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di Gianni Lannes
«La zona di Siponto è di certo una delle più pericolose, perché oltre ad essere caratterizzata da una forte attività sismica, presenta anche il fenomeno della liquefazione del terreno. Se il progetto passerà, i serbatoi rischiano di poggiarsi su fondamenta molto precarie» puntualizza il professor Vincenzo Cotecchia, uno tra i geologi più stimati in Italia, un esperto di  caratura internazionale.
Proprio in loco, un’area classificata ufficialmente come “zona 2”, ovvero a rischio di forti terremoti, nonostante il massiccio rifiuto della popolazione locale (97 per cento) espresso nel referendum consultivo del 13 novembre 2016, la ditta napoletana Energas (ex Isosar) consociata della multinazionale Kuwait Petroleum (uno Stato a cui l’Italia vende armi in cambio di petrodollari), intende realizzare un gigantesco deposito di gas a petrolio liquefatti altamente infiammabile ed esplosivo, considerato infatti dalle normative vigenti – la direttiva 2012/18/ue (Seveso III) – a rischio di incidente rilevante. 

A rischio scoppio, incendio e terremoti. Nella relazione tecnica illustrativa (datata maggio 2015) si legge:Il deposito è orientato alla movimentazione di circa 300.000 t/a circa di GPL che riceverà prevalentemente a mezzo navi gasiere”. Benefici per la città? Addio a sicurezza, salubrità, pesca e turismo ecologico.  

Secondo la letteratura scientifica nazionale ed internazionale, questa zona a rischio idrogeologico è attraversata da ben tre faglie sismiche e da un’altra faglia attiva che in mare passa sotto il pericolante pontile “alti fondali”, definito impropriamente porto industriale, un’infrastruttura a cui l’azienda di Diamante Menale intende far attraccare navi gasiere che scaricheranno il gpl in una condotta lunga 10 chilometri (5 chilometri in mare, distruggendo la prateria di Posidonia, alterando così l’equilibrio ecologico del Golfo), nonché sulla terraferma, senza considerare il cantiere a cielo aperto. Siponto notoriamente è stata rasa al suolo da un terremoto nel 1223. Dopodiché Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, con il decreto di Orta, ordinò l’edificazione dell’attuale Manfredonia.

Scorrendo i cataloghi storici dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si apprende che proprio quest’area è stata funestata da continui terremoti, l’ultimo dei quali è stato registrato il 4 maggio scorso. Inoltre, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha accertato che Manfredonia è a rischio di maremoti (già verificatisi, come nell’anno 1627).
 
Nel medesimo territorio volano i droni telecomandati “Predator” di stanza al vicino aeroporto militare di Amendola. Sempre qui sono stati appena dislocati i primi due cacciabombardieri nucleari F-35. Secondo i tecnici e gli esperti i giganteschi serbatoi che accoglieranno ben 60.200 metri cubi di gpl sulla collina di Santo Spiriticchio, in caso di esplosione possono innescare un terremoto di intensa magnitudo. Gli effetti potrebbero risultare come minimo disastrosi per Manfredonia ed i paesi limitrofi del Gargano, nonché per Foggia, dove stazioneranno le ferrocisterne di gpl, e per il claudicante reticolo stradale dell’intera Daunia, a partire dalla trafficata statale 89, dove transiteranno frequentemente le stesse autobotti di gpl.
A tutt’oggi, l’Energas non ha ancora presentato il progetto particolareggiato ed il fondamentale documento definitivo di sicurezza, in violazione della terza direttiva Seveso (2012/18/ue) recepita con appena tre anni di ritardo dal decreto legislativo 26 giugno 2015, numero 105. Tutte le autorità, a livello regionale e nazionale hanno espresso un parere positivo – mentre nel 2000 e nel 2005 si erano espresse negativamentesulla base però di un progetto del 1997, non corrispondente al vero progetto, ma soprattutto alla realtà dei luoghi abitati, dove regna una storia plurimillenaria dell’Europa e del Mediterraneo. La regione Puglia contrariamente ai roboanti proclami del governatore pro tempore Michele Emiliano, ha sfornato la delibera di giunta numero 1361 del 5 giugno 2015 (compatibilità ambientale), a firma dell’uscente Nichi Vendola, e a tutt’oggi, Emiliano si è ben guardato dal revocarla in autotutela. Inoltre, la stessa regione non ha sollevato dinanzi alla Corte costituzionale – per Manfredoniail caso di palese incostituzionalità della legge 4 aprile 2012, numero 35. L’articolo 57 (disposizioni per le infrastrutture energetiche) dà il potere soltanto al ministero d’intesa con la regione, e comunque al consiglio dei ministri di autorizzare o meno un disastro del genere. Il gpl è un idrocarburo, e l’Italia ha aderito all’accordo di Parigi (Paris Agreement) voluto dall’ONU, per cui ha l‘obbligo di limitare del 38 per cento entro il 2020 i gas serra, come ad esempio il gpl. 
 

In base al principio di autodeterminazione dei popoli, e poiché gli enti locali sono inaffidabili, questo caso sarà urgentemente portato all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo (Strasburgo), della commissione europea (Bruxelles), del Parlamento europeo (Strasburgo), del Tribunale dell’Aja (violazione del Tnp), ed infine alle Nazioni Unite (New York).

 Di strategico nell’operazione affaristica targata Energas, ossia Q8, vi è soltanto il mero profitto di alcuni prenditori senza scrupoli. La Puglia attualmente, produce più del doppio dell’energia che consuma. Per la cronaca, attualmente sono attive più di una dozzina di autorizzazioni concesse dalla stessa regione Puglia, ad estrarre gas dalla provincia di Foggia. Proprio nella Daunia negli anni ’60 sono stati scoperti i più grandi giacimenti di metano d’Europa. Miliardi di metri cubi di gas, da allora, sono stati trasferiti altrove, senza alcun beneficio per la popolazione locale. E ne stanno beneficiando in loco le centrali turbogas a Candela (Edison) e a San Severo (Mirant). Peraltro, esiste un metanodotto che da Biccari a Manfredonia,  ha alimentato il petrolchimico Anic-Chimica Daunia-Enichem Agricoltura.

L’area prescelta da devastare per sempre è una dolina carsica protetta dall’Europa (zona Sic e Zps), oltretutto è anche un sito archeologico risalente al neolitico tra Coppa Nevigata e Monte Aquilone, dove nei pressi giace sepolta la Siponto preromana; un territorio fragile solcato dall’antica via Minucia non ancora portata alla luce dagli scavi, fondamentalmente scoperta dalla fotografia aerea dell’archeologo inglese John Bradford a partire dal 1945; come hanno rilevato le missioni archeologiche inglesi negli anni ’50 e ’60. Siamo anche a ridosso delle pregevolissime chiese medievali di  San Leonardo e Santa Maria di Siponto, ad un soffio dal santuario di San Michele Arcangelo.
Perché distruggere il luogo dove riposano le radici del nostro popolo dei Dauni, dove l’archeologo Silvio Ferri ha portato alla luce le famose stele? Sia ben chiaro a tutti: non ci fermeremo, e non ci fermeranno, anche se il consiglio dei ministri presieduto dall‘ineletto Matteo Renzi, dovesse autorizzare lo scempio Energas. L’amore per la propria terra e le proprie origini è più forte di qualsiasi malaffare. Il vero cancro mafioso è la casta dei politicanti che ha rovinato l‘Italia, ma soprattutto il Mezzogiorno. Su la testa!
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