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di Gianni Lannes
La visura camerale parla chiaro: «La società ha per oggetto: la produzione, la miscelazione, l’imbottigliamento e la vendita di gas di petrolio liquefatti…». A Manfredonia nella Daunia, su un’area naturalistica ed archeologica, a ben 4 chilometri dal mare, questa multinazionale vuole movimentare 300 mila tonnellate all’anno di gpl. Secondo le direttive Seveso, si tratta di un’industria a rischio di incidente rilevante, e non di un mero deposito costiero. Peraltro, la distanza dalla costa è considerevole. Per giunta questo combustibile fossile non è oggettivamente strategico per l’Italia, piuttosto è un gas serra messo al bando dall’Accordo di Parigi del 2015 (Paris Agreement) voluto dall’ONU. Sarebbero opportuni per la Procura Nazionale Antimafia, una serie di accertamenti su tutte le società acquisite dal 2003 ad oggi, nonché mirate verifiche sulle entrature ministeriali di cui gode la ditta presieduta da Diamante Menale.


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