L’implosione programmata del sistema europeo

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La parte finale dell’articolo che comparirà integralmente su MarxVentuno Rivista Comunista in corso di pubblicazione

Tratto da www.Marx21.it


(..) Ecco dove porta l’incaponirsi nella difesa di questo progetto europeo contro venti e maree: alla sua distruzione.

C’è un’alternativa meno desolante? Si va verso una nuova ondata di trasformazioni sociali progressiste!
Certamente sì, perché le alternative (al plurale) esistono sempre in
linea di principio. Ma le condizioni perché questa o quella delle
alternative possibili divenga realtà devono essere precisate. Non è
possibile tornare a uno stadio precedente lo sviluppo del capitale, ad
uno stadio precedente la centralizzazione del suo controllo. Possiamo
solo andare avanti, cioè, a partire dalla fase attuale di
centralizzazione del controllo del capitale, capire che è venuto il
tempo dell’”l’espropriazione degli espropriatori”.

Non vi è altra prospettiva praticabile possibile. Detto ciò, la
proposta in questione non preclude lo svolgimento di lotte che, per
tappe, vanno nella sua direzione. Invece prevede l’individuazione di
obiettivi strategici di fase e l’attuazione di tattiche efficaci.
Esimersi dal preoccuparsi di strategie di fase e di tattica d’azione
significa condannarsi a proclamare alcuni slogan facili (“Abbasso il
capitalismo”) senza effetto.

In questo spirito, e per quanto riguarda l’Europa, un primo passo
efficace, che d’altronde forse si delinea, parte dal mettere in
discussione le cosiddette politiche di austerità, associate all’ascesa
delle pratiche autoritarie antidemocratiche che esse richiedono.
L’obiettivo della ripresa economica, nonostante l’ambiguità del termine
(quali attività promuovere? Con quali mezzi?), è strettamente legato con
questo.

Ma si deve sapere che questo primo passo cozzerà contro l’attuale
sistema di gestione dell’euro da parte della BCE. Quindi, non vedo come
sia possibile evitare di “uscire dall’euro” attraverso il ripristino
della sovranità monetaria degli stati europei. Allora, e solo allora,
potranno aprirsi spazi di movimento, imponendo la negoziazione tra i
partner europei e, quindi, la revisione delle norme che disciplinano le
istituzioni europee. Allora, e solo allora, si potrà intervenire
avviando la socializzazione dei monopoli. Penso, ad esempio, alla
separazione delle funzioni bancarie, persino alla nazionalizzazione
definitiva delle banche in difficoltà, all’alleggerimento della tutela
che i monopoli esercitano sugli agricoltori, le piccole e medie imprese,
all’adozione di norme di tassazione fortemente progressiva, al
trasferimento ai lavoratori e alle comunità locali della proprietà delle
imprese che scelgono la delocalizzazione, alla diversificazione dei
partner commerciali, finanziari e industriali attraverso l’apertura di
negoziati, in particolare con i paesi emergenti del Sud, ecc. Tutte
queste misure richiedono l’affermazione della sovranità economica
nazionale e, pertanto, la disobbedienza alle regole europee che non le
consentirebbero. Perché mi sembra evidente che le condizioni politiche
che consentono questi progressi non saranno mai raggiunte
contemporaneamente in tutta l’Unione europea. Questo miracolo non
accadrà. Occorrerà quindi accettare di cominciare lì dove è possibile,
in uno o più paesi. Rimango convinto che il processo avviato non
tarderebbe a divenire valanga.

