Rodota’-Napolitano: come nel 1992!

Stampa / Print

Napolitano e Rodotà: quando nel 1992 si sfidarono per la presidenza della Camera

Era il 1992, dopo le elezioni politiche la Dc aveva portato
un suo esponente, Oscar Luigi Scalfaro, alla presidenza della Camera, mentre
l’allora presidente dell’assemblea nazionale Pds, Stefano Rodotà, era
stato nominato vicepresidente. Quando il 25 maggio, a un mese dall’insediamento,
Scalfaro
fu eletto
Presidente della Repubblica sull’onda
della strage di Capaci, si riaprì il nodo della Presidenza della Camera,
e Dc e Psi, che si spartirono Quirinale e Palazzo Chigi, acconsentirono
a far eleggere un presidente del Pds.

Il candidato naturale era Stefano Rodotà, dirigente Pds
e già eletto alla vicepresidenza di Montecitorio, e in quel ruolo aveva
annunciato l’elezione di Scalfaro e aveva presieduto come reggente le
sedute successive. E fu infatti proprio Rodotà il candidato designato,
ma solo per due scrutini. Infatti il futuro Garante della privacy non riuscì
ad ottenere i voti necessari, impallinato sia da Dc e Psi (che non gradivano
il suo profilo ritenuto inviso al mondo cattolico
), sia anche dai
franchi tiratori del suo partito
. A votarlo, nei successivi scrutini,
rimasero solo Verdi e Rifondazione Comunista.

Il Pds di Occhetto, temendo che dietro il voto di Dc
e Psi ci fosse qualche manovra per venire meno alla parola data e riprendersi
Montecitorio, decise in corso d’opera di cambiare candidato
. Il gruppo
parlamentare si riunì per votare e la spuntò Giorgio Napolitano, che i
giornali dell’epoca (21 anni fa) già definivano “l’anziano leader comunista”.
Gradito ai socialisti, con cui aveva sempre cercato di intavolare un dialogo,
Napolitano venne eletto il giorno dopo con la maggioranza assoluta.

Così commentava La Stampa del 3 giugno 1992:

Il candidato ufficiale, presentato controvoglia dalla
Quercia è stato bocciato due volte lunedì e ieri è stato abbandonato a
se stesso per altre due votazioni in cui lo stesso Pds ha scelto la scheda
bianca. Rodotà ha preso atto delle manovre del suo partito e se ne è andato
sbattendo la porta con una lettera di addio


Lo stesso giorno Stefano Rodotà lasciò tutte le cariche
del partito e la vicepresidenza della Camera rilasciando parole che sembrano
adattarsi perfettamente a questi giorni:

Il senso politico di quel che sta avvenendo è sotto gli
occhi di tutti. Si tratta di una partita con un finale annunciato da molti
giorni, e del quale ero ben consapevole. L’ho giocata per vedere se era
possibile prendere sul serio le molte cose che si dicono sulla nuova politica.
Penso di aver dato un piccolo contributo alla politica in pubblico alla
quale sono da sempre affezionato. A qualcuno non è piaciuto […] Una piccola
schiera di imbecilli ha ridotto tutto a una fame di poltrone che, se fosse
esistita, molti erano pronti a saziare con ragguardevoli bocconi

 

Era già accaduto, infatti, che l’attuale ri-nominato capo
dello Stato Giorgio Napolitano e il candidato dell’M5S Stefano
Rodotà
si fronteggiassero per un’alta carica dello Stato e che Napolitano
avesse la meglio. Avvenne nel 1992, appunto, ventuno anni fa. Questo ricorso
storico della Stampa Fuscì il 3 giugno, giorno in cui Napolitano
venne eletto presidente della Camera. «Una bufera politica scuote il partito
di Occhetto», recitava l’occhiello. E il partito di Occhetto altro non
era che il Pds, partito nato dalle ceneri del Pc e antesignano dell’attuale
Pd.

«Il Pds otterrà oggi, molto probabilmente, la presidenza della Camera per
Giorgio Napolitano con i voti di Dc, Psi, Psdi e Pri», si legge nell’articolo
che anticipava ciò che di lì a poco sarebbe realmente avvenuto, «ma ha
perso il suo presidente del partito e vicepresidente della Camera, Stefano
Rodotà» (tra il 1991 e 1992 Rodotà era infatti presidente del Pds, ndr).
E lui in quell’occasione non la prese benissimo: «Il presidente ha preso
atto delle manovre del suo partito e se ne è andato sbattendo la porta
con una lettera di addio», scriveva il quotidiano. Che riportava parole
di Rodotà che sembrano valere all’ora come oggi: «La larghissima investitura
ricevuta dagli elettori», disse, «mi impone di riflettere sul modo e sul
dove continuare a fare politica. Il senso politico di quel che sta avvenendo
è sotto gli occhi di tutti. Si tratta di una partita con un finale annunciato
da molti giorni, e del quale ero ben consapevole. L’ho giocata per vedere
se era possibile prendere sul serio le molte cose che si dicono sulla nuova
politica. Penso di aver dato un piccolo contributo alla politica in pubblico
alla quale sono da sempre affezionato. A qualcuno non è piaciuto».

PS: Rifondazione comunista, il partito da una cui costola Nichi Vendola
fondò poi Sel (oggi sostenitore della candidatura di Rodotà), non votò
per Napolitano

Fonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *