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Pochi giorni fa, un importante festival itinerante, mi ha invitato ad un dibattito, un invito gentile e gradito, mi piacciono i “festival popolari”, quelli organizzati amatorialmente e che coinvolgono la popolazione locale. Ma ho rifiutato l’invito.
Il motivo è semplice, il dibattito si doveva svolgere tra me ed un personaggio (non un medico) che pubblicizza e promuove una delle ciarlatanerie più note e pericolose che esistano al mondo. Non dirò chi sia il personaggio né di cosa si occupi, farei solo pubblicità gratuita ma si sarebbe dovuto parlare di salute e malattie con una persona che di salute ne capisce quanto io sia esperto di fisica nucleare, affidare a lui la propria vita praticamente equivarrebbe affidare al sottoscritto la sicurezza di una centrale nucleare, non ve lo consiglio.

Gli organizzatori hanno pensato a me perché “serve qualcuno che sappia bilanciare le sue affermazioni“.
Il problema è che per “bilanciare” le affermazioni di quella persona non servirebbe chiamare un esperto o un addetto ai lavori, è un confronto già sbagliato in partenza. Se si parla di medicina si chiama un medico, se si parla di fisica un fisico e così via. Non è normale un dibattito medico tra un profano e chi si occupa di salute.
Ma questo succede e spesso sono proprio i profani (o quelli in malafede) che cercano questi confronti, per loro è una “promozione” da tutti i punti di vista, professionale perché pur non essendo esperti di salute sono paragonati ad essi e commerciale perché si fanno pubblicità.

Ora, in inglese questo lo chiamano “false balance“, ovvero mettere sullo stesso piano due fatti, uno scientifico (ma anche di altro tipo, in ogni caso “attendibile”) con uno pseudoscientifico (o falso), è un noto “bias” (un errore, una debolezza nel ragionamento).
Mettendo sullo stesso piano la scienza e la ciarlataneria si crea un senso di credibilità a chi non ne ha, una “dignità” che non può esistere. In questi contesti il ciarlatano ha tutto da guadagnare ed un dibattito si svolgerebbe su argomenti che bloccano il ragionamento scientifico per portarsi sulle illazioni e sulle ipotesi personali. Non sarebbe un dibattito scientifico quindi ma un palco dal quale proclamare idee indimostrate ed inconfutabili.
Un classico: fare affermazioni indimostrabili e vaghe (che chiaramente lo “scienziato” non può smentire, non perché non lo sa fare ma perché non puoi smentire una cosa che non esiste) per poi dire “non ha saputo ribattere” ma a parte questo si considera “accettabile” qualcosa che non lo è, si “promuove” a “ipotesi” qualsiasi sciocchezza, tanto queste non presuppongono l’onere della prova. Non avendovi detto di cosa si sarebbe parlato si capisce poco ma questo serva per un discorso più generale.
Ma come ho detto ho rifiutato e sono convinto di aver fatto la scelta migliore e più corretta.
Sarebbe un dibattito equilibrato invitare un astrologo (che usa la superstizione per parlare di stelle e pianeti) per parlare di costellazioni e mettergli di fronte un astronomo (il vero esperto di astronomia)?
Il geologo che spiega come si cercano le fonti di acqua, deve “dibattere” con un rabdomante (colui che dice di scoprire vene acquifere con i suoi poteri paranormali)?
Esistono sedi adatte per l’una e l’altra persona, un contesto scientifico per parlare di scienza ed uno informale o ai fini di intrattenimento per parlare di fenomeni paranormali.
La BBC, la rete televisiva nazionale inglese, proprio per questo ha scelto di non ospitare d’ora in poi, in tramissioni televisive, i cosiddetti “alternativi” della scienza. Chi ha posizioni non condivise dalla comunità scientifica ha un mezzo per far conoscere (ed eventualmente apprezzare) le sue idee: dimostrarle.
Le descrive, le prova e pubblica le prove in una rivista scientifica nella quale tutti gli scienziati del mondo possano leggerle, controllarle, verificarle e dopo confermarle o meno e così rientrare nelle fila della scienza abbandonando la pseudoscienza.
Basta volerlo.
Andare in televisione, in radio, a dibattiti pubblici, significa rivolgersi al pubblico ed in questo caso gli argomenti dei ciarlatani hanno facile presa, molto di più di quelli di chi sposa sinceramente ed onestamente il metodo scientifico.
Qualcuno pensa che non “affrontare” gli pseudoscienziati lascerebbe strada aperta alle loro farneticazioni, certo, in fondo così, dovunque vadano, non ci sarebbe nessuno pronto a ribattere, a smentirli o a spiegare perché non hanno ragione, è giusto, ma come ho scritto prima, una persona che si basa sul metodo scientifico, giocherebbe una partita completamente sbilanciata, è, appunto, un falso “bilanciamento” delle opinioni.
Il ciarlatano può dire quello che vuole, se dice “io con la mia pillola curo tutti i mali nel 100% dei casi“, lo scienziato non può che rispondere “non è vero, non lo ha mai dimostrato” a questo il ciarlatano risponderà “sì che è dimostrato, ci sono centinaia di testimoni” (che per la scienza contano ma fino ad un certo punto, sempre che esistano), lo scienziato ribatterebbe “allora pubblichi queste testimonianze in una rivista scientifica” ed il ciarlatano “già fatto, nel Giornale di Vigevano“. Il pubblico applaude, il ciarlatano ha ragione, lo scienziato si ritira in silenzio, non c’è nulla da dire per chi usa questi argomenti.
Che “dibatti” a fare?
Se il ciarlatano sostiene di curare il 100% dei suoi pazienti, il medico risponderà “io ne curo il 70%” (perché la correttezza, la cautela e le affermazioni dubbiose, sono patente di serietà), il medico, agli occhi del pubblico profano, ha perso.
Il pubblico naturalmente, resterà colpito da quel 100%: è superiore, è vincente, poco importa se è falso, se il 100% sia solo un messaggio pubblicitario senza riscontri ma se vuoi dire una bugia, dilla grossa, ci sarà sempre chi ci crederà.
Questo può farlo un truffatore, non una persona seria e per questo la strada del primo sarà sempre più facile di quella del secondo.
Qual è il dibattito quindi? A chi serve?

