Origini pagane della Pasqua

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Uova di PasquaLa
Pasqua è una delle Feste cristiane per eccellenza, ma incorpora
tradizioni precristiane legate alla primavera e alla fertilità.
Per i
greci antichi, infatti, il mito del ritorno dal mondo sotterraneo alla
luce del giorno di Persefone, figlia di Demetra, dea della terra,
simboleggiava il rinascere della vita a primavera, dopo la desolazione
dell’inverno.
I frigi credevano che la loro divinità principale si
addormentasse all’arrivo dell’inverno e durante l’equinozio primaverile
celebravano cerimonie con musiche e danze per risvegliarla.
Il nome
“Pasqua”, deriva dal latino pascha e dall’ebraico pesah, per effettuare
un esame etimologico della parola Pasqua, però, dobbiamo rifarci al
termine inglese “Easter” che ci riporterebbe ad antichi culti legati al
sopraggiungere della primavera e in particolare ad una antica divinità
pagana, la Dea Eostre.
Questa antica Dea della mitologia nordica, viene menzionata per la prima volta dal Venerabile Bede
 (679-735) nel suo “De Temporum Ratione” dove è messa in relazione alla primavera e alla fertilità dei campi.

Infatti il nome sembrerebbe
provenire da aus o aes e cioè Est, dunque è una divinità legata al sole
nascente e al suo calore, del resto il tema dei fuochi e del ritorno
dell’astro sarà un tema ricorrente nel proseguo delle tradizioni
pasquali.
Il Grimm, noto studioso di mitologia nordica nel suo
“Teutonic Mythology” descrive Eostre come una divinità pagana portatrice
di fertilità e la collega alla luce dell’Est e in particolare
all’equinozio di Primavera che veniva chiamato dai popoli celti
“Eostur-Monath” e successivamente di “Ostara”.

Anche nel simbolismo della croce di
Cristo si ritrovano elementi che rimandano a culti antichi: la croce,
come simbolo, è in relazione col numero 4, che è il numero tradizionale
dell’universo terreno, degli elementi, del quadrato, delle stagioni, dei
fiumi del Paradiso, delle virtù cardinali, degli evangelisti. La croce
rappresenta la doppia congiunzione di punti diametralmente opposti, è il
simbolo dell’unità degli estremi , come cielo e terra, in essa si
congiungono tempo e spazio, ancor prima di Cristo è il simbolo
universale della mediazione.
Presso diverse tradizioni la croce viene
paragonata “all’albero del mezzo”, come rappresentazione dell’asse del
mondo, è la linea verticale a rappresentare quest’asse, essa è
rappresentata dal tronco dell’albero, mentre i rami raffigurano l’asse
orizzontale.
Secondo il simbolismo biblico è “l’albero della Vita” ad
essere nel centro del giardino dell’Eden, insieme all’albero della
Conoscenza del bene e del male.
Con la caduta, all’uomo viene
impedito l’accesso al centro, cioè all’albero della Vita, l’uomo perde
così il senso dell’eternità, ritornare al centro significa riacquistare
il senso dell’eternità.
Sul Golgota, la croce di Cristo, ossia
l’albero della Vita, è raffigurata fra le croci del ladrone buono e
cattivo ossia l’albero del bene e del male, la dualità.
Si schiude
come per incanto la spiegazione di un rituale creduto cristiano ma che
affonda le sue radici nel paganesimo, i “sepolcri”, realizzati il
Venerdì Santo per il Cristo con piante, spighe e fiori, sembrano veri
“giardini” come quelli che venivano realizzati sulla tomba del dio
morto.

Anche la simbologia dell’agnello o
meglio del “capretto” sarebbe strettamente legata al culto arboreo nello
stesso significato della lepre per la Dea Eostre: la capra infatti,
errando nei boschi, rosicchia le cortecce degli alberi danneggiandoli
notevolmente, ma solo al dio della vegetazione era permesso nutrirsi
della pianta da esso personificata, e dunque lo stesso animale non può
che essere sacro.
Come nel caso delle uova, l’uomo antico mangiando
la carne dell’animale crede di acquistare e assorbire una parte di
divinità, pertanto il cibarsi di animali sacri per il dio è un
sacramento solenne come la celebrazione di Gesù, rappresentato da un
Agnello che ancora oggi, in molte parti di Italia si consuma”…io sono
l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo…”.
L’uovo, infatti,
rappresenta la Pasqua nel mondo intero: c’è quello dipinto, intagliato,
di cioccolato, di terracotta e di carta pesta, ma mentre le uova di
cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle vere, colorate o
dorate hanno un’origine radicata nel lontano passato.
Le uova, forse
per la loro forma e sostanza molto particolare, hanno sempre rivestito
un ruolo unico, come simbolo della vita in sé, ma anche del mistero,
quasi della sacralità.
Già al tempo del paganesimo in alcune
credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo e
le uova erano il simbolo del ritorno della vita, gli uccelli infatti si
preparavano il nido: a quel punto tutti sapevano che l’inverno ed il
freddo erano ormai passati.
I Greci, i Cinesi ed i Persiani se li
scambiavano come dono per le feste Primaverili, così come nell’antico
Egitto le uova decorate erano scambiate all’equinozio di primavera, data
di inizio del “nuovo anno”, quando ancora l’anno si basava sulle le
stagioni.

L’uovo era visto come simbolo di
fertilità e quasi di magia, a causa dell’allora inspiegabile nascita di
un essere vivente da un oggetto così particolare.
Le uova venivano pertanto considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le
fondamenta
degli edifici per tenere lontano il male, portate in grembo dalle donne
in stato interessante per scoprire il sesso del nascituro e le spose vi
passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa.
Le uova,
associate alla primavera per secoli, con l’avvento del Cristianesimo
divennero simbolo della rinascita non della natura ma dell’uomo stesso,
della resurrezione del Cristo: come un pulcino esce dell’uovo, oggetto a
prima vista inerte, Cristo uscì vivo dalla sua tomba.
Nella
simbologia, le uova colorate con colori brillanti rappresentano i colori
della primavera e la luce del sole, quelle colorate di rosso scuro sono
invece simbolo del sangue del Cristo.
L’usanza di donare uova decorate con
elementi preziosi va molto indietro nel tempo e già nei libri contabili
di Edoardo I di Inghilterra risulta segnata una spesa per 450 uova
rivestite d’oro e decorate da donare come regalo di Pasqua.
Ma le
uova più famose furono indubbiamente quelle di un maestro orafo, Peter
Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro, la
commissione per la creazione di un dono speciale per la zarina Maria.
Il
primo Fabergé fu un uovo di platino smaltato bianco che si apriva per
rivelare un uovo d’oro che a sua volta conteneva un piccolo pulcino
d’oro ed una miniatura della corona imperiale. Gli zar ne furono così
entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare tutta una serie di uova
da donare tutti gli anni.
L’uovo diventa così un potente talismano
di fertilità e vita come testimoniato dalle usanze delle uova sacre
Russe o Ucraine ove il cibarsi di questo alimento celebrerebbe la
rinascita del sole e il ritorno delle stagioni dell’abbondanza.
Inoltre
sappiamo che Pasqua può essere fino a tre settimane lontano dal
Passover, letteralmente “passare oltre” riferendosi all’Angelo della
morte che “passò oltre” le porte delle case che gli Ebrei avevano
segnato col sangue.
Le nostre Bibbie traducono semplicemente
“Pasqua”, perché la festa pagana è regolata sempre come la prima
domenica dopo la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera.

Fonte

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