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Una sola domanda! Dove è oggi il signor Mario Draghi, attuale governatore della Banca d’Italia e da domani di quella Centrale Europea, mentre un manipolo di dementi cambiando quotidianamente le regole del gioco, premia la finanza derivata e speculativa a danno di quella tradizionale?

Qual’è oggi il livello di autorità dei nostri rappresentanti non solo politici ma anche di politica economica e monetaria, quale la loro capacità di incidere su scelte che non hanno nulla a che vedere con il buon senso e la diligenza del buon padre di famiglia?

In questi anni grazie alla demenziale politica monetaria di un manipolo di esaltati monetaristi, il risparmio dei depositanti, delle formiche che non amano il rischio è stato distrutto da tassi e rendimenti vicini allo zero che hanno stimolato la speculazione.

C’è ancora qualche anima candida che crede veramente che oggi il rischio sovrano sia superiore a quello di miliardi di derivati e prodotti strutturati che non valgono più nulla?

Per quale motivo oggi si è tenuti a svalutare il portafoglio sovrano e quindi contabilizzare le perdite secondo il modello “mark to market” che è stato sospeso per non far deflagrare l’intero sistema finanziario mondiale durante la crisi subprime, mentre i derivati continuano ad essere contabilizzati a prezzi irreali spesso e volentieri al terzo livello contabile, il famigerato “mark to matrix” o “mark to model”?

La domanda è d’obbligo visto che questo blog è seguito da molti amici che operano nei maggiori desk del panorama finanziario italiano. Quando tempo manca prima che un’ondata di switch, di vendite e riacquisti, trasformi le plusvalenze della carta straccia tedesca, inglese, americano o francese in pari e irrinunciabili opportunità italiane? Quanto tempo ancora manca prima che gli italiani si rendano conto che zucca o non zucca gli scienziati finanziari internazionali stanno giocando con i loro soldini. Move your money… Back to home!

Attenzione che probabilmente questo sarà uno dei lunedi più lunghi per il nostro Paese, le oche europee hanno starnazzato cosi a lungo da attirare l’attenzione sul nostro Paese, sull’apertura dei titoli di stato italiani.

Affascina osservare la frenesia del FMI e della UE per predisporre una rete di protezione, loro sanno che siamo sistemici e non hanno alternative altro che tutto per uno e ognuno per se!

Non serve una risposta , la risposta la sappiamo già! Siamo in guerra e in guerra la manipolazione e la menzogna sono di casa! A breve vedrete che tutto quanto condiviso in questi mesi ha un suo fondamento.

A proposito ricordo a tutti che un importante aggiornamento dell’ analisi ” Perfect Storm Made in Italy” è stato inviato nella serata di ieri a tutti i sostenitori del nostro lavoro o verrà inviato a chi vorrà salire a bordo.

Sognamoci l’aiuto dei Paesi emergenti quelli giustamente hanno il coltello dalla parte del manico.

Secondo il Global Wealth Report di Credit Suisse abbiamo ricchezza per almeno 13.000 miliardi a fronte di un debito di 2000 miliardi e la più bassa percentuale di debiti del mondo occidentale, sveglia Signori sveglia, andiamo a prendere il denaro che ci serve dove ci sono eccessi, dove si è raziato per anni o decenni, sveglia.

