La fine dei giochi per la Finanza delle Bolle: rivolta politica

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di David Stockman

Durante il bagno di sangue nei mercati azionari di venerdì scorso, ho sentito una giornalista della CNBC affermare che il Brexit non rappresenta una gran cosa. Ecco perché si tratterebbe di una crisi politica e non una crisi finanziaria.

A quanto pare nei canyon di Wall Street, la politica non ha molta importanza. Dopo tutto, quando le cose si fanno disperate, Washington cede e fa “tutto il possibile” per far salire le medie mobili delle azioni.

Ecco una notizia flash: tutto sta per cambiare.

L’era della Finanza delle Bolle è stata attivata da un’abdicazione politica quasi 50 anni fa. Ma come ha fatto notare giustamente Donald Trump in seguito al Brexit, gli elettori stanno per riprendersi i loro governi, il che significa che le élite finanziarie del mondo sperimenteranno un brusco risveglio.

A dire il vero la lezione del TARP, quando il piano di salvataggio venne respinto dalla Camera nel settembre 2008, era che la politica non aveva molta importanza.

Bastò la reazione isterica di Wall Street affinché i politici si prostrassero. Infatti il presunto partito di libero mercato domiciliato alla Casa Bianca, gettò rapidamente i suoi tomi di Adam Smith e costrinse il Congresso a riunirsi per la seconda volta al fine di riconsiderare la decisione presa in precedenza.

C’era un senso dietro questo atto di capitalismo clientelare: nel ciclo di sperimentazione ventennale delle banche centrali con la Finanza delle Bolle, gli zoticoni nel Congresso non hanno mai capito con cosa avevano a che fare.

Infatti durante le prime fasi dell’era delle bolle abbiamo assistito ad un’enorme inflazione dei prezzi delle abitazioni residenziali. Per esempio, tra l’arrivo di Greenspan alla FED nell’agosto 1987 e il picco della bolla immobiliare nel 2007, il valore delle abitazioni residenziali è passato da $5,500 miliardi a $22,500 miliardi, o un aumento del 4X.

La massima estensione della bolla immobiliare si è verificata nel recinto di entrambe le coste d’America. Ma non ha alzato il valore immobiliare dei 50 milioni di proprietari nell’entroterra americano.

Di conseguenza questi ultimi non comprendevano che il nuovo sistema andava a favore di coloro nel 10% superiore della scala sociale, il quale detiene l’85% degli asset finanziari non-immobiliari. Nè comprendevano che i casinò speculativi della Finanza delle Bolle, erano una fonte particolarmente verdeggiante di guadagni inattesi per lo 0.1% della popolazione.

Infatti, se diamo uno sguardo alla torta della ricchezza, i 13 punti percentuali persi dal 90% delle famiglie (105 milioni di famiglie) nel corso degli ultimi 30 anni, è stato catturato da 120,000 famiglie nella fascia sociale superiore (0.1%).

E né si comprendeva come la massiccia stampa monetaria in condizioni di Picco del Debito stimolasse quasi esclusivamente la speculazione a Wall Street, e non la produzione di Main Street, i posti di lavoro, il reddito e la spesa.

In ogni caso, alla vigilia della grande crisi finanziaria, il GOP era effettivamente controllato dal racket della Beltway e dai giocatori d’azzardo di Wall Street, e non dagli elettori che lo avevano mandato al potere.

In realtà, il plenipotenziario di Goldman Sachs a Washington, Hank Paulson, era praticamente al comando del governo eletto. Allo stesso tempo, la Casa Bianca di Bush aveva popolato la banca centrale con sostenitori dell’attivismo monetario, che erano più che pronti ad autorizzare misure “eroiche” per reflazionare la bolla.

Inutile dire che il leader del gruppo, Ben Bernanke, era stato appuntato per questo ruolo nientemeno che da Milton Friedman. Quest’ultimo, a sua volta, 37 anni prima aveva portato Nixon fuori strada a Camp David, quando convinse Tricky Dick a sganciare il dollaro dall’oro, aprendo così la porta al denaro fiat, all’espansione del credito di massa e all’era moderna della Finanza delle Bolle.

