GIUDICE PEDOFILO FA CARRIERA

Stampa / Print

di Pintus  

Accade come sempre in Italia, dove i magistrati che sbagliano e di
errori ne fanno assai, vengono addirittura promossi come nel caso di un
giudice che fa violenza ai minori. Giudicato “incapace di intendere e
volere”. E’ una storiaccia di cui si è parlato poco, una vicenda a luci rosse che ha visto coinvolto un magistrato milanese.
Giudice del tribunale di Milano sorpreso a fare sesso con un quattordicenne nella toilette di un cinema: assolto perché tre anni prima aveva sbattuto la testa.
Si tratta di uno spaccato indecente che si sviluppa nel corso di 25
anni, teatro: un cinema periferico della capitale. La maschera sorprende
il giudice in questione e un ragazzino minorenne nei bagni, la sfortuna
del togato sta anche nel fatto che in sala, tra gli spettatori ci sia
anche un poliziotto fuori servizio che interviene prontamente.
Il ragazzino racconta che l’uomo  si è avvicinato alla sua
sedia, cominciando a toccarlo e convincendolo a proseguire nel bagno, in
cambio di denaro. Il giudice finisce in cella, pur negando tutto e viene processato per atti osceni e corruzione e adescamento di minore.
Il Csm lo sospende  dalle sue funzioni e, comunque, al termine del processo di primo grado la sorpresa: l’entità della pena, appena un anno.
In appello il collegio giudicante scrive “L’approccio con il ragazzino è avvenuto e si è consumato nel chiuso del bagno” quindi niente atti osceni in luogo pubblico e il magistrato si vede ridurre la condanna a quattro mesi.
Ma il fondo si tocca con la sentenza della Suprema Corte che annulla
la condanna senza rinvio in quanto “Il reato è da considerarsi estinto
per sopravvenuta amnistia”. Il Csm si adegua reintegrando il magistrato
nei ranghi.
E qui accade il miracolo.
Un medico, durante l’istruttoria dichiara di aver sottoposto il
paziente togato ad intense terapie a causa di “un trauma cranico
riportato per il violento urto del capo contro l’architrave di una bassa
porta. Si trattava di ferite da taglio all’alta regione frontale”. La terribile capocciata era avvenuta tre anni prima del fattaccio.
Anche un provvidenziale notaio, la cui sorella è stata fidanzata con il giudice non ha esitazioni a giurare che “Il loro fidanzamento è stato ineccepibile da un punto di vista morale”.
Tutto ciò commuove il Csm che scrive “ciò che colpisce e stupisce, in
questa dolorosa vicenda, è che l’episodio si staglia isolato ed
estraneo nel lungo volgere di un’intere esistenza fatta di disciplina
morale, studi severi, impegno professionale”.
Quante volte è necessario uccidere per essere considerati dei criminali omicidi?
Il Csm non lo spiega ma persevera “l’episodio in esame non solo
costituisce l’unico del genere ma esso, anzi, ponendosi in contrasto con
le direttive abituali della personalità, è da riferirsi a quei fatti
morbosi psichici”. La famosa capocciata ha trasformato  l’irreprensibile giudice in uno schifoso pedofilo.
Una botta in testa di tre anni prima “Ha svolto un ruolo di graduale
incentivazione delle dinamiche conflittuali latenti nella personalità –
osserva il Csm – fino all’organizzazione della sindrome nell’episodio de
quo». Il giudice è diventato scemo in ritardo e solo per un po’, perché
è subito tornato normale. «Proprio l’alta drammaticità delle
conseguenze scatenatesi del fatto, unita alle ulteriori cure e al lungo
distacco dai fattori contingenti e condizionanti – prosegue il Csm –
hanno favorito il completo recupero della personalità nella norma, com’è
testimoniato dai successivi otto anni di rinnovata irreprensibilità”.
 Un banale incidente di percorso e l’imputato può tornare a giudicare?
 Assolutamente sì, perché “trattasi di episodio morboso transitorio che ha compromesso per breve periodo la capacità di volere, senza lasciare tracce ulteriori sul complesso della personalità”.
In capace di intendere e volere all’epoca dei fatti, incredibile ma vero!
Ovviamente non è mancata la promozione a consigliere di Cassazione
per il magistrato, ma il ‘fastidio’ gli ha provocato un ritardo e il
giudice per effetto del cumulo degli scatti di anzianità gode di uno
stipendio più elevato rispetto ai colleghi con pari qualifica.
Colleghi che ovviamente hanno protestato per la disparità di
trattamento, ottenendo lì adeguamento della loro retribuzione al livello
del giudice vittima della capocciata.
Che senz’altro adesso viene visto dalla casta togata come un benefattore, per lo Stato un onere che sfiora i 35 milioni di euro.

Fonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *