Le troppe Ventimiglia d’Europa ci dicono che ora la misura è colma. E sono le cifre a parlare chiaro

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Ventimiglia
Non so se, come me, abbiate avuto la disgrazia di sentire la conferenza stampa dei cosiddetti “No borders” a Ventimiglia: se sì, siamo fratelli nella disperazione. Qui non basta nemmeno più citare Darwin o Lombroso, qui siamo al delirio autolesionista puro, siamo alla perversione mentale e civile. Ovviamente, dopo l’agente morto di infarto a margine degli scontri di sabato, centri sociali e amenità umane affini, hanno deciso di annullare la manifestazione prevista per oggi pomeriggio: “Non vogliamo cadere nel trappolone della polizia”, ha tuonato uno dei leader, il cui ultimo contatto con una saponetta penso risalisse ai mondiale dell’82 in Spagna.
Borders
Più che altro, non volete prendere manganellate nei denti, le quali oggi sarebbero state automatiche dopo quanto accaduto. Insomma, i diritti dei migranti – come li chiamano loro – possono andare a quel paese se rischio in prima persona di farmi la bua o di venire fermato: sarà ma mi ricordavo gli autonomi di un tempo un pochino meno fifoni nel rivendicare le loro istanze e nel rischiare di pagare le conseguenze delle proprie azioni illegali.

Detto questo, se a Ventimiglia ormai la situazione è esplosiva per i cittadini, visto che i francesi hanno letteralmente sigillato la frontiera, a Como non va meglio, visto che sono oltre 500 i clandestini (perché tali sono, usiamo i termini appropriati) accampati nella zona della stazione ferroviaria nella speranza di entrare in Svizzera.
Como
Speranza vana, ovviamente, perché stando a cifre provvisorie fornite il 2 agosto dall’Amministrazione federale delle dogane, nell’ultima settimana di luglio si è registrato in Ticino un forte aumento del numero di respingimenti alla frontiera, mai raggiunti prima. In una settimana sono state fermate 1349 persone entrate illegalmente in territorio ticinese, 1102 delle quali respinte in Italia, poiché non intendevano presentare richiesta d’asilo ma soltanto transitare per la Svizzera e dirigersi in altri Paesi europei.
Svizzera
Da ciò risulta un calo del numero delle domande d’asilo: soltanto 247 nell’ultima settimana di luglio, mentre nella precedente erano state 981 (un record) e in media 660 alla settimana negli ultimi due mesi. In cima alla classifica delle richieste (più della metà) ci sono sempre e ancora gli eritrei, seguiti da cittadini di Etiopia, Gambia, Nigeria e Somalia. Profughi? Da cosa?

Ma se a Ventimiglia fanno i duri, a nord i francesi sono completamente nel panico. Questa foto
Calais
testimonia l’assalto ai camion in transito a Calais con direzione Gran Bretagna compiuto la notte tra il 2 e il 3 agosto da alcune “risorse”, una delle quali armata di motosega. A subire l’aggressione, per fortuna senza conseguenze, è stato un camionista belga e l’associazione britannica delle aziende di autotrasporto, FTA, ha detto chiaramente che “prima o poi ci scapperanno dei morti, se la situazione non sarà riportata sotto controllo”. In quella che è stata una vera due giorni di guerriglia, gruppi di clandestini che vogliono attraversare la Manica, hanno dato vita a barricate e incendiato parte del manto stradale e della carreggiata per bloccare i mezzi in transito. Quando il camionista belga ha visto la motosega, ha deciso di forzare la barricata senza fermarsi.
Calais1
Si tratta degli occupanti della cosiddetta “Giungla”, l’accampamento che le autorità francesi hanno fatto finto di smantellare in favore di telecamera ma che è risorto nell’arco di poche settimane a qualche centinaio di metri di distanza: Calais, di fatto, è una città in ostaggio di circa 7300 clandestini. Ma Oltremanica non stanno messi meglio, visto che Tommy Robinson, uno dei leader di Pegida nel Regno Unito, al ritorno dagli Europei in Francia, è stato denunciato dalla polizia del Bedfordshire per aver ostentato questa bandiera
Pegida_UK
al seguito della nazionale inglese. Insomma, per aver mandato a fare in culo l’isis, cosa che penso in parecchi farebbero volentieri, Robinson è stato denunciato per incitamento all’odio razziale, “poiché il suo gesto pone un rischio significativo di violenza e disordine” e interdetto per tre anni dallo stadio della sua squadra del cuore, il Luton Town.