Esiste una linea retta che collega quel grande punto di svolta e il Brexit. Vale a dire, l’abbandono di Nixon del gold-exchange standard di Bretton Woods, rappresentava anche un atto profondamente politico.

Il risultato è stata la cessione della politica economica e finanziaria nelle mani di un’élite non eletta, la quale l’ha poi ceduta nelle mani di Wall Street e delle forze della speculazione e della finanziarizzazione scatenate dalla moneta fiat.

La distruzione di Bretton Woods ha rappresentato l’evento catalizzante. Ha permesso ai banchieri centrali e alla burocrazia finanziaria di stabilire una dittatura fatta di salvataggi, bolle e finanziarizzazione della vita economica. E di diffondere questo sistema funesto all’Europa, al Giappone e al resto del mondo.

A dire il vero, ci sono voluti più di due decenni affinché si materializzasse pienamente. Esistevano culture istituzionali e ideologie profondamente radicate tra i policymaker che impedivano loro di ricorrere in modo plateale alla stampa monetaria e ai salvataggi finanziari.

L’interludio di Paul Volcker negli Stati Uniti e la determinazione della Bundesbank nel proteggere una moneta sonante, sono casi lampanti.

Ma alla fine il vecchio sistema ha finito per abdicare. Sono emerse le bolle dotcom e immobiliare di Greenspan, l’ascesa della BCE e dei governanti finanziari di Bruxelles, i salvataggi di massa innescati dalla crisi globale del 2008-2009, l’orrenda espansione dei bilanci delle banche centrali durante l’era del QE e della ZIRP, il “whatever it takes” di Draghi e l’attuale follia finanziaria dei tassi d’interesse sotto lo zero in gran parte del pianeta.

Ma ecco il punto fondamentale: gli zoticoni nel Congresso sono all’ultimo giro.

Venti anni di Finanza delle Bolle hanno reso la City di Londra un’oasi di splendore e prosperità, per esempio, ma hanno lasciato l’entroterra della Gran Bretagna industrialmente deserto, risentito per la prosperità ingiusta delle élite e timoroso nei confronti del flusso di immigrati e importazioni alimentato dal super-stato di Bruxelles. Come ha sottolineato un osservatore, la geografia del voto ha detto tutto:

“Se hai i soldi, allora voti per rimanere”, ha detto con certezza. “Se non ce li hai, allora voti per uscire.” Eravamo a Collyhurst, il quartiere difficoltoso sul margine settentrionale del centro di Manchester, e ho avuto difficoltà a trovare un elettore favorevole al remain.

Guardate la mappa dei risultati, e quella grande isola di voti “remain” a Londra e nel sud-est; o nel centro della capitale: 69% in Tory Kensington e Chelsea; 75% a Camden; 78% a Hackney, in contrasto con i voti leave in luoghi come Great Yarmouth (71%), Castle Point in Essex (73%), e Redcar e Cleveland (66%). Questo è un paese così squilibrato che è effettivamente caduto.

L’ascesa di Trump negli Stati Uniti riflette la stessa frattura sociale ed economica. Vale a dire, la Finanza della Bolle ha drasticamente sbilanciato gli Stati Uniti: le zone sulla costa sono prosperate, mentre l’entroterra è rimasto indietro.

Va da sé che la massiccia monetizzazione del debito e i 90 mesi di tassi d’interesse a zero, sono stati una manna per la Città Imperiale. Senza quasi nessuna restrizione sulla sua capacità di prendere in prestito e spendere, il complesso militare/industriale ha prosperato come non mai, così come il cartello del settore medico, il sindacato dell’istruzione e i racket minori della Beltway come l’energia verde e le sovvenzioni all’agricoltura/food stamp/etanolo.

