GRILLO&CASALEGGIO: DIETRO LE QUINTE

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di Stefano
Montanari
E arrivò il
progetto di Gianroberto Casaleggio.
Si trattava di un’impresa politica e mercantile insieme, un’impresa in cui
Casaleggio doveva guadagnare strada libera per i suoi clienti e in cui Grillo,
la punta vistosa mandata allo sbaraglio, avrebbe ricevuto in cambio un rilancio
da comico, rilancio fatto in modo da soddisfare la sua golosità di successo
indipendentemente dalla qualità e, con il successo, ci sarebbe stato l’arrivo
di altre palanche. Il comico Grillo veniva trasformato per la magia di quel grande
conoscitore della psicologia delle masse che è Gianroberto Casaleggio in un
depositario della verità e della saggezza, in un cavaliere senza macchia e
senza paura, in un fustigatore di costumi fino a farlo passare per l’ancora di
salvezza, anzi, la sola ancora di salvezza, per quella nave senza nocchiero in
gran tempesta che era e ancor di più oggi è il nostro sgangherato Stivale che
sta, senza sorpresa, colando a picco. Obiettivo centrato.

Grazie al
progetto di Casaleggio, anche facendo la tara dovuta ai numeri chiaramente
falsi di accessi al blog, in pochissimi anni Grillo aveva guadagnato un seguito
numericamente consistente di ammiratori. Non più semplici fan di un personaggio
di spettacolo qualunque ma quasi sempre ragazzi delusi dal cosiddetto “andazzo”
che ascoltavano, sempre più entusiasmandosi e sempre più coinvolti, le banalità
che il nostro comico distribuiva a piene mani. In fretta l’ammirazione del fan
si trasformò in certezza di avere un condottiero capace di guidare verso la
riconquista (o, meglio, la conquista) di quello che, in fondo, apparteneva
legittimamente a quei ragazzi, vale a dire le chiavi di casa del Paese. Ecco,
allora, che l’incoronazione di Grillo a lìder maximo fu un evento del tutto
“naturale”, qualcosa che i filosofi classificherebbero come necessario,
esattamente secondo il progetto, e io, il grande scienziato tratto a
salvamento, ero stato una delle tessere del mosaico. Ciò che i ragazzi
sacrificavano al divo Grillo in cambio della speranza era il loro cervello e il
loro senso morale: un baratto evidentemente accettabile da molti e per
moltissimi, temo tutti, accettato inconsapevolmente.
Il progetto
consisteva in qualcosa di déjà vu da secoli, tutto sommato semplice come idea
ma non per questo di facile esecuzione. Per rendere più comprensibile la
spiegazione, prendiamo uno degli aspetti forti del reclutamento a cinque
stelle: la lotta contro l’incenerimento dei rifiuti. Dando un’occhiata ai
clienti della Casaleggio Associati e alla visione del mondo propria del suo cervello,
è evidente che tra questi e l’incenerimento dei rifiuti, con i miliardi facili
che gl’impianti si portano appresso, ci possa essere del tenero. Quindi,
bisognava in qualche modo neutralizzare il movimento di popolo contrario alla
pratica. La tecnica consolidata è quella di radunare i contrari facendo loro
credere che si sarebbe lottato insieme per impedire la messa in opera dei falò
d’immondizia e, abile com’è, Casaleggio riuscì in pieno a centrare il
bersaglio. Ora un esercito di grillini è convinto di combattere ma, fatti alla
mano, non un solo impianto è stato chiuso o anche, al di là di qualche sparo a
salve, appena ostacolato nel suo iter burocratico di gestazione, esattamente
come previsto.
Nessuno è
più saggiamente conservatore di Gianroberto Casaleggio nella scelta delle sue
strategie e, come per il reclutamento della carne da consenso o nella
distruzione personale del nemico, anche in questo frangente lui, la persona
capace di plasmare le opinioni, fa ricorso ad una tecnica validata nei secoli.
Antica esperienza insegna a mettere in bocca al mascherone che fa da megafono
idee certamente condivisibili, critiche impeccabili ad un sistema evidentemente
perverso, proposte apparentemente sagge di teorica cura. Tutto questo, però, a
ben vedere è intriso di una banalità sconcertante come lo è qualunque
esternazione dei pensionati mezzi avvelenati al tavolo dell’osteria, il che non
solo non è una debolezza ma fa riconoscere la “filosofia” già come parte del