Il “falso esperto” si basa proprio su argomenti non scientifici o difficilmente smentibili per uscire “vittorioso” (dal suo punto di vista) dal dibattito, è la sua caratteristica, il suo punto di forza. Gli argomenti del “falso esperto” si basano tutti su:

1) Teorie del complotto.

2) Citazione di altri falsi esperti.

3) Selezione di studi non autorevoli, falsi o non attinenti.

4) Interpretazioni personali della realtà.

5) Manipolazioni, illazioni e fallacie.

Si tratta quasi sempre di argomenti senza basi, incommentabili, non smentibili (se dici che “Big Pharma” si arrichisce a spese della salute della popolazione, non stai portando una prova a favore di qualcosa ma un’illazione che non dimostra nulla).

Al contrario uno scienziato o un vero esperto deve limitarsi a dati reali (anche se fossero pochi ma che siano veri), deve usare cautele e condizionali, non deve fare affermazioni stupefacenti, caute, non può interpretare personalmente i risultati della ricerca scientifica e si basa solo su fatti oggettivi, se non lo facesse sarebbe un ciarlatano anche lui.

Il “confronto” non può esistere quindi perché il vero esperto o colui che basa le proprie informazioni su quelle fornite dalla scienza, ha dei limiti da non sorpassare, gli stessi che l’esperto “fai da te” sorpassa regolarmente ed anzi è proprio questo il suo scopo. Non a caso il “false balance” prevede che sia uno scienziato “serio” che debba smentire il “ciarlatano” quando dovrebbe essere l’esatto opposto: chi ha l’idea “eretica” dovrebbe dimostrarne la veridicità andando contro il parere della comunità scientifica, se ci riesce ha fatto una scoperta, se non lo fa resta un ciarlatano mentre non deve essere mai lo scienziato ad impegnarsi nella demolizione delle bufale scientifiche, è tempo perso.

Ma questo non succede perché non fa spettacolo.