A queste proposte (la cui formulazione, almeno in parte, è stata
abbozzata dal Presidente F. Hollande) le forze politiche al servizio dei
monopoli generalizzati contrappongono già altre proposte che ne
annientano la portata: il “rilancio attraverso la ricerca di una
migliore competitività degli uni e degli altri nel rispetto della
trasparenza della concorrenza”. Questo discorso non è solo quello della
Merkel, è anche quello dei suoi avversari socialdemocratici, quello di
Draghi, presidente della BCE. Ma si deve sapere – e dire – che “la
concorrenza trasparente” non esiste. È quella – opaca per natura – dei
monopoli in conflitto mercantile. Non si tratta dunque che di una
retorica bugiarda che bisogna denunciare come tale. Tentare di
svilupparne la gestione, dopo averne accettato il principio – offrendo
norme di “regolazione” – non porta a nulla di efficace. Significa
chiedere ai monopoli generalizzati – i beneficiari del sistema che essi
dominano – di agire contro i loro interessi. Troveranno il modo di
annientare le norme di regolazione che si vorrebbero imporre loro.

Le decisioni prese a settembre 2012 per uscire dalla crisi dell’euro
(Fondo di solidarietà europeo, emissione di eurobond, riacquisto del
debito degli stati da parte della BCE), non solo vengono troppo tardi e
non sono – in volume – all’altezza di ciò di cui c’è bisogno, ma si
iscrivono ancora sempre nella strategia dell’austerità che ne annulla
automaticamente gli eventuali effetti benefici, perché l’austerità
produce la crescita inesorabile del debito e non la sua riduzione;
credere altrimenti è pura sciocchezza. Concepita per rimanere nel
sistema della finanziarizzazione, cioè della sottomissione alle
“aspettative” dei monopoli generalizzati finanziarizzati, questa
politica è destinata in linea di principio a lasciare il campo aperto
alla spirale discendente dell’implosione.

Inoltre, questa politica si basa per principio sulla negazione della
sovranità degli stati, in questo caso degli stati europei, mentre non
esistono e non esisteranno in un futuro visibile le condizioni per
sostituire ad essa la sovranità dello stato Europa. Ora, negare la
sovranità degli stati, significa puramente e semplicemente sostituire ad
essa quella dei monopoli, e niente di meno di questo. E senza la
sovranità nazionale non vi è più democrazia possibile, come è stato
ampiamente dimostrato dal reiterato rifiuto della Unione europea di
prendere in considerazione l’opinione della maggioranza, i risultati
delle elezioni e dei referendum che dispiacciono al capitale dei
monopoli.

Per questo il ripristino del rispetto della sovranità nazionale è
un’esigenza per tutti i popoli in tutte le regioni del mondo. Senza
questo rispetto, il diritto internazionale violato lascia il posto al
“diritto” di intervento delle potenze imperialiste negli affari delle
nazioni che rifiutano di cedere agli ordini del capitale monopolistico
globalizzato. Senza il rispetto della sovranità, non vi è alcuna
alternativa democratica e progressista possibile, né in Europa né
altrove.

Il XX secolo non è stato solo il secolo delle guerre più violente che
abbiamo conosciuto, prodotte in gran parte dal conflitto degli
imperialismi (allora declinati al plurale). È stato anche il secolo di
immensi movimenti rivoluzionari delle nazioni e dei popoli delle
periferie del capitalismo del tempo. Queste rivoluzioni hanno
trasformato a un ritmo accelerato la Russia, l’Asia, l’Africa e
l’America Latina e grazie a ciò sono state il fattore più dinamico della
trasformazione del mondo. Ma l’eco che esse hanno avuto nei centri del
sistema imperialista è rimasto limitato a dir poco. Le forze reazionarie
pro-imperialiste hanno mantenuto il controllo della gestione politica
delle società in quella che è diventata la triade dell’imperialismo
collettivo contemporaneo, consentendo loro in tal modo di continuare la
loro politica di “containment » (“contenimento”), poi di “rolling back”
(far indietreggiare) di questa prima ondata di lotte vittoriose per
l’emancipazione della maggior parte dell’umanità. È questa mancanza di
internazionalismo dei lavoratori e dei popoli che è all’origine del
duplice dramma del XX secolo: il soffocamento delle avanzate avviate
nelle periferie (le prime esperienze di orientamento socialista, il
passaggio dalla liberazione antimperialista alla liberazione sociale),
da un lato e, dall’altro, il riallineamento dei socialismi europei nel
campo del capitalismo/imperialismo e la deriva della socialdemocrazia
divenuta social-liberista.

