Che male vuoi che faccia: il parto in casa.

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Se abbiamo una possibilità di cura, questa è nella medicina, né nei riti magici e nemmeno tra le pieghe delle tante finte terapie che si trovano in giro. Questo è da ribadire perché un insistente marketing da parte della lobby dell’alternativo, cerca di dipingere la medicina ed i luoghi in cui si pratica come un girone infernale ed il paradiso sarebbe rappresentato da granuli di zucchero, massaggi energetici o pozioni magiche. Si tratta di una grossa bugia con il solo scopo di guadagnare senza curare.
La medicina è fatta dall’uomo, con tutte le conseguenze, anche negative ma non esistono “alternative” ad essa, è un controsenso.
La medicina è il risultato di un percorso, di controlli, prove ed esperienza. Alternativa a tutto questo è affidarsi all’improvvisazione, al caso, all’opinione personale e questo, quando si parla di salute, è molto pericoloso.
Se è corretto limitare l’uso dei farmaci quando non necessari e l’eccessiva medicalizzazione di ogni atto umano, quando si ha un problema non c’è pozione magica che ci possa salvare. La medicina si usa quando c’è qualcosa che non va ed ovviamente, questo qualcosa, spesso succede quando meno ce lo aspettiamo. Per questo spesso si commette un errore molto grave, considerare le pseudomedicine come qualcosa di inoffensivo. La stessa omeopatia, la pseudomedicina più diffusa al mondo, fa suo uno slogan che è un pugno in faccia alla ragione: “non ha nessun effetto collaterale”, evidente, se non contiene nulla non provoca nulla di negativo ma nemmeno di positivo.

Farsi abbindolare dalle sirene affascinanti della medicina alternativa quindi può essere quindi un brutto salto nel buio, anche logico: se qualcuno non si fida della medicina che subisce dei controlli e delle verifiche, come può fidarsi di qualcosa che non ha mai dimostrato di funzionare e che fugge il controllo?
Anche l’evento più fisiologico che esista, il parto, può complicarsi e la cosa da ricordare è che la maggioranza delle complicazioni da parto sono imprevedibili. Proprio per questo conviene avere a disposizione i mezzi per provare a rimediare.
Ho già parlato altre volte della possibilità di partorire a casa, per certi tipi di gravidanza (per esempio quelle senza patologie o condizioni di rischio, in donne che abbiano già partorito), il parto in casa è una possibilità che non espone a particolari rischi (ed anzi sembra avere dei benefici). Già, però certi rischi non puoi prevederli e quindi si devono tenere presenti alcune cose. Ad esempio farsi assistere da personale qualificato, oppure assicurarsi di poter raggiungere un ospedale in breve tempo. Oppure fidarsi della medicina, dipinta come il male da alcuni ma che ha consentito, anche a questi furbetti della salute, di arrivare integri fino alla loro età.
Non ci sono leggi che regolano il parto, non possono esserci, così in qualche nazione non è prevista una regolarizzazione del settore dove quindi chiunque può improvvisarsi ostetrica ed agire come preferisce.

Così è accaduto in Australia il 24 gennaio 2012.

Caroline Lovell, 36 anni, ha scelto di partorire a casa sua e di provare il parto in acqua utilizzando la vasca di casa, è stata sempre attratta dalla possibilità di partorire in casa, anche se il primo suo parto avvenne in ospedale. Ad assisterla Gaye Demanuele, ostetrica, nota nell’ambiente ed anche lei decisa attivista per il parto in casa (ed attiva anche su altri fronti come il pacifismo) che, quattro mesi dopo il parto di Caroline, scelse di cancellarsi dal registro delle ostetriche australiano perché non voleva fare parte di un sistema che obbliga le donne a ricevere farmaci e trattamenti medici durante il parto. Secondo la donna il parto in ospedale “riduce la possibilità delle ostetriche di prendersi cura delle donne in un sistema sanitario centrato sulla persona e olistico […] un sistema nel quale troppe donne e bambini soffrono gli effetti di frequenti procedure, spesso non necessarie, che procurano un trauma fisico e psicologico alla nascita“.

Una posizione forte e nemmeno così rara, anzi, molto comune nella ristretta cerchia delle ostetriche estremiste (anche di casa nostra) che terrorizzano la donna dipingendo il parto in ospedale come un’esperienza terribile (ed al contrario quello a casa, ovviamente assistito da loro, come la soluzione ideale).
Idee estreme che non hanno come scopo quello (corretto) di ridurre la medicalizzazione della gravidanza e del parto, questo infatti non significa rigettare la scienza ma usarla se serve mentre le ostetriche “olistiche” hanno uno scopo molto più personale (e venale). Il parto non è un evento da medicalizzare ma è un evento come un altro e, come qualsiasi evento, può diventare (molto raramente) problematico. Il punto è che quando si è impregnati di ideologia si tende a diventare estremisti e invece di considerare ogni caso come caso singolo si combatte una guerra contro tutto ciò che è medicina, come se rappresentasse il male, dimenticando che il male ci colpiva duramente e senza sosta proprio quando la medicina non esisteva.

Caroline aveva già avuto un primo figlio partorito in ospedale con la complicanza di un’emorragia post partum (fattore che aumenta il rischio che l’incidente si ripresentasse la seconda volta) ed aveva espresso al suo medico curante ed ai ginecologi che l’avevano vista in ospedale l’intenzione di partorire a casa, rifiutando alcuni farmaci (era moderatamente anemica) e dei controlli. Un elemento importante è proprio il fatto che la sua gravidanza non aveva le caratteristiche che permettevano un parto in casa con pochi rischi, secondo le linee guida più moderne Caroline avrebbe rischiato di meno partorendo in ospedale, l’unica speranza è che fosse informata di questo particolare.
Passa quindi il tempo e si arriva alla fine della gravidanza.

