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In fondo i media inglesi sanno anche essere simpatici nel loro quotidiano fallimento , un paese di carta che quotidianamente sopravvive grazie alla carta, non importa se si tratta di una banconota stampata o di un giornale stampato nel quale i suoi giornalisti sfogano il loro fallimento, suggerendo quotidianamente come gestire il nostro!

Sul blog del Financial Times FTAlphaville ci si chiede per quale motivo il decennale italiano viaggia con un rendimento sopra il 5 % mentre nella disastrata Inghilterra gli investitori sono disponibili a “prostituirsi” ad un rendimento del 1,6 %.

Prima che qualche anima candida mi chieda che serve fare il confronto tra chi sta meno peggio, ricordo che questo è uno dei pochissimi blog che da anni denuncia il degrado morale ed etico di questo Paese e del sistema capitalistico, non risparmiando nulla a nessuno. Bisogna pur che qualcuno spieghi agli ingenui che ogni giorno parlano di fallimento italiano come in realtà è la situazione di altri paesi.

Basta utilizzare denaro delle Nazioni per salvare questo sistema fallito, fottendo il futuro della giovani generazioni.Come vedremo tra un po non c’è alternativa ad una nuova ondata di fallimenti o nazionalizzazioni!

Non posso farci nulla se un popolo di ingenui condito di gatti e volpi ha legittimato un manipolo di avventurieri che utilizza le istituzioni come camera da letto, non sa di vivere in appartamenti regalati o affittati o che si vende per due soldi alla mafia o al padrone. Spesso e volentieri, ma non sempre per fortuna, la politica è lo specchio della Nazione!

” (…) L’Italia ha sicuramente un certo numero di problemi, ma non riesco a capire perché il mercato continua a sottovalutare i fondamentali e le misure politiche che sono già state prese a Roma. Se confrontiamo l’atteggiamento degli investitori verso l’Italia con quello verso il Regno Unito, sono più che mai convinto che i mercati ora veramente in sintonia con la realtà. Non c’è nulla di sbagliato con il Regno Unito, ma considerate quanto segue, dando un’occhiata ai rispettivi pacchetti di austerity:

Regno Unito:

Nel Regno Unito, lo scorso anno il governo ha approvato una legge , per restringere la politica di bilancio sino al 2,6% del PIL sino alla fine della legislatura nel 2014-15, e c’è un altro 1,1% del PIL nell’anno successivo, per un totale del 3,7% del PIL sino al 2016. Questo va ad aggiungersi a misure fiscali attuate dal precedente governo. Tutto sommato, il saldo primario nel Regno Unito è destinato a migliorare da un 5,0% del PIL quest’anno sino al 1,3% del PIL nei prossimi quattro anni. Grazie a Massimo aggiungiamoci pure…

2-Deficit del 3.5%…quando mai:

The Public sector net borrowing PSNB (annual government borrowing) for 2010/11 was £143.2 billion or 11.7% of GDP.

3-Si dimentica di dire che:

If all financial sector intervention is included (e.g. Royal Bank of Scotland, Lloyds) , the Net debt in July 2011 was £2266.3 billion (148.0 per cent of GDP). This is known as the unadjusted measure of public sector net debt.

Italia:

Due settimane fa, il governo italiano ha approvato una legge per restringere la politica di bilancio del 3,5% del PIL da qui al 2014, a cui si aggiunge misure precedentemente prese per 1,5% del PIL, per un totale di un enorme 5,0% del PIL. Queste misure sono impostate per migliorare il saldo di bilancio da un avanzo primario già quest’anno del 0,9% del PIL a un avanzo dello 5,7% del PIL in quattro anni.

Eppure, nonostante questi bilanci fondamentalmente diversi e alcune misure per adeguarli, l’Italia paga oggi in media 5,1% (in euro) per il proprio debito mentre il Regno Unito paga 1,6% (in sterline).La differenza potrebbe essere dovuta alle aspettative degli investitori di un apprezzamento sterlina futuro? Difficile!

Ora, la risposta:

Ripetutamente, mi è stato riferito da parte degli investitori che il Regno Unito è più meritevole di credito che l’Italia perché il Regno Unito può svalutare la sterlina, e quindi incentivare la crescita del Regno Unito e il reddito imponibile. ( …crescita di cosa aggiungo, io cosa esporta un paese di carta? )

Pura teoria si sostiene nella risposta, la pratica è tutt’altra cosa, ma in Italia, aggiungo io, gli esterofili, fanno fatica a fare due calcoli, tutti presi a suggerire il fallimento del nostro Paese, domani, anzi no ieri, incapaci di sviluppare un’analisi e fare due conti!

