Il laboratorio tedesco ci dirà molto sul nostro futuro. A partire dal voto di domenica prossima

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Domenica si terrà un test di grande importanza politica in Germania, con gli elettori del Meclemburgo-Pomerania chiamati alle urne per le amministrative, mentre tra due settimane toccherà a Berlino. Il risultato dell’ultima indagine dell’istituto Infratest Dimap per la rete tv NDR e per alcuni media della regione (ex DDR) rivela che il partito del governatore uscente, Erwin Sellering (SPD), è ancora in testa ma con appena il 26%, ben 10 punti percentuali in meno rispetto al precedente voto del 2011.
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La CDU di Angela Merkel, la quale ha qui la sua patria politica, segue con il 23% dei voti, immutata rispetto al 2011. E se una riedizione della coalizione rosso-nera è considerata la più probabile per il prossimo governo a Schwerin, a destare preoccupazione in molti è il fatto che al terzo posto, con il 21%, ci sia Alternative fur Deutschland, partito i cui elettori non amano svelare le loro intenzioni nelle indagini demoscopiche. Il partito di Frauke Petri, quindi, andare a competere il secondo posto alla CDU. Perde consensi anche la Linke, il partito a sinistra dell’SPD, al quarto posto con il 16% e anche i Verdi, i quali scendono al 6% dal 9% di cinque anni fa.
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Insomma, se il Meclemburgo-Pomerania non farà certo scattare la rivoluzione, certamente ci offrirà indicazioni importanti in vista della campagna elettorale per le politiche del prossimo anno. E, in tal senso, non ci sono ottime notizie per la Cancelliera. L’ultimo sondaggio della Emnid per la Bild am Sonntag, compiuto interpellando 501 persone, vede il 50% degli intervistati contrari a un quarto mandato per la Merkel, contro il 42% di chi la vorrebbe ancora al timone del Paese. A novembre, lo stesso quotidiano aveva commissionato un’indagine analoga e chi voleva la Merkel fuori dai giochi era al 48%. Insomma, non una deriva ma una continua erosione del consenso elettorale. Ma ora, al netto del timore di molti tedeschi verso un salto nel buio con AfD, la situazione potrebbe peggiorare, visto che stando a calcoli resi noti dal capo dell’Ufficio federale per le migrazioni e i rifugiati, Frank-Juergen Weise, quest’anno la Germania ospiterà in totale 300mila nuovi immigrati, dopo il milione abbondante dello scorso anno.
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E qui si innescano due variabili. Primo, l’atteggiamento di Erdogan nei confronti dell’accordo con l’Ue, visto che in ottobre scade l’ultimatum sui visti liberi per i cittadini turchi e, ad oggi, Bruxelles non ha battuto un colpo. Secondo, il clima in Germania è tale che anche quei 300mila potrebbero essere visti come troppi. Stando a un sondaggio di Deutschland Trend per ARD, durante il quale sono state contattate 1008 persone, il 51% dei tedeschi vuole la proibizione completa del burka in Germania, mentre il 30% supporta il divieto nei luoghi pubblici, come scuole ed edifici governativi. E che l’argomento sia sensibile lo hanno capito anche al governo, visto che sul tema proprio Angela Merkel e il ministro dell’Interno, Thomas de Meziere, hanno giocato la carta della durezza, parlando del velo integrale come di “qualcosa che non appartiene alla nostra nazione cosmopolita”. Insomma, dopo le porte aperte per tutti, si cerca goffamente di mostrare la faccia di legge e ordine. E se l’integrazione dei migranti è vista come una priorità solo dal 12% degli interpellati, il 27% ritiene che la sicurezza interna e la lotta al terrorismo siano argomenti di vitale importanza.
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E c’è da capirli, perché i servizi segreti militari tedeschi (MAD) stanno compiendo della indagini interne perché si teme l’infiltrazione nei ranghi dell’esercito – lo stesso che si vorrebbe dispiegare nelle strade – di circa 300 estremisti, di cui 268 di estrema destra, 64 islamisti e 6 di estrema sinistra, come riportava Die Welt nella sua edizione domenicale, citando un documento militare. Attraverso delle intercettazioni telefoniche, infatti, il MAD avrebbe scoperto piani per infiltrare soldati a ferma breve nelle truppe tedesche, al fine di far ottenere loro una preparazione professionale all’uso delle armi. Questi potenziali insider, chiamati in gergo “green-on-blue”, potrebbero quindi potenzialmente dar vita ad attacchi: “Non possiamo escludere che possano accadere fatti del genere nei compound all’interno e fuori dai nostri confini”.
