Un nuovo palazzo per Fannie Mae: perché la Città Imperiale deve finire sul lastrico

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di David Stockman

A sentire quello che dicono i media mainstream su Trump, potreste pensare che Attila stia per saccheggiare la Città Imperiale.

Ma è solamente un uomo di spettacolo senza talento. Quindi se esiste una nuova sede di Fannie Mae da qualche parte a Washington DC, dovrebbe iniziare il suo saccheggio proprio da lì. Probabilmente non esiterebbe a distruggerla con una raffica di tweet — o anche con un martello pneumatico mentre indossa uno dei suoi cappelli.

Fannie Mae è un monumento alla corruzione del capitalismo clientelare, e la prova vivente che l’intervento massiccio dello stato nei mercati del credito rappresenta una ricetta per il disastro. Ma piuttosto che chiuderla dopo che ha contribuito a portare il sistema finanziario della nazione sull’orlo della rovina, i politici della Beltway hanno avuto un’idea del tutto diversa.

Vale a dire, hanno in programma di trasferire la sede di Fannie da quella già lussuosa in NW Washington, ad una nuova che verrà costruita nel cuore di Washington DC. Potrebbe esserci un insulto più grande per le 15 milioni di famiglie che hanno perso le loro case per pignoramento a causa dello scoppio della bolla immobiliare che Fannie Mae ha contribuito a gonfiare?

Per non parlare dei $180 miliardi in denaro dei contribuenti che sono stati pompati dentro Fannie Mae e nell’altra GSE dopo l’agosto 2008. Infatti, mentre i politici a Capitol Hill hanno tergiversato per otto anni senza approvare alcuna modifica statutaria o riforma, Fannie Mae e il suo stuolo di lobbisti hanno mostrato chi è che comanda nella Città Imperiale.

È la presenza di questi ricattatori della Beltway che ha permesso a Donald Trump di farsi largo in questa campagna presidenziale.

Sebbene i suoi modi e la sua conoscenza della politica siano scarsi, i travasi di bile riguardo il nuovo palazzo di Fannie Mae sono esattamente ciò che si merita la Città Imperiale.

In realtà agenzie statali i cui affari sono gli immobili, come Fannie Mae e Freddie Mac, sono stati un abominio fin dall’inizio.

Non solo hanno elargito sconsideratamente mutui immobiliari al ritmo di $60 miliardi l’anno — la maggior parte dei quali sono finiti nelle tasche di famiglie della classe media che non avevano diritto ad un aiuto fiscale — ma erano basati sul tipo di artificio finanziario su cui oggi prospera il capitalismo clientelare. Vale a dire, l’affermazione mendace che le GSE sono “partnerariati pubblico/privato” unici e creativi, che consentono un “mercato secondario” per i mutui immobiliari, e quindi compensano il presunto fallimento del libero mercato nel fornire prestiti trentennali a basso costo per quella fetta di popolazione in necessità di abitazioni.

In realtà, il cosiddetto mercato secondario dei mutui non ha rappresentato nulla di simile. Freddie & Fannie sono sempre state filiali del Tesoro degli Stati Uniti ed i loro titoli sono stati solo un’altra variante dei buoni del Tesoro. Ciò è diventato ufficiale quando il Tesoro degli Stati Uniti ha gettato loro un’ancora di salvezza da $180 miliardi alla vigilia della crisi finanziaria.

Quest’azione s’è resa necessaria perché le GSE hanno riscosso favolosi profitti nell’arco di diversi decenni minimizzando drasticamente le perdite, fiduciose che lo Zio Sam le avrebbe tirate fuori dai guai in caso di crisi.

Infatti quando è arrivata la crisi dei mutui Freddie & Fannie non avevano né riserve né capitale, e gli investitori sarebbero rimasti esposti a decine di miliardi di perdite. Inutile dire che l’allora plenipotenziario a Washington, ex-CEO di Goldman a Wall Street e Segretario del Tesoro Hank Paulson, “telefonò” immediatamente al Tesoro degli Stati Uniti, ente da sempre invischiato con Freddie/Fannie.