Allo stesso modo, i raccoglitori di asset, gli intermediari finanziari, i broker, gli scommettitori e gli ingegneri finanziari, hanno prosperato enormemente perché il mercato è stato truccato sin dal Lunedì Nero dell’ottobre 1987. Cioè, il costo del debito e le operazioni di carry trade sono state falsificate, l’assicurazione sulle coperture è diventata scandalosamente a buon mercato e di volta in volta la FED ha salvato la baracca degli speculatori.

Anche ciò che passa per lavoro imprenditoriale nel mondo dei social media e nuova tecnologia, in realtà non è tale. È solo un’altra variante della bolla delle dotcom in cui alcune buone innovazioni sono state drasticamente sopravvalutate (ad esempio, Uber), mentre uno tsunami di inutili start-up sono diventate giganteschi marchingegni per bruciare denaro (ad esempio, Tesla).

Preso tutto ciò in considerazione, si sta finanziando un complesso effimero di pseudo-imprese, pseudo-posti di lavoro e pseudo-reti di start-up che stanno attirando decine di miliardi in capitale di rischio. Ma ciò equivale ad un simulacro di prosperità e gli investimenti improduttivi di oggi si trasformeranno negli sprechi e nelle perdite di domani.

Nel frattempo, l’economia di Main Street è atrofizzata. La prima tornata di Finanza delle Bolle ha sepolto la classe media sotto il debito, mentre l’intensificazione del post-crisi ha trasformato i piani alti delle grandi aziende d’America in una gigantesca fucina per l’ingegneria finanziaria.

Contrariamente alle chiacchiere nello zombie-box, non vi è stato alcun deleveraging. Alla vigilia della crisi nel quarto trimestre del 2007, il debito commerciale non-finanziario totale era di $11,000 miliardi, ed ora è a $13,500 miliardi.

Ogni centesimo di tale cifra rappresenta risorse economiche reali sottratte all’entroterra e pompate nel casinò finanziario e nelle tasche delle élite nelle zone sulla costa.

Un recente studio del Census Bureau dimostra che dopo la crisi finanziaria solo 20 contee hanno generato la metà di tutte le start-up avviate. Ciò che lo studio descrive, ma non articola esplicitamente, è il flusso massiccio di capitale di rischio finito nelle 20 contee (principalmente su entrambe le coste e negli avamposti del complesso militare/industriale). Ciò è di per sé un prodotto della Finanza delle Bolle.

In breve, la Finanza delle Bolle è un Robin Hood alla rovescia: incarna un intervento fiscale nei flussi naturali del libero mercato che punisce i risparmiatori, i lavoratori, gli imprenditori della piccola/media impresa e i pensionati; e favorisce gli speculatori, i titolari di asset finanziari ed i trader monetari.

La Finanza delle Bolle è un affronto sia per la governance democratica sia per la prosperità capitalista. Gli elettori di Trump, gli elettori del Brexit, le masse che si radunano sotto gli standardi populisti in Europa, rappresentano una riattivazione della macchina politica per fermare le élite finanziarie e la loro Finanza delle Bolle.

Sì, questa volta è diverso, e questa volta non ci sarà alcuna reflazione della bolla finanziaria come invece accaduto dopo il Lunedi Nero, il bust delle S&L, il crollo delle dotcom e la grande crisi finanziaria del 2008-2009.

Inutile dire che i permabull e gli “acquirenti durante i ribassi” a Wall Street, che stanno all’erta per i segnali provenienti dalla classe dirigente finanziaria, sono destinati a sperimentare un brusco risveglio. E la dichiarazione di oggi da parte di Martin Schulz, presidente del parlamento europeo, potrebbe spiegare il perché.

Ha detto Schulz:

“Gli inglesi hanno violato le regole. Non è la filosofia europea lasciare che la folla possa decidere il fato dell’Europa.”

Pensiamo che Schulz abbia torto.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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L’articolo è tratto da Francesco Simoncelli’s Freedonia di Francesco Simoncelli.


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