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Mentre tutti, o quasi, i banchieri italiani si apprestavano a festeggiare l’ultimo dell’anno, a Milano si è tenuto, in via virtuale, l’ultimo consiglio di amministrazione di quest’anno di disgrazia 2016, con presenti in sede il Chief Executive Officer, Marco Morelli, e il direttore finanziario (Chief Financial Officer, carica ricoperta dallo stesso Morelli nella sua precedente esperienza al Monte), Francesco Mele, e i consiglieri collegati in via telematica, con le dimissioni, prontamente accettate, di uno dei membri del Board.
Nella riunione, la prima dopo il repentino voltafaccia di Madame Nouy della Vigilanza pero la BCE che, con una lettera di cinque, dicasi cinque, righe ha comunicato ad un esterrefatto Piercarlo Padoan che l’aumento di capitale necessario per MPS passava da 5 a 8,8 miliardi di euro (in base agli stress test di luglio perfettamente noti in novembre quando era stato richiesto l’aumento di capitale nella precedente misura, decisione presa con il voto contrario dei due italiani presenti nel Consiglio di Vigilanza), Morelii ha tenuto coperte le carte sul piano industriale, del quale ha solo detto che sarebbe stato rivisto in “maniera incisiva”, ma ha annunciato due nuove emissioni di bond, le prime da circa un anno, assistite dalla garanzia statale GACS e quindi doppiamente sicure.
Quello che Morelli non ha detto è che si starebbe studiando un forte incremento del numero delle uscite di personale e chiusura delle dipendenze alquanto ridondanti del Monte, passando dai quattromila esuberi già previsti e favoriti dall’allungamento dai cinque ai sette anni del periodo di permanenza degli esodandi nel Fondo di settore, fondo rimpinguato da 600 milioni di trasferimenti statali per 600 milioni nel triennio 2017-2019, di più non ha detto e non sarò certo io a fare numeri al posto suo!
Per le sofferenze di MPS, invece, è tutto da rifare e si parla di un veicolo prodotto in casa, aperto anche allo smaltimento dei Non Performing Loans di altre banche italiane, mentre è ancora tutto da definire il ruolo che avrà il Fondo Atlante nella partita.
Nel frattempo è nato il Banco BPM, nato dalla fusione di Banco Popolare e Banca Popolare di Milano e il Consiglio di Vigilanza europeo ha prontamente chiesto alla nuova entità di smaltire al più presto sofferenze per otto miliardi di euro, operazione favorita dall’aumento di capitale chiuso con successo dal Banco Popolare nel novembre scorso, unico aumento di capitale andato in porto dopo il doppio flop della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, acquisite dal Fondo Atlante e ora fuse a breve bella Banca delle Venezie.

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