Paolo Barnard: “Votare? Non abbiamo scampo: ha già deciso tutto Bruxelles”

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Scusate, votare per cosa? «Fra Vendola e Monti lo spazio di manovra è
non più dello 0,1%», considerando le scelte che contano. E Grillo?
«Ancora meno, perché il suo team è talmente scadente che neppure
riuscirebbe a capire come si paga lo stipendio di un bidello». Paolo
Barnard
è esasperato: «Nessuno degli uomini o delle donne che oggi si
azzuffano nelle liste elettorali, premier o parlamentari, vi potrà
governare nei prossimi 5 anni». Gli attuali candidati «eseguiranno solo
ordini impartiti da tecnocrati europei, dai Trattati europei e dai
mercati finanziari», perché il Wto, l’Unione Europea e trattati come il
Gats hanno già decretato la fine sostanziale della nostra sovranità,
quella per cui ha senso partecipare alla vita pubblica attraverso le
elezioni. «Inutile votare ‘sti politici, inutile leggerne i programmi,
guardare i dibattiti tv». Sono soltanto «figure virtuali, impotenti al
99,9%», niente più che «morti viventi».
Sembra «la boutade di un fesso, tanto è scioccante», ammette Barnard nel suo blog, ma insiste: il suo lavoro di ricerca, suffragato da documentazioni e Paolo Barnard testimonienze, comprova che la democrazia
è stata ormai completamente svuotata. Si invoca, giustamente, la
Costituzione italiana? Peccato che la stessa Carta costituzionale non
abbia più un vero valore sovrano, «essendo stata sottomessa alla legge
europea fin dal 1991», e il Trattato di Lisbona stabilisce che la
Costituzione europea si pone al di sopra delle Costituzioni nazionali,
delegando alla Corte Europea di Giustizia la risoluzione dei conflitti.
«La legge europea, redatta unicamente dalla Commissione Europea di
tecnocrati che nessuno elegge – continua Barnard – ha supremazia su ogni
legge nazionale italiana. Ne consegue che il Parlamento nazionale è
esautorato nella sovranità». Il ruolo subordinato dei Parlamenti
nazionali nella nuova Europa significa che “essi dovranno fare gli interessi dell’Unione prima che i propri”, come sancito dai trattati.
«Il governo italiano non ha più alcuna sovranità nelle politiche
economiche, di bilancio e sociali», aggiunge Barnard. «Questo significa
aver perso il 99,9% del potere di un governo». Ciò accade a causa dei
trattati europei che l’Italia ha firmato e ratificato, trasformandoli in
legge nazionale, fino a costringere governo e Parlamento a vincoli
rigidissimi: a cominciare dalla spesa pubblica, ormai insignificante
(non oltre il 3% del Pil), che dovrà scendere allo 0,5% del prodotto
interno lordo. «Il pareggio di bilancio – continua Barnard – va inserito
nella Costituzione, come sancito dal Fiscal Compact». Tradotto:
«Significa che il governo deve spendere 100 e tassarci 100, lasciando a
noi cittadini e imprese esattamente 0 denaro». Unica nostra alternativa:
«Erodere i risparmi o indebitarci con le banche». Questo, conclude Barnard, è precisamente l’impoverimento automatico che oggi chiamiamo “la crisi”. «L’Italia ha ubbidito e ha messo in Costituzione il Monti e Vendolapareggio
di bilancio, ma ora sapete che non è stata affatto una scelta
parlamentare per il bene del Paese, ma una costrizione esterna dettata
dalla minaccia di sanzioni europee».

D’ora in poi, il governo dovrà quindi «sottomettere la legge di bilancio
alla Commissione Europea prima che al Parlamento, e solo dopo
l’approvazione di Bruxelles potrà  interpellare i deputati». Attenzione:
«Se il governo sgarra, potrà essere multato di miliardi di euro». Di
fatto, il governo italiano concede alla Commissione Europea il potere di
intervenire sulle politiche nazionali del lavoro, sulla tassazione, sul
welfare, sui servizi essenziali e sui redditi per imporre tagli
e maggiori tasse (imporre, non suggerire). La competitività italiana
sarà giudicata da Bruxelles in rapporto al contenimento degli stipendi e
all’aumento della produttività: «Gli stipendi pubblici devono essere
tenuti sotto controllo per non danneggiare la competitività», e la
sostenibilità del debito nazionale «viene giudicata a seconda della
presunta generosità di spesa» nei settori chiave: sanità, welfare
e ammortizzatori sociali. Idem le pensioni e gli esborsi sociali:
devono essere riformati «allineando il sistema pensionistico alla
situazione demografica nazionale, per esempio allineando l’età
pensionistica con l’aspettativa di vita».
E non è tutto. L’Italia, Stato dell’Eurozona, dovrà chiedere
l’approvazione alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo prima di
emettere i propri titoli di Stato. «Anche qui, la funzione primaria di
autonomia di spesa dello Stato sovrano è cancellata», grazie al Fiscal
Compact. Inoltre, se l’Italia dovrà chiedere un aiuto finanziario al
Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità, sarà obbligata a sottoscrivere,
in accordo con la Commissione Europea, col Fmi e con la Bce, un
Memorandum dove si vincola a obbedire a tutto ciò che Mes e Fmi le
imporranno, nonché a tutti i trattati coi loro vincoli, a tutte le
condizioni del prestito, persino a critiche e “suggerimenti”. Prodi e MontiIl
Parlamento italiano, quello che gli elettori sono chiamati a rinnovare a
febbraio, «non ha alcuna voce in capitolo neppure qui».
Infine, Mario Draghi: per statuto, il governatore della Bce ha il
potere di «ricattare qualsiasi banca italiana» attraverso le prerogative
della Struttura di Controllo del Rischio, «e anche qui il governo
italiano è impotente». Avendo perduto con l’ingresso nell’Eurozona la
sua moneta sovrana, l’Italia dipende dai mercati di capitali
internazionali per ricevere ogni centesimo di euro che spende per la
vita dello Stato, «per cui è da essi ricattabile al 100%». In altre
parole: «Il governo, il Parlamento, i cittadini, la Costituzione sono
alla mercé dei mercati, interamente». Le elezioni? «Voterete dei morti,
impotenti, inutili, senza alcun reale potere», si sfoga Barnard.
«Dobbiamo urlare alla politica
che noi sappiamo tutto questo, e che loro devono promettere
all’elettorato di portarci fuori da questo orrore europeo con un voto di
orgoglio e di salvezza nazionale».

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