(…) Quanto è attendibile quest’ennesimo stress test condotto dalla nuova authority bancaria Ue, presieduta dall’italiano Andrea Enria? È corretto alzare, subito e indiscriminatamente, l’asticella del Core Tier 1 al 9%? Le banche italiane hanno davvero bisogno di circa 15 miliardi, anticipando gli obiettivi di rafforzamento patrimoniale che Basilea 3 graduava nell’arco dell’intero decennio? Dare una risposta definitiva non è facile ma l’impressione è che le decisioni dell’authority Ue siano state troppo influenzate dalle lobby finanziarie anglosassoni. Questa considerazione è confermata da un’analisi dei bilanci 2010 del credito dell’eurozona. Il tendenziale azzardo morale del banchiere che cerca anzitutto l’extraprofitto speculativo sui mercati è stato infatti trattato meglio rispetto all’attività creditizia tradizionale che consiste nel raccogliere (e tutelare) il risparmio delle famiglie e finanziare le imprese produttive, l’ occupazione, la crescita. Il sistema bancario tedesco, tanto per fare un esempio, vede pesare per oltre il 60% sul suo Tier 1 Capital il rischio in strumenti finanziari contabilizzati (come i Cdo, gli Abs, pronti contro termine strutturati). Bene: il rischio comparato del sistema bancario italiano a fine 2010 era meno di un quarto di quello tedesco (16%) e poco più di un terzo di quello medio aggregato francese (45%). Ma c’è dell’altro. La prevalente esposizione delle banche italiane verso le imprese è stata certificata nell’ultimo anno da un revisore d’eccezione: la Banca d’Italia di Mario Draghi. Decine e decine di ispettori sono stati sguinzagliati per un’operazione di pulizia simultanea dei portafogli “corporate” di tutti le maggiori gruppi del Paese. Su quella base-dati il prossimo presidente della Bce, lo scorso febbraio, ha sollecitato una ricapitalizzazione del sistema che ha visto una risposta estesa e in e in tempo reale (da Intesa Sanpaolo fino all’operazione annunciata ieri dalla Popolare di Milano). La Germania del 2011 resta invece quella contro la quale l’allora commissario Ue al’Antitrust, Mario Monti, condusse una battaglia di “par condicio di mercato”, chiedendo che venisse tolta la garanzia dello Stato alle Landesbanken e Sparkassen che già folleggiavano in derivati perché si sentivano le spalle coperte. di Edoardo De Biasi – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/ff8yL

Andate a riguardarvi la puntata di REPORT di ieri. fa impressione che solo ora la televisione italiana racconti quello che in realtà stà accadendo, dopo che per mesi, settimane e anni , Icebergfinanza quotidianamente vi raccontava la realtà!Chissà se un giorno ci lasceranno raccontare quello che in realtà sta accadendo, senza censura, abbiamo bisogno anche di VOI per diffondere la consapevolezza! REPORT