Dalla fine del 2007, nel Regno Unito il PIL si è contratta del 3,4% cumulativamente, nonostante il deprezzamento sterlina le esportazioni non sono riuscite a recuperare, mentre il Pil italiano si è contratta un pò di più al 4,4%. Dalla fine del 2007, nel Regno Unito il costo unitario del lavoro è aumentato del 9,5%, mentre in Italia di un più modesto 7,6%.(… le nostre invece continuavano a viaggiare a gonfie vele ) Ancora più importante, la sterlina debole ha ridotto le importazioni come il Regno Unito ha oggi più poveri attraverso una maggiore inflazione. Nel 2007, l’inglese medio è stato del 30% più ricco rispetto alla media italiana. Quest’anno ( stime Eurostat), l’inglese medio sarà più ricco rispetto alla media italiana solo del 5 %.

Si va oltre sostenendo che stampare sterline non farebbe altro che deprezzare la moneta e che se l’Inghilterra ha bisogno di capitali esteri per finanziare il settore pubblico e privato, si sta suicidando con un disavanzo delle partite correnti del 3,1 %. A proposito di liquidità, preferireste investire in un paese nel quale il sostegno della BCE spinge a migliorare i propri fondamentali o in un paese dove l’unico sostegno è stampare moneta che prima o poi quando la crisi sarà finità, l’inflazione spazzerà via ogni residua traccia di carta?

I simpatici inglesi concludono l’articolo segnalando al mondo intero quale sia in realtà il nostro problema ovvero la credibilità, ovvero come si è lasciato scappare il buon Tremonti la necessità di nuove elezioni, ovvero il problema italiano non sono i conti ma il nano!

Ma andiamo oltre e alscoltiamo uno dei massimi esperti mondiali di crisi sovrani, Carmen Reinhart, vecchia conoscenza di Icebergfinanza e dei suoi lettori, anche se non sono affatto d’accordo con l’ennesimo round di ricapitalizzazione delle banche prospettato nell’articolo, ennesima idiozia come racconta la storia… Sole24Ore

Carmen Reinhart, l’economista del Peterson Institute che ha scritto con Kenneth Rogoff il best-seller This time is different e ha appena prodotto, con lo stesso coautore, A decade of debt, è uno dei massimi esperti di debito sovrano. E la sua prognosi per l’area dell’euro, in un’intervista al Sole 24 ore, è dichiaratamente pessimista. Anche se non vede all’orizzonte una rottura dell’euro («non andrebbe a vantaggio di nessuno») e nemmeno una ristrutturazione del debito italiano o spagnolo.

Chi ha orecchie per intendere intenda!

L’economista di origine cubana è convinta invece che Italia e Spagna possano farcela senza ricorrere a una ristrutturazione del debito Per l’Italia, in particolare l’alto debito pubblico «non è un fatto nuovo, mentre il settore privato non soffre di un alto indebitamento, come altrove». La nuova parola d’ordine è repressione finanziaria. «Come è spesso avvenuto storicamente in situazioni del genere – afferma Reinhart – si devono costringere gli investitori ad assorbire debito pubblico. È un problema comune oggi a tutti i Paesi avanzati: tassi d’interesse tenuti molto bassi, limiti ai flussi di capitale e altre misure, insomma la fine del laissez-faire finanziario degli ultimi decenni. Del resto, già Basilea 3 impone alle banche di acquistare titoli di Stato».

(…)La via d’uscita per Eurolandia passa attraverso un percorso obbligato. Anzitutto, la stabilizzazione del mercato del debito pubblico. «Gli acquisti di titoli da parte della Bce – dice Reinhart – devono continuare e anzi essere rafforzati, anche se ciò comporta una monetizzazione del debito». In secondo luogo, la ricapitalizzazione anche forzosa delle banche, fino a qualche tempo fa osteggiata dalle autorità europee, ora accettata come ineludibile. «Le banche europee – afferma l’economista – sono alle prese non solo con il portafoglio di debito pubblico, ma anche con l’esposizione al settore immobiliare, in alcuni Paesi, e in genere con un’economia in forte rallentamento. In passato, le banche si sono finanziate con fondi privati non europei, ma questo canale si è seccato. Va rimpiazzato con fondi pubblici e investitori nazionali. Torniamo al discorso della repressione finanziaria».

La studiosa del Peterson Institute rifiuta di fare previsioni sul prossimo futuro dell’attività economica nell’area del’euro. «Io non faccio previsioni – spiega – faccio ricerca. E l’analisi mi dice che il decennio successivo alle crisi finanziarie è un decennio a bassissima crescita. Lo sforzo di abbassare il debito, pubblico e privato, può durare 5-7 anni e portare a 10 anni di crescita lenta».

Tutte cose che i lettori di Icebergfinanza sanno da anni, bastava studiare la storia, invece che perdere tempo in inutili previsioni!

