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di Gianni Lannes
Almeno sulla carta l’unione europea doveva garantire progresso e prosperità ai popoli del vecchio continente, ma invece di assicurare una vita migliore a cittadine e cittadini, incrementa il malaffare. Basta dare un’occhiata ai fondi europei elargiti a pioggia, per rendersi conto.
Quanto al cattivo governo dell’Unione da parte di soggetti addirittura non eletti dai popoli, non vi è alcun controllo correttivo. La Commissione europea iperattiva nel richiamare gli Stati per il rispetto delle regole dell’euro, vanta un deficit iperbolico: 4,8 per cento, nettamente superiore alla soglia del 3 per cento del trattato di Maastricht.

Ma questo è niente, si fa per dire, rispetto agli sperperi di denaro pubblico drenato soprattutto in Italia, all’ignaro contribuente. La Corte dei conti europea calcola errori nei pagamenti pari al 4,4 per cento di tutte le uscite, per 6,3 miliardi di euro. Questi però rappresentano solo parte del denaro collettivo sperperato: il livello di errore non misura la frode, l’inefficienza o gli sprechi. Un altro esempio documentato: il bilancio dell’anno 2014 è stato rettificato ben 7 volte. I pagamenti passano da 135,9 miliardi di euro a 142,5.

La Corte ha formulato «un giudizio negativo sulle legittimità e regolarità dei pagamenti relativi al 2014 che sono inficiati da un livello di errore rilevante». Nella prima «relazione dell’Unione sulla lotta alla corruzione» presentata dalla Commissione subito dopo la fine del secondo mandato consecutivo di Barroso (passato armi e bagagli a Goldman Sachs), si legge che, «pur variando da un paese all’altro per natura e portata, la corruzione colpisce tutti gli Stati membri e si ripercuote sulla buona governance, sulla sana gestione del denaro pubblico e sulla competitività dei mercati». La predetta relazione, quindi, si occupa di ogni Stato ma ignora incredibilmente le istituzioni europee. La Corte dei Conti definisce questa grave omissione «una scelta infelice». Eurobarometro stima in 120 miliardi di euro ogni anno, i costi della corruzione per l’Europa. Si va dalla proliferazione di enti con simili funzioni come Abe e bce nonché Aesfem, ad un immobile su 5 inutilizzato. Il Parlamento europeo ha tre sedi: Bruxelles (4100 dipendenti), Strasburgo (100 dipendenti) vuoto per 317 giorni l’anno, Lussemburgo (2500). I rilievi della Corte dei Conti non risparmiano la fallimentare missione Eupol in Afghanistan, e addirittura un miliardo e 230 milioni elargiti ad Haiti dopo il terremoto del 2010. A tale proposito la stessa Corte sollecita a «proteggere i fondi dell’Ue dagli sprechi e dalla corruzione».
Una cosa è certa di questa unione effimera a favore esclusivamente dei potentati economici: la fine è vicina.
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