ANTONELLA STIRATI – DOCENTE DI ECONOMIA POLITICA UNIVERSITA’ ROMA TRE
La peculiarità del comportamento degli speculatori qual è: è quella di guadagnare non dai dividendi o dagli interessi a cui nel tempo darà luogo il titolo che si comprano, ma è di voler guadagnare dallo scommettere sui cambiamenti di valore del titolo stesso,in rialzo o in ribasso. Li venda sul mercato sapendo che può venderne in quantità abbastanza grandi da determinare un effetto di caduta del prezzo che indurrà anche altri operatori a vendere. Quindi scommettendo sul fatto che il prezzo nelle prossime ore o nei prossimi giorni continuerà a scendere. Quando il prezzo è caduto abbastanza vengono ricomprati, a un prezzo più basso e a quel punto si è venduto qualcosa ad un valore iniziale di cento, poniamo, lo si ricompra ad un prezzo diminuito magari 90 e la differenza è il guadagno di chi ha fatto questo gioco di speculazione al ribasso.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Risultato? Chi ha giocato al ribasso ha incassato bei soldi. Lo Stato che ha emesso i titoli deve pagare interessi più alti e il suo debito cresce. Primavera 2011. La Deutsche Bank possiede una grande quantità di titoli del debito italiano e comincia a sbarazzarsene. Più di 8 miliardi di euro. ( NB aggiungo solo che nella trasmissione non si è accennato al fatto che Deutsche Bank è uno dei 5 super-primary dealer designati dal Tesoro. Quanto si aspetta a togliere loro questo privilegio?).Quanto si aspetta
MICHELE BUONO
Dove voleva andare a parare la Deutsche Bank?
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITA’ PAVIA
Da un lato, alcuni dicono che è stato fatto per consentire un aumento dello spread, del differenziale dei rendimenti, fra titoli di Stato italiani e titoli di Stato tedeschi. È da 15 anni a questa parte che queste grosse società multinazionali della finanza sono in grado di condizionare le politiche monetarie delle banche centrali.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Berlino.
MICHELE BUONO
Temeva che l’Italia stesse fallendo?
SAHRA WAGENKNECHT – DEPUTATA E PORTAVOCE ECONOMICO DIE LINKE
Nient’affatto, è stata una strategia speculativa. Le banche d’investimento – tra l’altro – scommettono anche sul fallimento di uno Stato. La Deutsche Bank è un player importante in questo gioco con cui si decide se un Paese ce la fa o meno a sostenere il suo debito. E io penso che questa sia una situazione pazzesca, che interi Paesi dipendano dal pollice dritto o verso di qualche banca d’investimento o di un’agenzia di rating.
MICHELE BUONO
… andiamo avanti, vediamo l’effetto pratico…
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITA’ PAVIA
Apparentemente questo discorso dice: la Deutsche Bank ha anticipato e ha venduto ititoli italiani quando questi valevano ancora cento. In seguito alla sua vendita, dopo che ha incassato la liquidità pari di otto miliardi di titoli, i titoli da cento hanno iniziato a perdere valore a 95, 90 e 85. Quindi, a un certo punto le altre banche che non sono state le prime a partire con una attività speculativa di questo tipo, si trovano in difficoltà perché si trovano ad avere un patrimonio, un portafoglio titoli, per quanto riguarda i titoli italiani, di minor valore e allora si sentono in sofferenza e allora chiedono un intervento di supporto, o chiedono che lo Stato interessato, in questo caso l’Italia, prenda dei provvedimenti tali che riducendo il debito, aumenti di nuovo il valore dei titoli. Ma questo è soltanto la parte che viene comunemente detta, dalla quale appare che le banche siano le prime vittime venendo a calare il valore dei titoli che loro posseggono. Queste grandi società finanziarie, nel momento stesso in cui si liberano dei titoli di stato innescando un meccanismo di speculazione al ribasso, con la liquidità guadagnata alla vendita, cosa fanno: acquistano i prodotti derivati che assicurano il rischio di default su quegli stessi titoli di stato che loro hanno contribuito.

Ma mi fermo qui e vi lascio guardarVi il resto della puntata, come pure il pezzo nel qual si parla del gigante di argilla Germania. Non dimenticatevi che recentemente Deutsche Bank si è rimessa a comprare il debito italiano a breve termine, strano visto che dobbiamo fallire e in caso di fallimento le scadenze brevi sono quelle più pericolose!Uh Oh chi si rivede Deutsche Bank!

Tutti bravi a sbandierare il nulla in giro per il mondo, nessuna manovra di alcun tipo in Germania o Inghilterra o in America, tante chiacchere, vedo pochi stati con i nostri avanzi primari.

In preda allo sconforto anche i clowns alle volte si lasciano andare a delle verità più o meno nascoste, “C’è un attacco all’euro che come moneta non ha convinto nessuno, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie” …ma un’oligarchia che controllo tutto quella si non ce la toglie nessuno e non c’è Monti o Draghi che tengano!

Tornando alle leggende metropolitane, stress test mediatici, le cifre sono pura fantasia e il fondo delle meraviglie un oscuro meccanismo del quale in realtà nessuno conosce il meccanismo, un meccanismo che porterà alla probabile distruzione dell’euro.

Qualche esaltato creativo della finanza è ancora convinto che debito scaccia debito, ma prima o poi ci renderemo conto che il meccanismo del debito è esponenziale, potenzialmente distruttivo.

Le banche greche, spagnole portoghesi e italiane dovrebbero svalutare i loro portafogli per almeno 88 miliardi circa sui 108 previsti le altre invece vere proprie mine vaganti il nulla.

