaico, ma sarà considerato anche l’utilizzo di altre tecnologie come quelle basate sulla biomassa e sul solare a concentrazione.  

A Manfredonia, per esempio, dove secondo i dati ufficiali dello Stato la bonifica non è mai decollata, il primo cittadino pro tempore Angelo Riccardi, dopo aver consentito la speculazione del contratto d’area, insieme ad altri sindaci che l’hanno Prencipe e Campo, invece di denunciare la gravissima situazione e tutelare la popolazione, tenta ora di accordarsi con l’Eni. 

  

Manfredonia (Monte Aquilone): impianto Enea

 Sempre a Manfredonia, l’Enea ha sperimentato il primo campo fotovoltaico italiano Delphos (Demonstration Electric Photovoltaic System), stazione per la dimostrazione e sperimentazione di impianti fotovoltaici di piccola e media taglia connessi alla rete“), attualmente in fase di abbandono e degrado come ha attestato un articolo del giornale Stato Quotidiano. Perché non utilizzare quell’area di Monte Aquilone per le rinnovabili?

riferimenti:
  

Fonte(source) —LEGGI TUTTO(read more)—

About the author

Related Post

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.