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Probabilmente saprete (succede per molte professioni) che il medico, nel corso della sua carriera, ha l’obbligo di aggiornarsi.
Ci sono corsi di aggiornamento molto importanti, di alto livello ed altri scadenti fatti solo per raccogliere dei “punti”. Questi “punti” sono i crediti, si chiamano “ECM” (Educazione Continua in Medicina). Ogni medico deve raccogliere un certo numero di crediti per “certificare” il suo aggiornamento.
Per i medici (con regole che sono cambiate nel tempo) sono previsti 150 crediti in tre anni. Inizialmente erano previste sanzioni per i medici che non raggiungevano il numero sufficiente di crediti, poi le cose non sono andate come previsto. Difficoltà di controllo, difficoltà nel trovare le sanzioni più giuste (e soprattutto più legali), difficoltà pratiche nel gestire l’enorme carrozzone dei corsi di aggiornamento. I problemi sono tanti: i corsi impegnano, costano, richiedono spostamenti e fatica e questo, chi lavora, non può farlo sempre comodamente. La cosa si fa più complicata perché i corsi sono anche un business, prevedono un’iscrizione (spesso non a buon mercato), danno lavoro a tante persone, spostano interi gruppi di medici (che devono rincorrere i corsi per raccogliere crediti) e così il business dei corsi e dei crediti ECM è oggi un problema reale.

C’è poi un problema di fondo: se lo stato mi obbliga a raccogliere i crediti deve darmi anche la possibilità di farlo, quindi giorni liberi, corsi gratuiti (o rimborsati), possibilità di frequentarli, tutto questo non succede ed il mondo dei corsi che danno crediti è, non solo nel caos ma anche un bell’affare perché si punta quasi tutto sull’offerta di corsi ECM e pochissimo sulla loro qualità. Se lo stato raccomanda alle varie USL di destinare almeno l’1% delle risorse all’educazione dei propri dipendenti, questo accade raramente.

Di corsi che offrono crediti ECM ce ne sono tantissimi, prezzi vari e, spesso, quelli che garantiscono un maggior numero di crediti (50, anche 75) hanno un prezzo più alto, potendo arrivare anche a 2000-3000 euro che, sommate alle spese di viaggio, vitto, alloggio, rappresentano spesso una spesa davvero notevole. Per questo, molti medici, scelgono con cautela i corsi ai quali partecipare. Bisogna raccogliere crediti ma non si può spendere un patrimonio, bisogna apprendere ma non si possono perdere intere settimane di lavoro per poi trovarsi con pochissimi crediti ed essere poco aggiornati. Così, invece di puntare alla qualità e creare occasioni di vera crescita professionale succede che si organizzano centinaia di corsi inutili, di basso livello, senza importanza, fatti solo per vendere crediti: basta pagare, frequentare due giorni di corso inutile ed i crediti obbligatori sono pronti. I crediti da assegnare a ciascun corso sono decisi da una commissione apposita del ministero della salute.
Che senso ha?
Stiamo parlando oltretutto di medicina, i medici devono veramente essere aggiornati ed addestrati, i corsi dovrebbero servire a questo, non a fare “punti”. Voi preferireste un medico scadente ma pieno di “punti” o uno aggiornato ed addestrato con pochi “punti”? A prescindere dai crediti che ha raccolto, l’unico interesse del medico dovrebbe essere quello di saper fare bene il suo lavoro. Altro problema, non da poco è che molti corsi, proprio perché “richiesti” dai medici (sapere di dover raccogliere obbligatoriamente dei punti annuali è una rottura di scatole per chiunque), hanno costi di organizzazione spesso elevati, questi corsi sono quindi molte volte appannaggio delle case farmaceutiche, le sole che possono permettersi investimenti così importanti e così lo “sponsor” crea un chiaro conflitto di interessi perché è ovvio che, mentre aggiorno i medici, mai potrò andare contro i miei scopi, se investo denaro mai (ovviamente) parlerò male di un mio prodotto: aggiornamento pilotato, soprattutto quando si nota che molti dei corsi relativi ad un argomento sono tenuti sempre dagli stessi relatori, i cosiddetti “opinion leaders“, nomi altisonanti nel loro campo che parlano in maniera positiva di un preciso prodotto farmaceutico, un modo per orientare il mercato del farmaco. Quale migliore forma di pubblicità?

