La favola del poliziotto che si unisce ai manifestanti

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Marco Cedolin

Le parole pronunciate ieri da Beppe Grillo, che richiamandosi ai nobili sentimenti esortava i poliziotti a svestire i caschi, abbracciando una protesta che avrebbe dovuto essere anche la loro, hanno fatto prepotentemente breccia nell’immaginario collettivo, portando su questa posizione non solo i cittadini abituati a rimanere a casa, ma anche una cospicua parte di coloro che abitualmente lottano e dalle forze dell’ordine sono abituati a ricevere un po’ di tutto, senza avere mai sperimentato un abbraccio di sorta.
Se da un lato la logica di Grillo e di coloro che sperano accada quanto da lui auspicato non fa una piega, dall’altro non si può evitare di prendere atto del fatto che la stessa finirebbe per andare in cortocircuito non appena venuta a contatto con la realtà.
Le forze dell’ordine non sono certo composte da una marea di mostri abbrutiti e sadici che vivono nell’attesa di poter bastonare cittadini inermi….

Ci mancherebbe altro, sono persone come tutti noi, che hanno scelto questo mestiere per le più svariate ragioni, prima fra tutte quella di trovare un lavoro remunerato decentemente (se confrontato con i salari attuali degli italiani) e potenzialmente a tempo indeterminato. Qualcuno fra loro magari proverà anche gusto nell’alzare il manganello o sparare il lacrimogeno addoso allo studente, alla vecchietta NO TAV o all’operaio dell’Alcoa, ma la maggior parte ne farebbe sicuramente a meno.
Ciò non toglie che il loro mestiere consista nell’obbedire agli ordini impartiti dal governo attraverso tutta la linea gerarchica e non certo nel valutare la correttezza degli stessi in base alla propria sensibilità.
Se verrà ordinato di non reagire, per evitare tensioni, il poliziotto starà buono, se verrà ordinato di reagire con pacatezza caricherà evitando di far male, se verrà ordinato di reagire con durezza picchierà il manganello sulla testa e sparerà i lacrimogeni ad altezza uomo. Se sarà al servizio di un governo che ha necessità di presentarsi “umano” di fronte all’opinione pubblica interpreterà il ruolo di poliziotto arrendevole, se sarà al servizio di un governo che vuole mostrare i muscoli (tutti i regimi ne hanno necessità) picchierà duramente e spesso a sproposito, come accaduto in questo ultimo anno.
Il problema di base è comunque sempre costituito dal governo e dalle sue direttive, non certo dai poliziotti che pur rappresentandone il braccio non hanno assolutamente alcun grado di autonomia, ma sono il reale veicolo che manda la gente all’ospedale.
Se criminalizzare le forze dell’ordine aldilà di quelle che sono le loro responsabilità sarebbe un esercizio privo di costrutto, altrettanto privo di costrutto si rivela il fantasticare intorno alla loro sensibilità, fino ad auspicare che mordano la mano che paga loro lo stipendio a fine mese.
Sarebbe come auspicare che gli impiegati di banca abbandonino gli sportelli e gli uffici fidi ripudiando il regime usuraio, gli impegati di Equitalia si rivoltino contro Befera, gli operai dell’Ilva chiudano la fabbrica e quelli di Finmecanica smettano di produrre armi.
Sognare qualche volta può anche sortire un qualche effetto terapeutico e nel peggiore dei casi aiuta a riacquistare il buonumore, ma chiunque manifesti per il proprio diritto ad avere un futuro credo debba essere cosciente del fatto che le forze dell’ordine saranno sempre dall’altra parte della barricata, almeno fino a quando non esisterà un governo disposto a garantirglielo lui il futuro, ma allora non avrebbe più senso contestare e non esisterebbero più barricate.

Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.com/2012/11/la-favola-del-poliziotto-che-si-unisce.html

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