Non ci sono alternative all’insulina. Parola di lobbisti

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Marcello Pamio – 5 febbraio 2014 
 

In questi giorni in Veneto, grazie ad
un dissesto idrogeologico mai sanato, a politiche ambientali a dir poco
delinquenziali e ad una cementificazione selvaggia e incosciente, siamo
per l’ennesima volta sotto acqua. Ci si lamenta, ci si indigna, ma alla
fine non cambia nulla!
Negli stessi giorni in cui noi lottiamo contro l’acqua, il terreno sotto
i piedi delle Associazioni Scientifiche e Professionali di Diabetologia
sta vacillando, ma almeno in questo caso non è colpa del terremoto. 

Sta franando tutto e la prova sono i sempre più numerosi articoli
pubblicati. 

Più che articoli si tratta delle consuete veline, uscite dalle aziende
di PR (Pubbliche Relazioni) su mandato delle industrie del farmaco. Le
ultime in ordine cronologico, inviate a tutte le agenzie stampa italiane
e riprese ovviamente dai servili giornalisti del Sistema, riguardano
ancora il diabete e la sua incurabilità. 

Ecco alcuni dei titoli: 

“Non vi fidate: non ci sono alternative all’insulina” (Healthdesk.it, 3
febbraio 2014)
“Salute: allarmi dei diabetologi. La disinformazione uccide” (Agenzia
Asca, 4 febbraio 2014)
Molto interessante è soprattutto il
primo, pubblicato in data 3 febbraio dal sito healthdesk.it Il
sottotitolo di tale articolo è inequivocabile: “Dilagano in Rete
fantomatici trattamenti alternativi per il diabete. Non solo non
funzionano, ma mettono a rischio la vita”.
I trattamenti a cui si stanno riferendo sono “cibi crudi, diete
alcaline, vegetariane”.
Quindi occhio a mangiare alimenti crudi, occhio agli alimenti che
alcalinizzano, che alla fine sono quelli crudi, perché potreste morire!
La promessa – continua – è “di guarire in pochi giorni dal diabete”. 

Quando l’ho letto mi sono chiesto
dov’era la notizia così sconvolgente.

E’ una realtà oggettiva che dal diabete si può guarire e lo abbiamo
dimostrato innumerevoli volte, e nonostante gli attacchi, continueremo a
farlo.
Forse per la classe medica è impossibile da accettare perché con i loro
protocolli (dettati e decisi dalle industrie del farmaco), con le loro
diete totalmente innaturali che consigliano, non vedono nessuno dei loro
assistiti guarire. Ma il fatto che i diabetologi non vedano guarigioni
non vuol certo dire che non esistano! 

L’associazione culturale “Oltre il
Diabete” lo ha dimostrato nei fatti e non nelle parole: sempre più
persone in carne e ossa sono riuscite a buttare via l’insulina, anche
dopo 16 anni di utilizzo. Il problema – per i medici – è che oggi queste
persone rinate stanno
benissimo.
Questo è il motivo per cui si sono organizzati ben tre congressi
nazionali, di cui l’ultimo internazionale ha visto la partecipazione di
oltre 1000 persone, giunte da tutta Italia. Condividere le loro
esperienze di guarigione con altre persone. L’associazione non consiglia
la sospensione dei farmaci e neppure indica quale dieta da seguire:
questo è un lavoro da medico, o meglio, dovrebbe essere il lavoro dei
medici diabetologi coscienziosi e preparati. Ma questo non avviene quasi
mai, perché il presupposto di partenza della diabetologia nazionale e
internazionale è che il diabetico si dovrà tenere la malattia per tutta
la vita! Ma così non è. Le testimonianze servono proprio a questo:
indicare una strada, illuminare un percorso e soprattutto NON spegnere
le speranze. 
Il prossimo congresso sarà fatto a Brescia il 5 aprile 2014.
La realtà è questa: modificando
intelligentemente l’intero stile di vita – lo stesso stile di vita che
ha fatto insorgere la malattia – è possibile ottenere notevoli
miglioramenti (eliminazione dei farmaci e riduzione drastica
dell’insulina), ma anche vere e proprie guarigioni. Solo così è
possibile invertire il processo. 

Queste sono le cose che dovrebbero dire e fare i medici e le
associazioni del settore, invece di criticare, attaccare e soprattutto
spegnere le speranze nelle persone malate, utilizzando gruppi di
pressione e associazioni di malati creati e sponsorizzati (foraggiati)
ad arte.
Il lupo si sa, perde il pelo ma non il
vizio. 

Coloro che si spacciano per moralisti, che si ergono a difensori della
salute pubblica (senza risultati e mantenendo le persone malate), che
innalzano lo scettro della vera Scienza, quella con la esse maiuscola,
che sputano sentenze e giudicano senza sapere, hanno sempre, chissà come
mai, le dita nella marmellata.
In un articolo precedente (“Guarire dal diabete è quasi impossibile”) è
stato dimostrato che l’associazione Diabete Italia è un gruppo fondato
dalle Società Scientifiche di Diabetologia, e cioè dall’Associazione
Medici Diabetologi (AMD) e dalla Società Italiana di Diabetologia.
I partner sostenitori dell’Associazione Medici Diabetologi sono le
principali multinazionali che producono farmaci e strumenti per il
diabete! Con un tale conflitto d’interesse, sarebbe più sano evitare di
parlare.
Il discorso non cambia spulciando qua e
là nel sito www.healthdesk.it.
Questo sito è di proprietà di una società demoscopica chiamata
Datanalysis. Una società che si occupa di indagini socio-sanitarie e
farmaceutiche.
Fin qui nulla di strano, ma andando a verificare quali sono i clienti,
si scoprono dei nomi molto interessanti. 

Più che interessanti, dire interessati al diabete. E ovviamente
interessati non alla guarigione del diabete, ma al suo mantenimento! 

Abbott – Amgen – Angelici – Astra
Zeneca – Allergan – Alfa Wasserman – Bracco – Bristol Myers Squibb –
Boehringer Ingelheim Bayer – Chiesi – Crinos – Eli Lilly – Formenti –
Glaxo Smith Kline – Guidotti – Italfarmaco – Lusofarmaco – Lundbeck –
Merck Sharp & Dohme – Menarini – Malesci – Novartis – Organon – Ortho
Biotech – Pfizer – Roche – Recordati – Merck Serono – Sanofi Aventis –
UCB Pharma – Schering – Schering Plough – Stroder – Sigma Tau – Servier
– Takeda – Zambon 

Il mondo va proprio alla rovescia:
dicono che dovremo diffidare della “disinformazione” perché come
denuncia l’agenzia Asca, può addirittura “uccidere”, ma dovremo fidarci
di siti e gruppi collusi con le industrie del farmaco.
Le stesse società che vendono insulina, aghi, siringhe, glucometri,
strisce urinarie e tutto quel mondo che ruota dietro il mondo del
diabete.
Esattamente quei gruppi che hanno tutto da perdere se il diabete venisse
realmente curato…
Molto da perdere, visto che si parla di 422 miliardi di dollari
all’anno, e questa cifra folle potrebbe superare, entro il 2025, il
tetto dei 559 miliardi di dollari .

Fonte

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