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di Antonio Santoro
In Parlamento (XVI legislatura) giacciono senza risposta governativa ben tre interrogazioni parlamentari con numerosi solleciti, basate su un’indagine giornalistica realizzata sul campo. L’11 ottobre 2008 il quotidiano La Stampa di Torino pubblicava un’inchiesta di Gianni Lannes, con dovizia di prove anche fotografiche, sulla presenza di amianto nello stabilimento Barilla di San Nicola di Melfi in Basilicata. 

Apriti cielo: il primo infruttuoso tentativo intimidatorio nei confronti di Gianni Lannes arrivò dall’avvocato Mariconda di Milano. La Barilla minacciò sfracelli, poi in tribunale a Torino propose una transazione (“a tarallucci e vino” in senso metaforico) dopo aver sbattuto contro un muro di prove inequivocabili. In seguito ad una battaglia condotta in solitaria dal dottor Lannes – che per coerenza non ritrattò e perse il lavoro al giornale della Fiat la Barilla è stata indotta ad ammettere la presenza della pericolosa sostanza cancerogena e a bonificare l’asbesto in quello stabilimento di merendine e biscotti. Altro che mulino bianco.

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