A dire il vero la giusta rotta sarebbe stata quella di costringere gli investitori, da quelli invischiati coi fondi sovrani cinesi a quelli invischiati coi fondi sovrani norvegesi, e gli hedge fund di Wall Street a prendersi le proprie responsabilità per non aver letto le note scritte in piccolo nei contratti (es. nessuna garanzia legale degli Stati Uniti), e perseguire legalmente Freddie & Fannie per falso in bilancio.

Ma il falso in bilancio non è mai stato nemmeno riconosciuto, e tanto meno perseguito, a causa della finzione che le GSE sono partnerariati pubblico/privato “fuori bilancio”.

Questa truffa è stata inventata da Lyndon Johnson affinché potesse ridurre magicamente i suoi deficit fiscali. Ma sin da allora questa bugia s’è metastatizzata in una verità fantasiosa — cioè, che dietro la facciata in mattoni della nuova sede di Fannie Mae, c’è una vera e propria società che produce servizi con un certo valore aggiunto.

In realtà non c’è niente dietro quelle mura, tranne una timbratrice che imprime la firma del contribuente americano su ogni pacchetto di mutui da miliardi di dollari che garantisce e su tutti i titoli di propria emissione per finanziare un portfolio gigante di mutui e titoli fruttanti un interesse.

Proprio così. Sono i contribuenti statunitensi inconsapevoli che sottoscrivono il bilancio di Fannie, garantiscono il racket che gestisce e alimentano le sue massicce operazioni multi-miliardarie.

Ecco come funziona la truffa. Fannie & Freddie mettono tipicamente in conto il 90% dei margini di profitto lordo per il fatto che non hanno praticamente alcun costo di produzione, al di là delle spese per i loro sistemi automatizzati di sottoscrizione e per le operazioni di back-office computerizzate. Il costo reale dei loro beni dovrebbe essere rappresentato dai grandi accantonamenti contabili per eventuali perdite future, i quali sarebbero necessari se le sue attività non fossero totalmente garantite dal Tesoro degli Stati Uniti.

Infatti l’inutilità dei loro bilanci falsi può essere facilmente dimostrata con una prova controfattuale. Cioè, se avessimo voluto un finanziamento dei mutui di stampo socialista, una manciata di GS-14 avrebbero potuto gestire Freddie & Fannie direttamente dall’edificio del Tesoro degli Stati Uniti.

I dipendenti pubblici avrebbero potuto apporre la garanzia dei contribuenti sul mutuo di ogni famiglia in modo altrettanto proficuo come fanno oggi i finti dirigenti aziendali di Fannie Mae e dell’altra GSE; e nel processo avremmo potuto fare a meno di quegli sprechi legati all’applicazione dei principi contabili GAAP, a quelle che sono semplici operazioni di un mero ufficio governativo.

Ho parlato di questi argomenti in modo diffuso in The Great Deformation, ma la mitologia su Fannie & Freddie è praticamente immune a queste verità. Infatti l’ambiente della Beltway è così corrotto che è stato lanciato un nuovo raid contro la tesoreria da parte di quegli speculatori che hanno acquistato i titoli senza valore di Fannie/Freddie dopo il crollo del 2008 e il salvataggio successivo. E ora stanno battendo i pugni sul tavolo per un piano di salvataggio.

A suo credito, l’amministrazione Obama aveva in precedenza riconosciuto che in assenza del salvataggio statale ($6,000 miliardi) delle garanzie ipotecarie di Freddie/Fannie, i titoli di capitale minori nella loro struttura di capitale (es. azioni ordinarie) sarebbero diventati carta straccia.

Infatti nel settembre 2008 le GSE erano state essenzialmente nazionalizzate dall’amministrazione Bush, altrimenti il sottile strato di equity rappresentato dalle loro azioni, sottoposto ad una leva di circa 100X, sarebbe stato spazzato via.

Di conseguenza l’amministrazione Obama ha deciso di trattare i resti di Freddie/Fannie come un fondo d’investimento statale, e rimandare al Tesoro degli Stati Uniti il 100% dei falsi “profitti” pubblicati ogni trimestre.

