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Nonostante io non sia mai stata quel tipo di persona a cui piace guardare film dell’orrore o splatter come Saw o Hostel, non posso negare che, invece, i particolari macabri contenuti nelle notizie di cronaca mi hanno sempre affascinato. Faccio tanto la schizzinosa quando mi portano a vedere con l’inganno un film horror, e poi passo ore su Wikipedia a leggermi le vite e le efferatezze dei serial killer più famosi e cruenti della storia. Sgozzamenti, torture, sangue, stupri e morte: più macabra è la storia, più cattura la mia attenzione.

All’inizio trattavo questo mio lato “perverso” come un tabù: non ne parlavo con nessuno e me lo tenevo per me. Andando avanti con gli anni ho scoperto di non essere l’unica ad essere attratta da questo tipo di contenuti, e che anzi, internet ne è letteralmente pieno da scoppiare. Non c’è bisogno di essere dei nerd senz’anima o di saper penetrare ogni segreto del deep web per avere accesso a questi video o immagini: esistono ormai talmente tanti siti comodamente accessibili—BestGore, LiveLeak…—che questo genere di violenza estrema è ormai alla mercé di chiunque possegga un computer.

C’è però da fare una distinzione fondamentale. Qui non si sta parlando di film dal contenuto violento, di racconti dell’orrore o di Game of Thrones: ciò che si sta cercando di analizzare da qualche anno è la diffusione e la reazione del pubblico a quelli che sono video, amatoriali e non, che mostrano violenze, torture, stupri e uccisioni reali.

Uno studio pubblicato l’anno scorso dalla University of Central Florida, Captive and Grossed Out: An Examination of Processing Core and Sociomoral Disgusts in Entertainment Media, ha esaminato le reazioni di 130 soggetti a tre diversi tipi di video disgustosi: il primo era a tema socio-morale—atti di razzismo, sessismo, omofobia—, il secondo riguardava deiezioni umane come feci, il terzo era di tipo splatter-gore, con torture, budella, sangue e morte.

Un gattino, due gattini, tre gattini. Va tutto bene. (foto di gattini e canini per stemperare il clima da film di Tarantino) via Flickr

Questo studio ha rivelato come il disgusto verso azioni non corrette socio-moralmente, come razzismo o sessismo, provochi nel fruitore un basso livello di attenzione, che per alzarsi ha bisogno di molto tempo, e una debole accelerazione del battito cardiaco; invece i video che mostrano torture, violenze fisiche e sangue provocano subito una reazione difensiva e un’attenzione altissima per tutta la durata del video, con un’accelerazione del battito cardiaco molto intensa.

Lo studio conclude l’analisi affermando che il disgusto che noi proviamo verso video splatter-gore agisce più a livello fisico che mentale, innescando un meccanismo di repulsione verso ciò che è un tabù, che da una parte noi dobbiamo rispettare, dall’altra dobbiamo sconsacrare per conoscere da vicino le azioni che non dobbiamo assolutamente compiere nella nostra vita. Quindi uno dei motivi per cui i video a contenuto violento continuano ad essere così tanto visualizzati è questo: vogliamo vedere ciò che non potremo e non dovremo mai fare; la visione esplicita diventa una sorta di forte divieto da cui non possiamo più discostarci. Ma non è la sola motivazione, a quanto pare.

Vogliamo vedere ciò che non potremo e non dovremo mai fare; la visione esplicita diventa una sorta di forte divieto da cui non possiamo più discostarci.

Piero Bocchiaro, psicologo e ricercatore siciliano, nel suo libro Psicologia del male afferma: “La quasi totalità delle persone, oltre a ritenersi immune dalla possibilità di compiere azioni crudeli, si pensa al di sopra della media rispetto a molte qualità–onestà, sensibilità, generosità, per citarne alcune. Questa tendenza, ampiamente studiata dagli psicologi, è l’esito di una manipolazione sistematica e automatica effettuata sulle informazioni riguardanti il sé. Più in dettaglio, le persone, spinte dal bisogno universale di percepirsi positivamente, […] si confrontano con chi è in condizioni peggiori, sovrastando il proprio contributo a imprese comuni, recuperando in maniera selettiva ricordi positivi.” Dunque il nostro io, per sentirsi sicuro di sé, ha bisogno di vedere qualcuno che sta peggio: non è quindi una questione di empatia e compassione, ma più un gongolare delle disgrazie altrui per sentirci superiori.

