Siria. Ecco perchè la Nato insiste contro Damasco

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Come mai tanto interesse sulla Siria? Non certo per motivi
umanitari. Sono in molti gli analisti che accusano la Nato di voler
destabilizzare Assad per mettere le mani sul gasdotto che, entro il
2016, collegherà il giacimento iraniano di South Pars alla Siria, e
quindi al Mediterraneo.

Come mai la Nato insiste così tanto nel voler tutelare i diritti
umani dei siriani mentre tace in modo clamoroso su tutto quello che
succede in altre parti del mondo? Pensateci bene, si parla
quotidianamente del conflitto siriano mentre tutte le situazioni
belliche analoghe verificatosi in tutto il mondo negli ultimi mesi sono
state tutte quante oscurate dal silenzio. Dalla Costa d’Avorio fino al
Sud Sudan, passando per Yemen, Pakistan e Afghanistan,
il mondo sanguina ogni giorno, ma i media sembrano avere occhi e
orecchie solo per quanto succede in Siria. Il motivo? Fino a poco tempo
fa si pensava a una generica antipatia degli Stati Uniti per Damasco, e
alla volontà di eliminare Assad in quanto fedele alleato di Teheran, il
vero obiettivo dell’accerchiamento della Nato.

Oggi però vi è anche un
altra ipotesi che si lega a quella appena enunciata: ovvero che la Nato
vorrebbe mettere le mani sul gasdotto che nel 2016 dovrebbe collegare la
Siria, e quindi il Mediterraneo, con lo stabilimento petrolifero di
South Pars, il maggiore al mondo, che si trova in Iran. Visto e
considerato che Assad ha il “vizio” di voler essere sovrano in casa
propria, ecco che si spiegherebbe il tentativo di eliminarlo. E in
questo contesto non appare casuale l’incidente di confine tra Siria e
Turchia, con il colpo di mortaio sparato da territorio siriano che ha
ucciso cinque civili turchi. Se fosse vera la storia del gasdotto
sarebbe il casus belli ideale per autorizzare, in base all’articolo 5,
l’attacco della Nato alla Siria. Già alcuni media tedeschi però parlano
della probabile mano ribelle nell’incidente del mortaio, e questo
spiegherebbe anche i miti consigli di Ankara, almeno per il momento.

Eloquenti intanto sono le immagini degli edifici di Damasco e Aleppo
devastati con potentissimi esplosivi: opera non di semplici ribelli, ma
di professionisti della guerra infiltrati. Ormai la presenza di
mercenari e di almeno duecento specialisti delle forze d’elite
britanniche Sas e Sbs è stata ampiamente provata dagli stessi
quotidiani britannici come il “Daily Star”, che ha spiegato come operino
sul campo ormai da mesi assieme ai loro omologhi francesi e americani.
Forniti di passaporti falsi (specialità Cia), i combattenti  reclutati
tra Cecenia, Tagikistan, Arabia Saudita e Maghreb, affluiscono nelle
province turche di Adana e Hatai, confinante con la Siria, dove la Cia
ha aperto centri di formazione militare. Le armi arrivano soprattutto
via Arabia Saudita e Qatar che, come in Libia, fornisce anche forze
speciali.

Il comando delle operazioni è a bordo di navi Nato nel porto
di Alessandretta. Come se non bastasse proprio vicino al confine siriano
la Nato sta costruendo sul monte Cassius una nuova base di spionaggio
elettronico, che si aggiunge a quella radar di Kisecik e a quella aerea
di Incirlik. A Istanbul è stato aperto un centro di
propaganda dove dissidenti siriani, formati dal Dipartimento di stato
Usa, confezionano le notizie e i video che vengono diffusi tramite reti
satellitari. Una guerra sempre più totale dunque, motivata ufficialmente
dalla “cattiveria” del dittatore Assad. Come spiega Controlacrisi.orgCome
in Libia, si è infilato un cuneo nelle fratture interne per far
crollare lo stato, strumentalizzando la tragedia delle popolazioni
travolte. Lo scopo è lo stesso: Siria, Iran e Iraq hanno firmato nel
luglio 2011 un accordo per un gasdotto che, entro il 2016, dovrebbe
collegare il giacimento iraniano di South Pars, il maggiore del mondo,
alla Siria e quindi al Mediterraneo”.
  A pensar male però, spesso
ci si azzecca, e allora come non mettere in relazione la guerra in Siria
con la scoperta avvenuta anni fa di un grande giacimento petrolifero
proprio a Homs, guardacaso la città ribelle per eccellenza?
E’ chiaro
che la Siria è situata in una posizione strategica per il transito del
petrolio, di conseguenza potrebbe essere utilizzata per diventare un
vero e proprio hub di corridioi energetici alternativi a quelli, usati
dalle compagnie europee e americane, che passano per la Turchia. Non a
caso proprio in Turchia migliaia e migliaia di manifestanti sono scesi
in piazza per manifestare contro la guerra in Siria.

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