(…)L`Eba ha penalizzato banche come quelle italiane o spagnole, ma ha salvato le francesi e le tedesche.
Eppure, a ben guardare, in quei Paesi i problemi non mancano: gli istituti sono pieni dititoli tossici, hanno una leva finanziaria piùelevata, hanno sempre fatto molto meno credito alle imprese. Il «Sole 24 Ore», numeri alla mano, è in grado di dimostrarlo.
I titoli «tossici» e di Stato.
Per titoli «tossici» si intendono quelle obbligazioni a salsiccia, create impacchettando mutui subprime e titoli strutturati, che da anni non hanno più un mercato.
Sono classificati a «livello 3» nei bilanci e pesano in Europa per 337 miliardi. Dove stanno? Soprattutto nelle grandi banche del Nord Europa. Solo il 4% è in Italia. Intesa Sanpaolo e UniCredit, infatti, hanno asset «tossici» in bilancio per soli 3,5 e 10,4 miliardi:
si tratta, rispettivamente, dell`8% e dei 18% del patrimonio di vigilanza. Percentuali tranquille.
Ben diversi, invece, i numeri delle banche tedesche e francesi: Deutsche Bank a fine 2010 aveva 46,6 miliardi dieuro di titoli «Livello 3», Commerzbank 5,9 miliardi, Bnp Paribas 32,7miliardi. Rispetto alpatrimonio di vigilanza, Deutsche Bank ha titoli «tossici» per un valore pari al 96%. Ben più del 18% di UniCredit.
Discorso opposto per l`esposizione sui titoli di Stato: è ovvio che le banche dei Paesi in crisi siano piene di bond di casa. Le italiane hanno fatto incetta di BTp italiani (58 miliardi per Intesa e 48 per UniCredit), le spagnole di Bonos locali (53 miliardi il Bbva e 41 il Santander). E questo è il problema: imponendo il rafforzamento parimoniale solo a chi ha tanti titoli di Stato periferici, e non a chi è pieno di titoli «tossici», sono state le italiane e le spagnole ad essere penalizzate.
E vero che i titoli di Stato sono rischiosi, ma perché non sono stati considerati tali i tossici? La leva finanziaria Stesso discorso per la leva finanziaria, cioè la quantità di attività rispetto al capitale. Ebbene: le banche italiane – calcola l`Abi hanno la leva più bassa in Europa:
gli attivi sono appena 14volte più grandi del patrimonio netto.
Le banche tedesche e francesi, invece, su questavoce hanno l`allarme rosso acceso da anni: la leva è mediamente di 35 in Germania e di 30 in Francia. Insomma:
da loro le banche svolgono attività 35 volte maggiori del capitale che hanno, ricorrendo al debito.
Per capire la sproporzione: è come se una persona, disponendo diloomila euro, ottenesse unmega-mutuo p er la casa da 3,5 milionidi euro. Impossibile vero? Eppure l`Eba non ne tiene conto(…) di Morya Longo e Fabio Pavesi – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/VyRd0.

Mi fermo qui , nessuna illusione chi doveva vigilare sui cambiamenti di queste regole a nostro vantaggio era assente, probabilmente in tutt’altre faccende affaccendato!

Banca d’Italia, Governo, ABI, missing, Mussaring…non pervenuti!

Mi fermo qui in attesa che il bombardamento continui con una serie di dati macroeconomici in arrivo dall’America che terranno alto il livello di guardia dei mercati, dati che probabilmente non racconteranno ancora la recessione in atto in America, che molti nostri indicatori stanno segnalando come accade nel 2007.

Non ho idea se si sia in realtà chiusa, la scorsa settimana, la finestra di speranza che doveva aprirsi da qui a fine anno per uscire dalle rapide che stanno portando l’economia mondiale verso le cascate finali di questa crisi, probabilmente ci sarà ancora un’opportunità prima dell’apertura della biglietteria per un posto sull’Arca di Noè!

Pubblicato da icebergfinanza | Commenti (2)
Tag: italia il tempo degli avvoltoi

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