Il parto arriva quando previsto, tutto va bene. L’ostetrica la lascia da sola, dentro la vasca in una stanza buia per non interferire nel primo approccio mamma-figlio. Durante tutto questo tempo, sembra dalle testimonianze, l’ostetrica non controlla Caroline, non esamina le sue condizioni e, quando la donna si alza per coricarsi in un letto, sviene, perdendo coscienza. L’ostetrica inizia delle manovre (a quanto pare non adeguate) di rianimazione.

A quel punto l’ostetrica che si batte per la libertà della donna si allarma e finalmente chiama l’ospedale. Caroline è in arresto cardiaco.
All’arrivo dei sanitari si riesce a rianimare Caroline e trasportarla in ospedale ma l’emorragia e l’arresto cardiaco hanno già compromesso la situazione, i danni sono irreversibili e la donna muore dopo 12 ore.
Emergono particolari preoccupanti. Raccontati dal coroner alla stampa, quasi tutti i particolari della vicenda provengono dalla testimonianza diretta di un’altra ostetrica, giovane, alle prime esperienze e che accompagnava la Demanuele durante la sua attività, al parto ha assistito anche una “doula” (donna senza competenze che fa “compagnia” alla partoriente).
Sembra che l’ostetrica non si sarebbe nemmeno curata di infomarsi bene sulle complicanze che sarebbero potute sorgere nel parto di Caroline per problemi che la donna già aveva (tra i quali l’emorragia sofferta in occasione del primo parto), alcuni fattori di rischio sottovalutati e che, non solo non avrebbe controllato le condizioni della donna ma non si sarebbe nemmeno allarmata vedendo l’acqua della vasca colorata dal sangue. La testimonianza del coroner australiano aggiunge un particolare raccapricciante.
Quando Caroline provò ad alzarsi dalla vasca, fece presente di sentirsi male, disse di sentirsi morire e chiese quindi all’ostetrica di chiamare l’ambulanza richiesta non ascoltata.
La ragazza riprova ad alzarsi ma non riesce, reclina la testa, respira molto velocemente ed appare agitata, secondo l’ostetrica tutto questo sarebbe dipeso da una crisi d’ansia che la Demanuele “risolse” dando alla donna dell’omeopatia (arnica) e fiori di Bach (rescue remedy).

Da quanto si sa la vicenda assume toni davvero drammatici, soprattutto perché sarebbe emerso che l’emorragia di Caroline non sarebbe dipesa da un problema grave (per esempio legato all’utero) ma da due lacerazioni, complicanze frequenti che spesso richiedono una semplice sutura che si esegue in pochi minuti. La donna quindi sarebbe deceduta per una emorragia molto lenta ma fatale e soprattutto facilmente risolvibile.

Se così fosse si tratterebbe di una tragedia immensa.
Caroline
Ora l’ostetrica è sotto accusa (qui il rapporto del coroner, è molto lungo ed in inglese) ed emerge il fatto che si tratterebbe già del terzo parto in casa conclusosi tragicamente nel quale sarebbe coinvolta la donna, nei due precedenti sarebbero morti i neonati (ed in uno di questi casi emerge un altro rifiuto dell’ostetrica di chiamare un’ambulanza). Tra gli elementi che ha sollevato l’avvocato dei parenti di Caroline si sottolinea il fatto che l’ostetrica abbia agito “di testa sua” e questo che sembra un particolare insignificante è invece fondamentale. Esistono delle procedure e delle pratiche che possono aiutare in caso di difficoltà. L’esperienza e la competenza professionale sono fondamentali in questo tipo di lavoro ma davanti ad un’emergenza si devono prendere dei provvedimenti precisi. Proprio l’assoluta mancanza di questi provvedimenti (mancato controllo, mancato allarme, mancata terapia) pesano come un macigno nelle responsabilità dell’ostetrica che ora dovrà risponderne ai magistrati australiani. Ma il punto non è l’eventuale presenza di un reato (da accertare) ma il fatto che in presenza di fattori di rischio il parto in casa sarebbe stato più insidioso, che davanti a delle complicanze siano stati presi provvedimenti inadeguati (omeopatia), usare le “opinioni personali” in medicina, è questo il punto.

Le autorità del paese ora chiedono una campagna informativa per la popolazione che raccomandi di rivolgersi solo a personale qualificato e che rispetti gli standard previsti in questi casi e lo stesso è chiesto da associazioni per i diritti dei cittadini e da molte persone che sono rimaste colpite dal fatto. Il clamore per la vicenda, inizialmente locale, ha iniziato ad estendersi in tutto il mondo ed è stato creata anche una pagina Facebook che chiede una riforma delle regole per i parti in casa riferendosi alla storia di Caroline.

Io aggiungo: partorire a casa può essere una scelta utile ma va valutata con attenzione. Se si sceglie questa via rivolgetevi solo a personale con i titoli previsti per farlo e soprattutto se queste persone sono abituate a lavorare con false medicine (fiori di Bach, omeopatia, energie…) state molto attente, la proposta di questo tipo di false cure in caso di vere complicazioni o vere malattie è segno di incompetenza.
Questo è qualcosa che dovete conoscere bene prima di decidere.
Alla prossima.

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