Tali profitti, ovviamente, sono solo una truffa fuori bilancio. Il Tesoro degli Stati Uniti ha semplicemente prestato la sua carta di credito alle GSE e poi ha fatto figurare i profitti risultanti come reddito societario. Inutile dire che non esisteva alcuna ponderazione del rischio.

Questa manovra ha portato a più di $200 miliardi di falsa riduzione del deficit sin dal 2009, ma anche a qualcosa di peggio. Vale a dire, una grande campagna di lobby da parte degli speculatori di Wall Street affinché il Tesoro rinunci a suddetti falsi profitti e permetta loro di acquisire un guadagno stimato di $40 miliardi sui titoli inutili che avevano acquistato per pochi centesimi.

La puzza di questa proposta si sente lontano un chilometro, ma non ha fermato gli imbonitori clientelari guidati dagli operatori di hedge fund Bruce Berkowitz e Bill Ackman. Durante il picco della loro recente campagna di lobby, si sono dipinti come benefattori dei proprietari di case nella classe media statunitense.

“Non c’è altra alternativa praticabile per Fannie Mae & Freddie Mac,” ha detto oggi Ackman in un’intervista a Bloomberg Television. “È fondamentale preservare il mutuo trentennale a tasso fisso pagato anticipatamente — rappresenta sostanzialmente il fondamento del sistema immobiliare. Pensiamo che l’unico modo per preservarlo sia quello di preservare Fannie & Freddie […].” Ackman ha detto che i tassi ipotecari salirebbero alle stelle senza le imprese sponsorizzate dallo stato.

Oh, per favore!

Se ci fosse ancora bisogno di prove per dimostrare che gli interventi statalisti, come le sovvenzioni di Washington agli immobili, finiscono per generare distribuzioni di reddito casuali e inattese a coloro schierati politicamente, allora guardate la recente campagna degli hedge fund per “salvare” Fannie & Freddie.

In un universo politico alternativo, non corrotto dal capitalismo clientelare, non ci sarebbe bisogno di un Treasury Bureau of Home Mortgage Finance. La decisione di possedere o affittare case sarebbe presa dalle 115 milioni di famiglie americane; ma soprattutto sarebbe presa in base ai loro giudizi e non, come accade oggi, in base ai favori dello stato.

I mercati dovrebbero equilibrare il prezzo degli interessi sul debito ipotecario e impostare le condizioni di credito e le scadenze con i rischi connessi. Senza dubbio i tassi sarebbero poche centinaia di punti base più alti e i mutui trentennali piuttosto rari.

E come nel recinto apparentemente ricco della Germania, il tasso di possesso delle case potrebbe essere del 55% o qualsiasi altro numero non selezionato dai politici, come quello nell’era Clinton/Bush dove veniva strombazzato un tasso del 70%.

Alla fine è assurdo avere 40 milioni di famiglie affittuarie e 25 milioni di proprietari senza mutui che forniscono (in qualità di contribuenti) migliaia di miliardi di credito agevolato a 50 milioni di famiglie gravate da mutui.

A dire il vero, questa disposizione perversa potrebbe essere liquidata come l’ennesima espressione della ridistribuzione di reddito tra i cittadini americani.

Purtroppo, come sottolineato da quest’ultima incursione degli hedge fund nel Tesoro USA, la realtà non è così anodina. Per nascondere questa ridistribuzione truffaldina, il Treasury Bureau of Home Mortgage Finance è stato ornato per diventare il simulacro di una società a scopo di lucro.

In tale posizione le GSE sono state ripetutamente saccheggiate dagli addetti ai lavori come Franklin Rains, l’uomo da $90 milioni che ha portato Fannie sull’orlo del baratro; e dagli speculatori fast money che sono riusciti a portare la capitalizzazione di mercato totale di Freddie & Fannie al livello folle di $140 miliardi durante il loro periodo d’oro all’inizio del secolo; e dai trader di Wall Street e dai cosiddetti gestori di fondi che hanno inventariato migliaia di miliardi di titoli di debito delle GSE per trarre profitto dallo spread economicamente senza senso tra titoli di stato e la variante delle GSE.

