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di Gianni Lannes
La guerra nel belpaese è il cancro che dilaga e colpisce sempre più persone. La guerra tricolore ha il volto dei bambini soprattutto di Puglia, Sicilia, Campania, Lombardia e Sardegna; bimbi che appena nati devono già fare i conti con un tumore che gli divora il futuro. E voi credete ancora che contino le idee? Ma quali?

La guerra in Italia si chiama colpo di Stato di un governo ineletto e telecomandato dall’estero, che sperpera 20 miliardi di euro per l’acquisto di ben 90 cacciabombardieri nucleari. Addirittura l’intero ciclo del programma operativo del velivolo F-35, una macchina per fare la guerra, inadatta a difendere lo spazio aereo nazionale, costerà 60 miliardi di euro. Invece di risanare il territorio, di mettere in sicurezza le scuole pubbliche e rivitalizzare almeno gli ospedali della collettività, l’esecutivo imposto dal Napolitano, ma non votato dal “popolo sovrano”, con il referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo propina uno specchietto per le allodole insieme a quelli del sedicente fronte opposto del cosiddetto “no”(pennivendoli travestiti da ribelli alla Travaglio). Insomma, mandano innonda mistificazioni da una parte e dell’altra, recitano una parte adulterata.  In punta di diritto, ve lo può spiegare qualunque costituzionalista non venduto al miglior offerente: la Costituzione repubblicana è stata stracciata con il trattato di Lisbona. L’Italia non ha più alcuna sovranità.

Quasi 3 milioni di nuovi poveri negli ultimi sette anni, in particolare al Centro-Nord. E al Sud i connazionali che si rivolgono ai centri d’ascolto superano gli “stranieri”.  E’ l’ultimo rapporto della Caritas fotografa la situazione reale, quella che i mass media telecomandati dal potere economico ignorano ostinatamente: «povertà in aumento tra i giovani, indigente 7,6 per cento italiani» attesta la Caritas. La povertà in Italia è da sette anni in aumento esponenziale: «Si è passati da 1,8 milioni di persone povere nel 2007, il 3,1% del totale, a 4,6 milioni del 2015, il 7,6%». Lo rileva il Rapporto 2016 di Caritas Italiana. La povertà assoluta riguarda soprattutto il sud-Italia, le famiglie con anziani, i nuclei con almeno 3 figli minori e quelli senza componenti occupati. Ma è anche notevolmente cresciuta in altri, prima ritenuti meno vulnerabili: il centro- nord, le famiglie giovani, i nuclei con 1 o 2 figli minori e quelli con componenti occupati.  

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