Olocausto: tre menzogne e nessuna verità

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La storia ogni tanto ci regala dei paradossi davvero sorprendenti. Chi
avrebbe mai pensato che la Germania di Norimberga si sarebbe ritrovata,
solo una sessantina di anni dopo, a difendere a spada tratta una “verità
storica” che fino quel momento avrebbe tanto volentieri evitato di
riconoscere?

Eppure ieri quella di Angela Merkel è stata una
delle voci che maggiormente si è fatta sentire nell’esprimere la propria
“indignazione” per le affermazioni sull’olocausto fatte dal presidente
iraniano Ahmadinejad. Ma anche Blair non si è fatto pregare, definendo
l’episodio “incredibilmente scioccante”, mentre il nostro Massimo
D’Alema ha preferito il grigio neutro di “una cosa inqualificabile”.
Grandiosa poi la Santa Sede, che ci ha fatto sapere che l’olocausto “è
stata una immane tragedia, dinanzi la quale non si può restare
indifferenti”.

Ma in realtà questa ridicola sceneggiata che si
sta svolgendo sul palcoscenico internazionale è costituita da tre grandi
menzogne, che stanno perfettamente incastrate una nell’altra.

La
prima menzogna sta nel modo in cui i media occidentali hanno riportato
la notizia, mettendo l’accento soltanto sull’aspetto estremista e
provocatorio del discorso di Ahmadinejad. Rileggendo le sue parole
notiamo infatti …

… che Ahmadinejahd ha detto (BBC): “Just as the
USSR disappeared, soon the Zionist regime will disappear,” “esattamente
come l’Unione Sovietica è scomparsa, presto scomparirà il regime
sionista”. Ne ha fatto cioè un discorso di cicli storici, e non di
popolo, e non si fatica certo a concordare con lui che il sionismo abbia
fatto il suo tempo. Vedere un Ariel Sharon, costretto a far rientrare a
viva forza gli stessi coloni che lui aveva mandato in avanscoperta
oltre trent’anni fa, è stato un esempio che dovrebbe bastare per tutti.

Ahmadinejad
qundi non ha fatto un discorso “antisemita”, tanto è vero che in Iran
vivono più di 25 mila ebrei, che lo stesso Ayatollah Komehini dichiarò a
suo tempo una minoranza religiosa da proteggere e rispettare. Gli ebrei
in Iran vivono tranquillamente mescolati alla popolazione di
maggioranza musulmana, frequentano le loro sinagoghe, e uno di loro è
addirittura stato eletto al parlamento. E alla stessa conferenza
“revisionista” sull’olocausto hanno partecipato 67 storici ebrei dalla
testa ai piedi.

La seconda grande menzogna sta, appunto, nella
reazione da gran teatro dei nostri governanti europei, che grazie al
solito copione stracollaudato hanno accuratamente evitato di affrontare
il vero problema posto da Ahmadinejad (BBC): “Whether the Holocaust
occurred or did not or whether it had vast dimensions or not, it has
become a pretext to create a base for aggression and threats for the
countries of the region.” “Che l’olocausto ci sia stato meno, o che sia
stato o meno di vaste dimensioni, è diventato un pretesto sul quale
basare l’aggressione e le minacce contro i paesi di questa regione”.

Alzi la mano chi sostiene che questo, almeno in parte, non è vero.

Ma
la terza menzogna, la più grande di tutte, sta nel fatto che
l’olocausto è esistito eccome, ma sono per primi i sionisti a non
potersi dire del tutto innocenti per quello che è accaduto.

L’odio
verso gli ebrei è stato coltivato da 2 mila anni di cultura antisemita
che trova il proprio seme nello stesso vangelo cristiano – a proposito
di “santa” sede, appunto – e una volta che questo odio, giunto al suo
culmine, ha dato origine al nazismo, sono stati gli stessi sionisti a
collaborare con i tedeschi affinché l’olocausto venisse a prendere le
massime dimensioni possibili.

Cerchiamo quindi di non cadere
anche noi nel giochino “ebrei buoni” o “ebrei cattivi”, che fa tanto
comodo a chi ha tutto l’interesse di occultare i veri problemi: qui non
si tratta di stabilire se i morti nei campi di concentramento siano
stati due milioni, quattro oppure sei, ma chi quei milioni li ha
inizialmente voluti, e chi poi ha fatto di tutto perché quella cifra
risultasse la più alta possibile.

Finché “Israel”, il popolo
ebraico nel suo insieme, non avrà il coraggio di aprire i libri di
storia – quelli veri, non quelli che mette sui loro banchi di scuola il
Ministero dell’Istruzione di Tel Aviv – e di fare pulizia al proprio
interno, i problemi per loro, e quelli da loro creati, non finiranno
mai.

Massimo Mazzucco

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