Tutte queste centinaia di miliardi sono state intascate da clientelisti abili e speculatori vari, durante i decenni precedenti la crisi finanziaria del 2008. Dato il trauma di eventi tali, la nazionalizzazione disperata e malcelata di Freddie & Fannie da parte del Segretario Paulson avrebbe dovuto porre fine al saccheggio.

Ma non è andata così, perché non c’è stata fine ai carry trade a costo zero con cui gli speculatori hanno gozzovigliato durante la campagna di stampa monetaria della FED. Perché è proprio questo quello che è accaduto da quando la FED è andata all-in con la ZIRP e il QE nel 2009, e questo gioco sui titoli falliti di Fannie & Freddie è un esempio perfetto.

Allo stesso modo, non c’è fine al branco di predoni clientelari come Berkowitz, i quali hanno il coraggio di chiedere make-whole allo stato. Né vi è alcuna carenza di mercenari — avvocati, commercialisti e consulenti — abili a produrre razionalizzazioni fantasiose di politica pubblica per furti vari ed eventuali.

Così due anni fa è arrivata la corsa clientelista: al culmine del periodo speculativo, le quote di capitale di Freddie & Fannie erano salite da 10 centesimi a $6, e le azioni privilegiate sono eruttate da $0.25 per azione a $12, il che significa che alcuni speculatori hanno ottenuto ritorni sulla carta del 45-60X.

E perché è avvenuto questo “miracolo”?

Semplicemente perché Fairholme Capital di Berkowitz e la sua combriccola di scommettitori — John Paulson, Perry Capital e Pershing Square, tra gli altri — hanno fatto a turno per far salire questa cartaccia, e quindi hanno posto le basi giuridiche e politiche per rovesciare la decisione corretta dell’amministrazione Obama di spazzare via i loro profitti illeciti.

Sì, avevano anche una foglia di fico per razionalizzare la loro incursione al Tesoro. Berkowitz e i suoi compari blaterano che Freddie & Fannie ora hanno rimesso al Tesoro USA $230 miliardi, ripagando così il calo economico originale da $180 miliardi.

Ma quanto credono sia cieca la burocrazia incompetente di Washington?

Circa $50 miliardi sono stati utilizzati per il writing-up di quegli “asset fiscali” che erano stati dedotti sette anni fa, a causa del fatto che in assenza di una nazionalizzazione le GSE non avevano alcuna prospettiva di mettere in conto nemmeno il reddito futuro.

E i restanti $170 miliardi rappresentano dividendi pagati al Tesoro sin dal 2009 per utilizzare la carta di credito dello Zio Sam ed emettere i titoli e le garanzie che sono andati a finanziare gli asset da cui queste GSE hanno tratto i suddetti profitti e dividendi.

Tempo addietro un giudice distrettuale coraggioso ha messo i bastoni tra le ruote a queste pratiche, almeno sul fronte giudiziario. Ma gli hedge fund non si sono dati per vinti, e hanno continuato ad escogitare nuovi modi per saccheggiare i contribuenti americani innocenti e inconsapevoli.

Durante il picco della loro campagna per depredare i contribuenti della nazione per la seconda volta, il capo della banda degli hedge fund, Bruce Berkowitz, è andato sulla CNBC chiedendo che Washington esercitasse la sua “responsabilità fiduciaria” per distribuire miliardi di profitti che né erano stati guadagnati né erano dovuti.

Infatti i principi del saccheggio a Wall Street sono così spudorati che Berkowitz ha detto ad una giornalista scettica della CNBC che “abbiamo aiutato prima AIG” e che ora si limita a chiedere una situazione “win-win” per “aiutare i lavoratori, aiutare l’economia, e realizzare il sogno di chi vuol possedere una casa”!

In breve, i politici presumibilmente ben educati e informati della Beltway si sono girati i pollici per otto anni, mentre i banditi di Wall Street perpetravano la palese rapina sopra descritta e mentre il management di Fannie si preparava ad occupare il nuovo mega-edificio in vetro.

Fortunatamente non passerà molto prima che questa gente finisca sul lasctrico, in un modo o nell’altro.

Saluti,

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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L’articolo è tratto da Francesco Simoncelli’s Freedonia di Francesco Simoncelli.


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