E ancora: “La tendenza a pensarsi al di sopra della media si associa generalmente al sentirsi meno esposti degli altri agli eventi spiacevoli della vita.” C’è quindi una sorta di piacere edonistico nell’osservare la sofferenza altrui, soprattutto quella estrema e gratuita: ci fa sentire al sicuro e al riparo, certi che a noi una cosa del genere non potrà mai accadere.

“Caro Gianni, credo di non avere più l’età per questo tipo di cose.” via Flickr

Un altro motivo del perché proviamo questa attrazione verso la violenza esplicita è spiegato in un articolo di Brianna Snyder su Wired. La giornalista non vuole giustificarsi con il solito “sono un giornalista, fa parte del mio lavoro avere a che fare con morti e violenza”, ma ammette di soffrire di una curiosità morbosa verso i video di decapitazione da parte dell’ISIS e in generale verso contenuti splatter,

“È successo un po’ di tempo fa: non avevo mai nemmeno sentito parlare di BestGore, finché non è saltata fuori quella storia del poliziotto cannibale (Gilberto Valle, ndr). Ti ricordi quella storia dell’anno scorso? Quel ragazzo cucinava e mangiava le donne, e ha cercato la realizzazione di quella sua fantasia on-line, come riferito su siti come BestGore.com. Il che mi ha spinto a chiedermi Oh, cos’è BestGore.com? Ma quella non era davvero la domanda che mi stavo facendo. La domanda reale era: che aspetto avrà una donna che viene cotta e poi mangiata? Che si trasformava in: come ci si sente ad essere cucinati? E se, dopo morto, tu avessi saputo che saresti stato cucinato e mangiato, che tipo di umiliazione e devastazione interiore avresti provato?”

Brianna si interroga sul perché di questa curiosità morbosa, ed arriva a darsi una risposta: io questi video li guardo perché ho paura della morte e della sofferenza. Con una banalità e sincerità spiazzante, ammette di avere così tanta paura della morte da esserne diventata ossessionata; vuole cercare di capire la sofferenza guardandola il più da vicino possibile.

Insomma esistono tanti motivi per cui le persone sono ossessionate da questi tipi di video violenti e splatter; sono tanti, ma nessuno giustifica il fatto che continuiamo sempre di più a guardarli e a diffonderli. Brianna afferma: “So che sto contribuendo all’umiliazione e alla disumanizzazione delle vittime la cui morte è stata catturata in questi video. Sapere che milioni di persone—tra cui la vostra famiglia, i vostri amici e i vostri nemici, possono guardare quello che dovrebbe essere il tuo momento più naturale e privato, la tua morte, deve essere un tormento molto forte. E non posso scusarmi abbastanza con loro per avervi contribuito. Il mio senso di colpa non mi assolve da questo mio voyeurismo. Mi rende solo più una complice degli abusi e del dolore che queste vittime devono sopportare. Sto facendo quello che i cattivi vogliono che tutti facciano: guardare.”

Stando così le cose, i fattori che ci spingono a usufruire di questi video gore sono molteplici, e vanno da quelli semplicemente fisici, come l’adrenalina e il coinvolgimento immediato della nostra attenzione, a quelli psicologici, come il piacere dato dalla consapevolezza di essere distanti da quel tipo di situazioni e il bisogno di sentirsi migliore dei “cattivi” dei video. Dunque non sentitevi dei malati di mente se siete ossessionati da questo tipo di contenuti: tranquilli, non siete i soli.

 

 

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