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Insomma, in Germania non vige la calma. E in questo clima sguazzano gli opportunisti politici, in primis il vice-cancelliere e ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel, il quale sta prendendo sempre più la scena e su argomenti sempre più importanti. In molti lo vedono come il dopo Merkel e se così fosse, non avremmo una discontinuità netta solo sul tema immigrati ma anche nei rapporti con l’asse anglo-americano. Noto ai più per questo video,
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in cui mostra il dito media a dei contestatori di estrema destra, negli ultimi due giorni il numero due della Merkel è intervenuto sia sui colloqui con Washington sul TTIP – definiti “falliti, perché noi europei, naturalmente, non dobbiamo soccombere alle richieste americane” -, sia sul Brexit, argomento verso il quale ha mostrato una durezza mai usata dalla Merkel, nemmeno nei giorni shock del post-referendum. Per Gabriel, infatti, “il Regno Unito deve pagare per il Brexit, altrimenti l’Europa andrà giù per lo scarico. Il Brexit è una cosa cattiva ma non ci colpirà economicamente come alcuni temono, è più una questione psicologica e un grande problema politico. Il mondo oggi guarda all’Europa come a un continente instabile, quindi se organizziamo il Brexit nel modo sbagliato, allora saremo in grossi guai. Dobbiamo essere certi di non permettere alla Gran Bretagna di godere delle cose positive dell’essere membro dell’Ue”. Insomma, un discorso da primo ministro o ministro degli Esteri. E la Merkel, di fatto, tace dal summit farsa di Ventotene.
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E non stupisce che taccia, perché il Paese che governa non è più il Paese che conosce. Giorno dopo giorno, sempre di più. Se c’è una certezza, infatti, è la fiducia cieca dei tedeschi nelle banche. Bene, è sparita anche quella. Dopo il Giappone, la Germania è infatti il secondo Paese al mondo dove si registra il boom per casseforti e piccolo caveau domiciliari: i tassi di interessi negativi imposti dalla BCE, stanno cominciando a mietere vittime. In primis, la fiducia dei cittadini tedeschi. La Burg-Waechter KG, principale produttore tedesco, nel primo semestre di quest’anno ha visto un aumento delle vendite del 25% su base annua e il capo del reparto vendite, Dietmar Schake, ha ben chiaro il motivo: “La domanda da parte di cittadini privati, quasi tutti tedeschi, è cresciuta in maniera significativa”.
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Ma anche i due principali competitor, Format Tresorbau GmbH e Hartmann Tresore AG, hanno postato aumenti a doppia cifra, tanto che in alcuni stabilimenti si lavora su tre turni al giorno. D’altronde, in un Paese dove storicamente si comprano poche azioni, l’aver imposto tasse e commissioni sui depositi bancari è stato il driver per questa fuga verso le casseforti: “Nel momento in cui la banca mi dice che devo pagare l’interesse sul mio deposito, io prendo i miei 50mila euro o quelli che sono e me li metto sotto il cuscino o in cassaforte a casa”, ha dichiarato Dagmar Metzger, imprenditore 53enne, al Wall Street Journal. Oltretutto, parliamo di un Paese dove quasi l’80% delle transazioni retail sono fatte per contanti, quasi il doppio del 46% statunitense, stando all’ultimo sondaggio della Bundesbank. Inoltre, quello tedesco è il popolo che tiene più denaro in tasca e usa più di frequente il bancomat, con un prelievo medio di 256 euro alla volta, contro i 103 dollari degli Usa.
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Certo, l’amore tedesco per il cash è figlio della voglia di anonimato, visti i trascorsi del nazismo e della Germania Est, con i loro cotè di polizie segrete e controlli a tappeto ma ora comincia a serpeggiare la sfiducia nelle banche, il baluardo del sistema di sicurezza sociale ed economica tedesco. E siccome gli istituti di quel Paese attaccano le politiche della BCE per questa dinamica, è un attimo che l’anti-europeismo divampi anche nel Paese che è baluardo dell’Ue. Attenzione al laboratorio tedesco, potrebbe dirci molto anche del nostro futuro.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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