Ma la gente comincia a non poterne più. Lo dimostra l’ultimo sondaggio di ARG, uno dei principali istituti demoscopici tedeschi, il quale ha mostrato che il supporto dei cittadini verso Angela Merkel è crollato di 12 punti percentuali, attestandosi ora solo al 47%, mentre quasi i due terzi dei tedeschi sono scontenti della politica migratoria decisa dal governo. Si tratta del livello di fiducia più basso dalla rielezione del 2013, basti pensare che soltanto ad aprile dello scorso anno, prima che scoppiasse la crisi dei migranti, la Cancelliera godeva del supporto del 75% dei suoi connazionali.
Merkel_out3
Di converso, è salito di 11 punti al 44% il grado di fiducia nei confronti del governatore della Baviera, Horst Seehofer, alleato sempre più riottoso e scomodo della Merkel a livello nazionale con la sua CSU. Tanto più che lo stesso leader bavarese ha detto chiaro e tondo che in occasione delle elezioni previste per il settembre dell’anno prossimo, potrebbe correre con una campagna elettorale a parte, rompendo l’unità del partito. E sono in parecchi a pensarla come lui. Per Peter Ramsauer, ex ministro e parlamentare di lungo corso della CSU, “Seehofer esprime esattamente i sentimenti della gente. Molte persone vedono come una provocazione il fatto che la Merkel continui imperterrita nella sua politica sull’immigrazione”.
Seehofer1 (2)
Dello stesso avviso anche Wolfgang Bosbach, deputato della CDU ed ex presidente del Comitato per gli affari interni: “Sempre più tedeschi sono spaventati dal fatto che, dato il numero enorme di immigrati, il Paese non sia in grado di gestire realmente la situazione”. Stando all’ultimo sondaggio compiuto da Bloomberg, in vista della elezioni, la CDU è ancora il primo partito con il 34%, seguita dall’SPD con il 22%, mentre i Verdi sono al 13% e Alternative fur Deutschland al 12%, con la sinistra della Linke al 9% e i Liberali al 5%: si tratta di un campione di 1003 persone interpellato l’1 e il 2 agosto, con un margine di errore del 3,1%. E ora la Merkel ha un problema in più, perché come ci mostra questo grafico,
Refugees_germany
l’accordo tra Ue e Turchia ha frenato e di molto il flusso di clandestini verso la Germania ma se Erdogan, ormai in guerra con l’Ue e fresco del riallineamento con Mosca, decidesse di far saltare quel patto e aprisse i confini con Grecia e Bulgaria, allora il problema tornerebbe drammaticamente di attualità, più di quanto già non sia. E il 4 settembre si vota nel Land di Berlino e in Mecklenburg-Vorpommern, un test che ci dirà molto di quale aria tiri nel Paese.

Ma mettiamo qualche cifra in fila, tanto per renderci conta di cosa stia subendo l’Europa da un anno a questa parte, senza che nessuno dica nulla. Lo scorso anno, sono stati 1,3 milioni gli stranieri che hanno presentato domanda d’asilo nei 28 Stati membri, in Norvegia e Svizzera, quasi il doppio dell’altro record benchmark, quello registrato nel 1992 con circa 700mila richieste, quasi tutte post-Urss, stando a elaborazioni di Pew Research su dati Eurostat. Sempre lo scorso anno, i 28 Paesi più Norvegia e Svizzera come insieme hanno avuto 250 richieste di asilo per ogni 100mila residenti ma la ripartizione non è stata affatto equa: se infatti l’Ungheria ha visto 1770 richiedenti ogni 100mila abitanti e la Svezia ne ha registrate 1600 ogni 100mila, la Germania ha limitato il numero a 549, la Francia a 110 e il Regno Unito solo 60 ogni 100mila abitanti. Questa tabella,
Migrats_disagree
elaborata dal Pew Research, dopo un sondaggio compiuto lo scorso mese di aprile, parla chiaro rispetto allo stato d’animo dei cittadini europei su come i vari governi e l’Ue come istituzione stiano gestendo l’emergenza. Insomma, nessuno è contento, tutti sembrano dire “quando è troppo, è troppo”. Inoltre, oltre la metà dei richiedenti asilo (53%) giunti nell’Unione, in Norvegia e in Svizzera nel 2015 avevano tra i 18 e i 34 e, visto che parliamo di prima dell’accordo con la Turchia, la maggior parte arrivava da Iraq e Siria. Paesi da quali, rispettivamente, arrivavano giovani adulti per il 56% e 50% del totale, mentre dall’Afghanistan il 45%.
Germany_migrants
Inoltre, sul totale dei richiedenti asilo giunti nel 2015, il 73% erano uomini: entrando nel dettaglio, erano di sesso maschile il 71% di chi arrivava dalla Siria, il 75% di chi arrivava dall’Iraq e l’80% degli afghani. Ci sono poi altri Paesi, da cui ufficialmente non si scappa dalla guerra, che ci hanno regalato quasi unicamente “risorse” maschili: il 97% di chi arrivava dal Gambia, il 95% di chi proveniva dal Pakistan e il 97% di chi arrivava dal Bangladesh. Ora, chi scappa non dovrebbero essere prima di tutto i soggetti più deboli e indifesi, ovvero donne, vecchi e bambini? Qui ci troviamo di fronte a maschi dai 18 ai 34 anni, per la maggior parte e che scappano da Paesi dove la guerra non c’è. Voi come la chiamereste questa, se non invasione programmata? Parlano i numeri.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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