L’endurance può far male?

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Autore: Angelo Rossiello

Discussione su www.lazonalibera.it
Per anni abbiamo vissuto con l’imperativo che l’attività aerobica sia salutare. Questo è un mito da sfatare. Piuttosto, è vero il contrario: l’attività aerobica ha effetti negativi sulla salute. Per
comprendere l’importanza di questa realtà basta pensare a quanti atleti
pratichino attività aerobica sia a livello agonistico che amatoriale,
parliamo di discipline di lunga durata come l’atletica (in particolare
le maratone), il ciclismo, il triathlon, il nuoto e lo sci di fondo.
La ricerca ha evidenziato che l’attività aerobica prolungata può:
  • abbassare i livelli di
    testosterone nei maschi ed incidere in modo negativo sulla fertilità
    riducendo la dimensione dei testicoli;
  • ridurre in modo sostanziale l’erogazione di forza esplosiva;
  • stressare in misura anomala le
    ghiandole surrenali elevando al di sopra della norma i livelli di
    cortisolo (ormone dello stress);
  • causare elevato stress ossidativo che induce infiammazione dei tessuti con seri pericoli di cronicizzazione;
  • indurre uno stato “catabolico” ovvero tendenza alla perdita di massa muscolare;
  • modificare significativamente
    alcuni parametri morfologici del miocardio con conseguente rischio di
    sviluppare crisi cardiocircolatorie improvvise.

Tali problemi, anche se in misura minore, possono affliggere anche i praticanti di attività aerobica a livello ricreativo. Inoltre, è stata dimostrata la scarsa utilità dell’attività aerobica ai fini di dimagrimento. “Gli
effetti di una regolare attività aerobica sul grasso corporeo sono
trascurabili”, scrive il ricercatore Stephen H. Boutcher nel suo
articolo “High-Intensity Intermittent Exercise and Fat Loss.” (“Attività
aerobica intermittente ad alta intensità e perdita di grasso”).
Anche
se durante l’attività si bruciano calorie, l’innalzamento di cortisolo
crea un deficit tale da non poter contrastare efficacemente il
catabolismo muscolare. Confutando
scientificamente le idee dominanti, la ricerca ha dimostrato che i
livelli di grasso corporeo degli atleti di endurance, pur essendo
inferiori alla media, sono superiori a quelli degli atleti che praticano
regolarmente attività anaerobiche ad alta intensità. Geneticamente
abbiamo lo stesso patrimonio dei primi homo sapiens sapiens apparsi
sulla terra che praticavano la caccia e la raccolta dei vegetali per
sopravvivere.
Immaginate un cacciatore del tardo paleolitico che cerca una preda. Quest’uomo
magari cammina per giorni e solo quando la individua è impegnato in uno
o più scatti intensi per raggiungerla o in una breve lotta. Una volta catturata la preda ci sarà il riposo prolungato. Basta
osservare un gatto domestico che, quando è sazio, se non in calore
(necessità che lo spingerà a muoversi ma per altri fabbisogni), rimarrà
ad oziare o a giocare fino a quando non sentirà di nuovo lo stimolo
della fame. Ecco, noi siamo
progettati e ci siamo evoluti per questo tipo di sforzo: molto movimento
blando (per es. camminare) intervallato da sessioni molto brevi ma con
un’intensità estrema. Lunghi riposi e svaghi. Assodata
la nostra predisposizione genetica, si può consigliare di smettere ad
una persona che ama correre nei boschi, pedalare con la mountain bike o
semplicemente fare jogging a ritmo blando nel parco 3-4 volte a
settimana? Assolutamente no! E’
importante però prendere delle precauzioni: curare l’alimentazione
seguendo precise strategie dietetiche (compreso l’uso di eventuali
integratori alimentari) e seguire tipologie di allenamento idonee (cross
training). Una preparazione
adeguata è in grado di minimizzare gli effetti negativi dell’attività
aerobica e condurre l’atleta verso uno stato di forma e di benessere
superiori.
Nei
prossimi giorni/mesi scriveremo altri articoli che potranno aiutare e
guidare sia lo sportivo della domenica che l’agonista incallito nel mare
magnum delle integrazioni e delle strategie di allenamento per
massimizzare il proprio potenziale genetico. Portarci insomma ad un
livello più alto di consapevolezza e di salute.
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