Basti riflettere sul fatto che le ultime cure alternative che hanno creato discussioni pubbliche importanti nel nostro paese (Bonifacio, Di Bella, Stamina) nonostante il parere dei competenti (ed in alcuni casi anche l’esame da parte degli stessi) abbiano smentito le promesse iniziali, i rispettivi “inventori” non abbiano mai accettato la bocciatura, l’abbiano rifiutata con le scuse più classiche, le stesse che hanno usato per promuoversi: il boicotaggio, il complotto, la genialità incompresa. Non hanno aggiunto nulla ai loro argomenti ma hanno usato la smentita come trono sul quale sedersi.
I loro seguaci, naturalmente, hanno accettato ogni giustificazione.

Quando si vuole organizzare un dibattito reale tra due posizioni scientifiche (naturalmente se si ha intenzione di organizzare un dibattito scientifico e non una rissa) i due ospiti devono avere delle credenziali scientifiche, devono essere noti per avere esperienza reale su un determinato campo, devono essere ambedue di nota onestà e correttezza. Chi accetterebbe un match sportivo tra un atleta onesto ed uno noto per usare sostanze proibite? Chi si divertirebbe a guardare una partita con il risultato deciso già dall’inizio?
Negli Stati Uniti c’è un forte dibattito sul riscaldamento globale (“global warming“), molto più acceso che nel resto del mondo. È un dato abbastanza provato che la principale causa del riscaldamento globale (aumento delle temperature sulla Terra) sia causato dalle attività umane. C’è però una piccolissima (infinitesimale) porzione di studiosi che lo nega, chiama in causa altri motivi ma non ha mai dimostrato di aver ragione. In molti dibattiti (pubblici, televisivi) si è visto come mettere alla pari due pareri assolutamente sbilanciati, facesse diventare l’ipotesi meno probabile meritevole di attenzione, credibile, nonostante non avesse elementi per essere considerata attendibile, la “teoria più incredibile” non cambia in rapporto alla sua attendibilità ma cambia in rapporto al pubblico, in poche parole “la gente ci crede di più” e proprio perchè qualcuno di attendibile ha provato a smentirla.

La cosa più interessante è che questo tipo di avvenimento può essere usato per condizionare le masse.
Uno dei pericoli del falso equilibrio delle ipotesi è quello che chi ha interesse a sposare una causa per interesse personale (anche poco onesto), potrebbe usare anche un solo “opinionista” o scienziato per farsi ascoltare. Le industrie che inquinano ad esempio potrebbero fare pressioni dicendo che “non è provato che a causare il riscaldamento globale siano le nostre industrie”.

Una trasmissione televisiva umoristica ha risolto il problema in maniera esilarante. Per rappresentare le due “ipotesi” in maniera statisticamente corretta, ha simulato un dibattito tra un “esperto” con l’opinione non scientificamente accettata e quello che diffonde l’opinione condivisa dalla scienza e poi ha invitato sul palco le due parti per un dibattito “equilibrato“: 2 scienziati che sostengono l’opinione meno plausibile (scientificamente) e 96 scienziati che invece sostengono ciò che oggi sappiamo, l’effetto è assicurato.
Allora dividiamo le cose e mettiamole al loro posto: la scienza è ciò che è dimostrato, il resto sono ipotesi. Se poi queste ipotesi sono state smentite o in ogni caso non sono ancora dimostrate non è scienza ma falsa scienza o bugie.
Fine, non c’è bisogno di dibattiti, discussioni, convegni pubblici, non si paragona scienza e fantascienza.
Se poi un programma televisivo o una rassegna, volessero organizzare un incontro sulla salute decidano prima se dedicarlo alla corretta informazione o alla fantamedicina, considerando che nel secondo caso qualcuno potrebbe lasciarci le penne.
Che poi ci sia gente che preferisce abbandonarsi alle illusioni o alle bugie, lo faccia pure, cercando almeno di essere consapevole che sta ascoltando una persona che spaccia per realtà ciò che invece non è nemmeno lontanamente un concetto scientifico.

…per completezza di informazione, l’organizzatore del festival che mi ha invitato ha detto che in mancanza di un dibattito con qualcuno di competente, sarà annullato l’incontro con lo pseudomedico, mi sembra corretto ed apprezzabile.

Alla prossima.

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