DNA della preda e, per questo, geneticamente espressione della sua mentalità.
Mettere in dubbio quella roba significherebbe per chi ci casca mettere in
dubbio se stesso. Ma, sia chiaro, di quella roba banale a Casaleggio non
importa un fico secco. Quello è l’involucro, l’eccipiente: l’importante è ciò
che si veicola attraverso il bolo d’aria fritta a suon di strepiti senza
contraddittorio e, dunque, inattaccabili perché nell’ambiente dei grillini dove
vige la censura più puntigliosa tanto da espellere senza processo qualunque
“corpo estraneo” non c’è contraddittorio possibile. Si mettono nel piatto tanti
ingredienti appetibili e, mescolati a loro, due o tre granelli per nulla
appariscenti ma inesorabilmente velenosi, e sono proprio quelli i soli che
interessano Grillo alias Casaleggio. È così che si sdoganerà una certa presenza
delle grandi banche d’affari e della massoneria, è così  che la manciata di grandi famiglie potrà
continuare a cavare ricchezze da quella miniera assurda che è il signoraggio (diventato
da un giorno all’altro argomento tabù per i grillini non appena è stato
spiegato a Grillo che non ne deve più parlare), è così che il business
vertiginoso delle banche o, meglio, dei banchieri, passerà inosservato e,
vivaddio, è così che si può restare non solo impuniti ma addirittura diventare
oggetto d’approvazione per una porcata come quella del microscopio che solo un
lavaggio del cervello rozzamente raffinato poteva consentire. A margine, per
accontentare il Grillo mercantile “oculato” con le palanche, è così che si
smercerà mercanzia magari non di gran classe ma con un appetitoso valore
aggiunto. Dopotutto, non si vive di sola gloria.
E le Cinque Stelle? Quelle servono a dare
una sorta di telaio, di scheletro su cui appoggiare il consenso e appiccicargli
un’immagine. Dal punto di vista politico si tratta di qualcosa che non può
altro che lasciare perplessi. È sufficiente dare un’occhiata alle enormità
combinate dal partito (chissà perché chiamato movimento) quando si trattò di
assegnare le due grasse poltrone in consiglio regionale emiliano-romagnolo.
Nell’occasione la democrazia dei numeri fu festosamente svillaneggiata a favore
dell’interesse personale di un caro amico (ai tempi del mitico “mostro di
Firenze” si sarebbe detto “compagno di merende”) del tirapiedi locale di
Grillo, un ragazzo che fu ovviamente presentato come “straordinario” e che,
alla prova dei fatti, pare proprio che straordinario non sia ma che rientri
nell’immagine popolare del politicuzzo in stato di sopravvivenza a suon di
chiacchiere senza aver combinato nulla di concreto né essere all’altezza di
farlo.
È vero che
Grillo è del tutto funzionale alla parte deteriore della conduzione di questo
paese e, dunque, fingere una fronda è perfettamente in linea con quanto
qualunque dittatore, anche il più morbido, ha fatto e fa per tenere sotto
sorveglianza l’opposizione, ma, se la cosa scappasse di mano e un’orda
d’invasati, teppistelli come quelli convinti che la democrazia consista
nell’impedire chiassosamente di esprimersi a chi non è d’accordo con loro,
raggiungesse dimensioni incontrollabili, sarebbero guai. Come sempre, cercando
il mezzo bicchiere pieno, la minaccia di ritrovarsi in un regime alla Orwell di
1984 condotto da un Grande Fratello senza volto potrebbe servire a dare la
sveglia a chi, campando della politica com’è concepita in Italia, rischia
forte. Se non la si smetterà con i teatrini degli amici degli amici (peraltro
facenti parte in toto dei costumi delle Cinque Stelle con una spruzzata di
aggravanti) rischieremo davvero di passare dalla padella alla brace.
Esiste, poi,
l’altra possibilità: che le Cinque Stelle non siano più funzionali al progetto
di Casaleggio o che i di lui datori di lavoro cambino per qualche motivo
strategia. In questo caso il partito si dissolverebbe in un baleno e i grillini
finirebbero in massa altrove.
 
 

Fonte

1 comment for “GRILLO&CASALEGGIO: DIETRO LE QUINTE

  1. Anonimo
    12 marzo 2013 at 9:31

    tutte queste parole sono invidia e basta…votate pure chi vi pare ma non dite stronzate

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