È convinta però che la fine dell’euro, o l’uscita di alcuni Paesi, non sia alle viste, anche perché non converrebbe a nessuno. «La ristrutturazione del debito – sostiene – non porta alla fine dell’euro. Sono pessimista sulle prospettive dell’eurozona, nel senso che non credo possa farcela senza la ristrutturazione anche pesante del debito di alcuni Paesi. Ma che vantaggio deriverebbe alla Grecia da un’uscita dall’euro, con un export senza potenziale e con un debito che si trasformerebbe tutto in debito estero? E che vantaggi avrebbe la Germania, che finora ha goduto della forza delle sue esportazioni e che vedrebbe la sua valuta schizzare in alto?

La rottura dell’euro non è una strada a senso unico.

Certo – conclude – se la questione diventa politica, non sono la persona giusta per interpretare gli scenari politici».La lezione delle passate crisi del debito sovrano per l’attuale situazione di Eurolandia è, secondo Reinhart, che molto raramente si esce da una situazione di alto debito grazie alla crescita. «È accaduto in Irlanda negli anni 80 – sostiene – ma è un episodio isolato.

Di solito, il deleveraging produce un lungo periodo di bassa crescita e spesso una ristrutturazione del debito, che può avere conseguenze disastrose, come in Argentina nel 2001, o miti, come in Uruguay nel 2002, a seconda delle condizioni di partenza e dell’approccio nei confronti dei creditori.

In Europa oggi, una ristrutturazione è lo scenario di gran lunga più probabile per la Grecia, ma anche per l’Irlanda, che ha fatto un grande sforzo di risanamento, ma su cui continua a incombere la difficoltà del settore immobiliare e quindi delle banche, e per il Portogallo, che ha tuttora un deficit di parte corrente oltre il 9% del Pil che non è finanziabile». (Sole24Ore)

Ci sono soluzioni che non piacciono ma la storia farà il suo corso sempre e comunque, ormai l’uomo le ha dato via libera, non importa quale salvataggio o mirabolante fondo salvastati stia per uscire dal cilindro del fallimento della politica!

La storia inoltre farà giustizia di un mucchio di immondizia che quotidianamente vi viene propinata dai media qualunque essi siano!

Su Wall Street Italia si legge che …

(…)La composizione del debito circolante italiano e’ la seguente: per il 4,21% di mercato estero in euro, 0,1% di estero in valuta, 64,96% di BTP, 7,28% di BTP legati all’inflazione in euro, 8,92% di Bot, 7,47% di Cct, 2,12% di Cct Ue, 4,94% di Ctz, dove il debito estero e’ misurato dopo swap. La durata media del debito e’ molto alta, pari a 7,9 anni.

Considerando che oltre l’83% e’ formato da titoli di stato il livello dei tassi di interesse e’ da tenere sotto osservazione. I prezzi da pagare quest’anno saranno molto salati. Il rendimento sul decennale e’ arrivato a pagare 5,391% dopo aver toccato punte di 5,4%. Secondo gli economisti se si arrivera’ oltre il 5,5%-5,7% Roma fara’ fatica a rifinanziarsi. E’ esattamente lo stesso scenario da cui tutto era partito in Grecia, dove ora il rendimento del due anni ha superato il 20%.

L’ultima volta che l’Italia e’ riuscita a emettere decennali con rendimenti cosi’ alti era il 2000, quando vennero emessi titoli del debito al 5,7%. Non si e’ mai andato sopra quella cifra.

Ma non diciamo idiozie c’è una enorme differenza tra il rendimento del decennale e il costo medio del debito e il suo costo in rapporto alla crescita al PIL ma dove hanno studiato questi economisti da baraccone! In questa analisi…

….abbiamo visto nei dettagli cosa in realtà è accaduto e cosa potrà accadere, Fitch, Deutsche Bank e Goldman Sachs, gente che non vuole proprio bene al nostro Paese, sostengono che si può andare sino al 7 % per due anni, altro che le chiacchere di quattro economisti qualunque in libertà.

Ma per favore prima di scrivere certe idiozie almeno verificarle!

Anche sul Sussidiario abbiamo un scambio interessante… Comunque quello che ci punisce sui mercati è la nostra mancanza di credibilità?

Ma certamente, basti vedere proprio in queste ore come veniamo rappresentati su tutti i media internazionali. Uno potrà anche dire: non crediamo che voi italiani otterrete risultati concreti; ma noi possiamo rispondere: perché dobbiamo credere ci riusciate voi?

Ci spieghi meglio.

Guardiamo all’Inghilterra: fino a oggi non ha fatto praticamente nulla, solo chiacchiere, lo stesso i francesi. Perché dobbiamo credere che loro riusciranno a tenere in ordine i conti pubblici? Solo perché godono di una credibilità maggiore della nostra? A noi manca il coraggio e l’autorevolezza di dire: il nostro lavoro lo stiamo facendo, e voi?

Entriamo nel concreto dei dati.