Si raccolgono dei relatori con qualche opinion leader a fare da ospite speciale, si organizzano due giorni di convegno o di corso, si contatta un’agenzia di provider (così si chiamano le agenzie che organizzano questi corsi) ed il gioco è fatto, un pacchetto completo. L’azienda farmaceutica ha due giorni nei quali infilare la pubblicità dei suoi prodotti e fare bella figura pagando l’iscrizione a vari medici. Agenzie, hotel e provider guadagnano qualcosa, i medici raccolgono qualche credito e si aggiornano: nel 60% dei casi i corsi ECM sono sponsorizzati dall’industria farmaceutica.
Lasciare le cose così, quindi, conviene a tutti ma non si ottiene quello per cui è nato tutto questo, oltre a creare un pericoloso conflitto di interessi. Il problema è noto, se ne parla ma nessuno, forse perché i corsi ed i crediti sono lo stipendio per molte persone, fa niente per risolvere.

Il problema è che si tratta di un campo assolutamente confusionario, caotico, disorganizzato.

Se l’obiettivo dei crediti ECM era quello di assicurare l’aggiornamento dei medici, possiamo dire che è miseramente fallito. Il buon auspicio si è trasformato in un business.
Ovviamente al medico converrà andare ad un corso (o un convegno) con la minore durata possibile ed il maggior numero di crediti possibili, ottenere cioè il massimo rendimento con il minimo sforzo ed il numero di crediti che ogni corso può offrire si basa su una serie di regole (durata, parte pratica, ore di lezione, ecc.).
Sorvolo sulla prova finale: ogni corso o convegno prevede la compilazione di un questionario (delle domande, spesso a risposta multipla) per controllare le competenze acquisite dal partecipante, serve a vedere se, chi ha assistito, ha capito quanto spiegato.
Inutile dire che si trasforma in un’operazione di comune aiuto, questionari fatti assieme, copiando e collaborando, quale medico parteciperebbe ad un corso pagando cifre elevate con il rischio di non ottenere alla fine né il “diploma” né i crediti? Quale provider organizzerebbe corsi a pagamento i cui “corsisti” dopo aver pagato non otterrebbero i crediti?
Succede così di avere un corso avanzato di chirurgia oncologica ginecologica (operare donne con un tumore maligno) che prevede 13,1 crediti ed uno di “Floriterapia” (curare con i fiori di Bach) che ne prevede 50.
Si potrà dire che quello che ha imparato a curare con i fiori ha più “credito” di quello che sa operare i tumori. Cosa potrebbe comportare una situazione del genere? E dove sarà tentato di andare il medico pigro e furbetto? Dove gli converrà spendere i propri soldi? Per togliermi l’obbligo dei crediti, un impegno burocratico ed un impegno di tempo, mi converrà studiare i fiori o imparare ad operare?
Di assurdità del genere si potrebbero fare tanti esempi. Come i 15 crediti per il corso “L‘omeopatia in farmacia” o i 20 crediti del corsoLa tecnica del massaggio reflessogeno plantare” confrontati ai 5 crediti per un corso di chirurgia robotica con interventi chirurgici in diretta.

Il “massaggio reflessogeno” più “formativo” e valido di un corso di chirurgia oncologica, l’omeopatia più attraente della chirugia robotica.

Incredibile, vero?

Allora forse c’è qualcosa che non va (e più di “qualcosa“) e visto che di questo si discute da tempo senza trovare una soluzione, si potrebbe trovare quella più ovvia: eliminare il sistema dei crediti e lasciare ogni professionista alla sua volontà e professionalità: i corsi che avrà frequentato faranno curriculum, pubblicamente consultabile, così il paziente che controllasse i titoli del medico che lo sta curando capirà se si tratta del professionista più adatto.

Possiamo sapere così se chi ci opererà è un esperto di fiori o di chirurgia oncologica. Potremmo capire se il nostro medico è “super aggiornato” su floriterapia e massaggi o ha studiato oncologia e chirurgia.

Direi che è qualcosa fatta nell’interesse di tutti, giusto?
Alla prossima.

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