Ma il trionfo del capitale – diventato capitale dei monopoli
generalizzati – sarà stato solo di breve durata (1980-2010?). Le lotte
democratiche e sociali ingaggiate per il mondo, come alcune delle
politiche degli stati emergenti rimettono in discussione il sistema di
dominio dei monopoli generalizzati e avviano una seconda ondata di
trasformazione del mondo. Queste lotte e questi conflitti investono
tutte le società del pianeta, al Nord come al Sud. Perché per mantenere
il suo potere il capitalismo contemporaneo è costretto ad attaccare a un
tempo gli stati, le nazioni e i lavoratori del Sud (supersfruttando la
loro forza-lavoro, saccheggiando le loro risorse naturali) e i
lavoratori del Nord, messi in concorrenza con quelli del Sud. Vi sono
dunque le condizioni oggettive per la nascita di una convergenza
internazionalista delle lotte. Ma tra l’esistenza di condizioni
oggettive e l’utilizzazione di esse da parte degli agenti sociali
soggetti della trasformazione, vi è ancora una distanza che non è
colmata. Non è nostra intenzione affrontare questa questione con qualche
bella frase ad effetto semplice e vuota. Un esame approfondito dei
conflitti tra gli stati emergenti e l’imperialismo collettivo della
triade e della loro articolazione con le rivendicazioni democratiche e
sociali dei lavoratori dei paesi interessati, un esame approfondito
delle rivolte in corso nei paesi del Sud, dei loro limiti e dei loro
vari sviluppi possibili, un esame approfondito delle lotte dei popoli in
Europa e negli Stati Uniti, costituiscono il presupposto ineludibile
per ulteriori proficue discussioni riguardanti “i” futuri possibili.

L’inizio del superamento del difetto di internazionalismo è però
ancora lungi dall’essere visibile. La seconda ondata di lotte per la
trasformazione del mondo sarà quindi un “remake” della prima? Per quanto
riguarda l’Europa, oggetto qui della nostra riflessione, la dimensione
antimperialista delle lotte rimane assente dalla coscienza degli attori e
delle strategie che essi sviluppano, quando ne hanno.

Volevo concludere la mia riflessione sull’ “L’Europa vista
dall’esterno” con questa osservazione a mio parere di grande importanza.

di Samir Amin | Traduzione di Andrea Catone per MarxVentuno

Fonte

2 comments for “L’implosione programmata del sistema europeo

  1. Anonimo
    7 novembre 2012 at 14:04

    Anonimo Gaspare
    Espropriare gli espropriatori: la prospettiva sarebbe interessante ma occorrerebbe sapere chi sarebbe il "Leone dei Leoni".
    Rimanendo entro orizzonti più ristretti e tornando a questo benedetto Euro nonché alle sofferenze della gente in Europa, sembra quasi che questa somma di oppressione e di miseria che é stata scaricata contro i popoli europei, abbia la stessa funzione che avevano durante la seconda Guerra Mondiale i bombardamenti aerei terroristici contro la popolazione inerme scatenati sopra le città di Italia e Germania per portare la gente ad invocare esasperata la fine della guerra comunque avvenisse. Così adesso tutti gridano disperati "fuori dall'Euro, fuori dall'Euro, fuori dall'Europa!
    L'Euro dava fastidio al dollaro, effettivamente.

  2. Anonimo
    17 novembre 2012 at 7:43

    Non voglio essere razzista allo specchio,ma sarebbe l'ora di praticare anche quel poco di buono che hanno gli americani oltre che obbedirgli proni col c…o a 90 gradi, Ad esempio la benzina a 30 centesimi al litro, gli stipendi a 800 dollari LA SETTIMANA. E la medicina privata a 25 dollari a visita contro i minimo 250 richiesti dai nostri pseudo luminari.

    Ricordatevi poi che una villette indipendente di 400 mquadri su tre livelli con giardino e garage a Cliveland costa gli stessi 150.000 euro di un alloggio in condominio alla periferia di Torino. Svegliaaaaaa.

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