Il Fondo monetario internazionale, l’ente più critico nelle sue valutazioni sulla crescita e sulla capacità della manovra di incidere sui dati dice che l’Italia, se non centrerà il pareggio di bilancio, arriverà almeno a un rapporto deficit/Pil pari all’1,1% nel 2013. Se poi riesce a mantenere questo livello negli anni successivi ciò permetterà di avere una dinamica estremamente virtuosa per quanto riguarda l’evoluzione del debito. Con un po’ di crescita neppure eccessiva, tenendo conto che quello che importa è la crescita del Pil nominale con un avanzo primario e una crescita anche solo nominale del 2% l’Italia riesce a ridurre il debito. Non solo.

Continui prego.

Nel 2013 noi avremo il sorpasso del debito americano su quello italiano, senza neanche considerare la drammatica situazione di stati federali come California e Florida. Nello stesso tempo il debito tedesco si collocherà per i prossimi anni sopra i livelli consueti. Se poi mettessimo, come hanno fatto notare alcuni analisti, nel debito tedesco anche la Cassa depositi e prestiti che ha un debito di 400 miliardi di euro, il debito tedesco sarebbe più vicino al 100% che all’80% in cui si trova oggi.

Ha parlato di mancanza di credibilità del nostro Governo sui mercati esteri.

Intendo la credibilità di un governo che ha cambiato 4 o 5 volte la propria manovra per i veti incrociati emersi, con la Lega che dentro la maggioranza si oppone all’allungamento dell’età pensionistica, il che ha portato a supplire al mancato intervento sulle pensioni con l’aumento dell’Iva per recuperare denari. Unitamente agli scandali di natura varia che hanno colpito il premier: pretendere che gli stranieri investano nel nostro Paese e nei titoli di Stato diventa difficile.

Eppure nonostante tutto lei vede dei risvolti positivi.

Se guardo i numeri della manovra, considerando tutti gli ostacoli che ha subito e un percorso anche umiliante, come indica la nota di aggiornamento di Economia e finanza diffusa in queste ore, vedo che si dice che pur con tassi di crescita più bassi di quelli previsti, noi avremo un saldo primario già dello 0,9% quest’anno con il deficit che scende al 3,9%; poi il salto al 3,7% del Pil e l’indebitamento che scende all’1,6%. Questi sono numeri che in bilancio non li ha nessuno, la Francia ci arriverà forse fra cinque anni. E ancora: nel 2013 il saldo diventa del 5,4% quindi il bilancio si pareggia e poi l’anno dopo andiamo pure in surplus, perché abbiamo un avanzo primario del 5,7%.

Come si arriva a questi numeri?

Noi faremo in quattro anni 262 miliardi di euro di avanzo primario, il che vuol dire che le entrate statali superano le uscite al netto degli interessi. Questo si ottiene con aumento delle tasse e contenimenti più che tagli, considerando poi che alcune spese come la sanità aumentano per modo inerziale. Il grosso che si ottiene viene dall’aumento delle entrate che passano dai 738 miliardi di euro del 2011 agli 818 del 2014.

In conclusione?

La nostra manovra non sarà esattamente quella che ci aveva chiesto la Bce, ma è una manovra che non fa nessuno al mondo: riuscire a cumulare in quattro anni un avanzo primario di 268 miliardi. Gli altri Paesi ad esempio gli Stati Uniti fanno deficit primari cumulati. Si potrà dire: certo, l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più esposto e quindi dobbiamo farlo, ma in realtà noi siamo la foglia di fico dietro la quale gli altri stanno fermi. ..

Domani usciranno i dati relativi all’occupazione americana e al di là di quello che dicono alcuni indicatori poco affidabili, resta sempre da monitorare la media a quattro settimane dei sussidi di disoccupazione. Ieri l’ISM dei servizi, il sottoindice dell’occupazione è sceso ulteriormente sotto il livello della contrazione.

L’economia americana per oltre il 75 % è formata da servizi e da piccole e medie imprese l’ossatura dell’economia ormai l’industria manifatturiera è in via di estinzione. Attenzione quindi perchè… Secondo il rapporto Challenger Gray & Christmas, le principali società statunitensi hanno annunciato licenziamenti in crescita del 126% a quota 115.000 unità rispetto ai 51.114 di agosto. Nel settembre 2010 gli esuberi ammontavano invece a 37.151 unità. Si tratta del dato mensile peggiore dal 2009. Il totale da inizio anno si attesta così a 479.064 unità, in aumento del 16,5%

Manca ancora qualcosa prima della quiete che precede l’ultima definitiva tempesta, una finestra temporale di qualche mese che permetta di raggiungere nuovamente la leggendaria riva del fiume in attesa che aprano le biglietterie per una crociera sull’Arca di Noe’!
Pubblicato da icebergfinanza | Commenti (36)

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