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Come pubblicato sul quotidiano International Busines Times, un rapporto internazionale annuale sul clima del 2015, rilasciato di recente, ovvero Martedì 2 agosto 2016, ha osservato che “a causa della combinazione del fenomeno El Niño e del trend a lungo termine al rialzo, è stato registrato un record delle temperature per il secondo anno consecutivo”.

Secondo la maggior parte delle stime il 2014 è stato dichiarato come l’anno più caldo da quando ci sono le registrazioni, ma il 2015 ha sorpassato quel livello di 0,1 gradi celsius, ponendosi di 1 grado celsius sopra la media pre-industriale.

Il rapporto, intitolato “Stato sul Clima 2015”, ha raccolto molti altri indicatori significativi che hanno raggiunto o superato i livelli record durante l’ultimo anno. Per esempio, l’Osservatorio di Mauna Loa (MLO) in Hawaii ha registrato un livello di concentrazione di CO2 oltre i 400 ppm (parti per milione), “un punto mai superato nelle misurazioni da parte di MLO o nelle misurazioni dell’aria rimasta intrappolata nel ghiaccio per oltre 800.000 anni”. L’incremento di CO2 di 3.1 ppm registrato al MLO durante il 2015 è stato il più grande aumento annuale osservato in 56 anni di record”.

Il metano, secondo solo al CO2 per l’effetto serra del pianeta, ha fatto registrare il maggiore aumento nella media delle misurazioni dal 1997-98. E mentre c’è stato un declino nei livelli delle sostanze che impoveriscono l’ozono, “il buco dell’ozono nell’Artico è stato nel 2015 vicino ai livelli record per grandezza e persistenza”.

Il 2015 è stato inoltre il 36-esimo anno consecutivo in cui i ghiacciai alpini hanno continuato a perdere massa e a ritirarsi. La terra a livello globale ha osservato condizioni di aridità sopra la media, con l’umidità del suolo inferiore alla media dell’intero anno e con i livelli sotterranei dell’acqua più bassi dal record del 2002. I giorni caldi si osservano con maggiore frequenza durante l’anno, dove è stata registrata la più bassa frequenza di giorni freddi.

Il rapporto afferma categoricamente che molti indicatori climatici sono stati influenzati nel 2015 dal fenomeno El Niño, dicendo: “uno dei maggiori eventi di El Niño da almeno il 1950 si è sviluppato nella primavera del 2015 e ha continuato ad evolversi durante il resto dell’anno. Il fenomeno è stato così ampio da arrivare ad interessare molte regioni del globo e a condizionare molti aspetti del sistema climatico”.

Scritto da centinaia di scienziati in tutto il mondo, il controllo annuale sullo stato di salute del pianeta, compilato dal Centro per il Meteo e il Clima presso i Centri Nazionali per l’Informazione Ambientale ed il National Oceanic and Atmospheric Administration, è stato pubblicato come supplemento al Bollettino della Società Metereologica Americana.

L’allarme arriva dal Polo Nord

Studiando gli ultimi dati del “National Snow and Ice Data Center”, il professor Peter Wadhams dell’Università di Cambridge si è infatti accorto che la superficie ghiacciata intorno al Polo Nord, si è ridotta a 11,1 milione di chilometri quadrati, mentre la media degli ultimi 30 anni è stata di 12,7 milioni.

Nel giro di un lasso di tempo brevissimo si è sciolta nel nulla un’estensione di ghiaccio pari a cinque volte l’Italia. Un cataclisma che ha portato lo studioso a credere che la catastrofe sia vicina. A Cambridge il professor Wadhams è docente di Oceanografia fisica ed è il responsabile del Polar Ocean Physics Group. E, dopo anni di studio, ha lanciato una previsione a dir poco allarmante: a settembre o al più tardi all’inizio del 2017,  il ghiaccio potrebbe completamente sparire dal Polo Nord.

“La mia previsione – ha detto Wadhams al quotidiano Independent – è che il ghiaccio artico scompaia o si riduca a meno di un milione di chilometri quadrati. In ogni caso è sicuro che quest’anno si stabilirà un record sotto i tre milioni di km quadrati, che sarà battuto di nuovo il prossimo anno”. L’ultima volta che il ghiaccio è sparito dal Polo Nord, sulle montagne siberiane dell’Altai viveva l’uomo di Neanderthal.

Mentre in Russia il ghiaccio non riesce più a formarsi, secondo lo studioso dell’Università di Cambridge, le acque e i fondali del Mar Glaciale Artico si surriscaldano liberando il metano rimasto congelato per millenni.

In un articolo sulla rivista Nature, Wadhams ha spiegato che questi fenomeni incrociati porteranno a un riscaldamento della temperatura globale di 0,6 gradi nel giro di cinque anni. Gli effetti su tutto il mondo, che non tarderanno certo a farsi sentire, saranno cicloni e tornado molto potenti e fuori stagione, poi ci saranno inondazioni e instabilità di eventi meteo. Non solo. “Il livello dei mari s’innalzerà – spiega  Wadhams – e l’acqua dolce immessa negli oceani modificherà il ciclo delle correnti, con conseguenze devastanti.” Insomma uno scenario molto simile al film L’alba del giorno dopo (The Day After Tomorrow).

Fonte: SegniDalCielo

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