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Da sempre l’analisi empirica e l’economia e la finanza comportamentale sono le stelle polari del nostro viaggio che ci hanno permesso di comprendere quello che stava accadendo. Nel frattempo la Neuroeconomia è entrata a far parte dei nostri studi.

Dopo quello che è accaduto in questa crisi è affascinante ascoltare ancora qualcuno che si ingegna a dipingere l’economia come una scienza. Ancor più affascinante è ascoltare un manipolo di falliti che cerca di insegnarci come evitare un fallimento.

In questo gli economisti della scuola di Chicago i cosidetti Chicago Boys stanno eccellendo, fanno fatica a riconoscere il fallimento del loro modellino. Fanno sorridere le polemiche continue e persistenti tra varie scuole di pensiero o economiche , piu o meno tutte testimoni di un fallimento.

Il fatto è che abbiamo bisogno sempre meno di teorici di mercati efficienti e sempre più di persone che lavorino (…) sui pregiudizi nozionistici. (…) Abbiamo bisogno di più storici delle politiche monetarie ed economiche e meno ideatori di modelli. Abbiamo bisogno di più economisti come Eichengreens, Shillers, Akerlofs, Reinharts, e Rogoffs e soprattutto come Kindleberger, Minsky, o Bagehot. ( tra parentesi tutti autori studiati da Icebergfinanza in questi anni…)

Tuttavia, non è questo quello che dicono i dipartimenti economici.Forse non mi rendo perfettamente conto di quello che sta succedendo. (…) Ma se per caso mi sono perso qualche cambiamento epocale in atto, mi piacerebbe che qualcuno me lo indicasse.

Forse gli economisti accademici perderanno la condivisione delle loro teorie e la loro influenza sugli altri attori -dalle scuole di business ai programmi sulla politica pubblica, ai dipartimenti di scienze politiche, di psicologia e sociologia-. Mentre poi i rettori e gli studenti universitari chiedono più rilevanza ed utilità, forse questi colleghi inizieranno ad insegnare le funzionalità dell’economia lasciando agli accademici una disciplina che insegna semplicemente la teoria della scelta logica.

O forse l’economia rimarrà una disciplina che dimentica gran parte delle nozioni di una volta e che si fa continuamente distrarre, mandare in confusione e negare. Se dovesse veramente succedere, staremo tutti molto peggio. (J. Bradford DeLong)

Insomma i semi di questa crisi stanno anche dietro le demenziali idiologie di un gruppo di studiosi che come disse Backer si sentivano guerrieri in grado di rivoluzionare il mondo. Eccome se lo hanno rivoluzionato, lo hanno portato al fallimento con le loro demenziali ideologie!

Recentemente sul FattoQuotidiano è apparso un pezzo secondo il quale… Peter Nobel, avvocato e discendente di Alfred Nobel, ha rilasciato una dichiarazione per dissociare la famiglia Nobel dal “premio Nobel in economia” sottolineando che, nel suo testamento originale, Alfred Nobel non aveva specificato che ci dovesse essere un premio in economia, e che il premio per l’economia è stato finanziato solo in un secondo momento da parte della Banca di Svezia.

(…)Senza alcuna conoscenza d’economia, non ho opinioni sui singoli vincitori economia. Ma qualcosa deve essere sbagliato quando tutti i premi economia tranne due sono stati dati ad economisti occidentali, le cui ricerche e le conclusioni sono basate sul corso degli eventi in quei paesi, e sotto la loro stessa influenza.

Posso immaginare i commenti sarcastici di Alfred Nobel se fosse in grado di sentire di questi vincitori. Soprattutto, aveva desiderato che i suoi premi fossero consegnati a coloro che sono stati più utili per l’umanità, tutta l’umanità!”

(…) Due terzi dei premi della Banca in economia sono andati ad economisti americani della Scuola di Chicago che creano modelli matematici per speculare sui mercati azionari e delle opzioni. – L’opposto degli scopi di Alfred Nobel per migliorare la condizione umana”.

Come ho avuto modo di notare la comunità degli economisti è caratterizzata da un alto tasso di conflittualità interna tra le diverse scuole, le une che mettono in dubbio l’intero impianto delle altre, e “l’appropriazione” del marchio Nobel per l’economia ha certamente contribuito a confondere le acque. Mi sembra inoltre difficilmente contestabile il fatto che ai Chicago boys siano stati conferiti parecchi premi “in memoria di Alfred Nobel”.

La domanda che ci si pone è dunque se i premiati hanno contributo a capire meglio la realtà e dunque a migliorare la condizione umana nello spirito di Alfred Nobel.

Ad esempio, come non ricordare uno dei più influenti economisti dell’ultimo quarto di secolo, Robert Lucas, noto per la famigerata ipotesi delle aspettative razionali, che ha vinto il premio nel 1995? Lucas, dall’alto delle sue premiatissime conoscenze, scriveva nel settembre del 2007 che “…quindi io sono scettico sulla tesi che il problema dei mutui subprime contamini tutto il mercato dei mutui, che la costruzione di alloggi avrà una battuta d’arresto, e che l’economia scivolerà in una recessione.

Ogni passo in questa catena è discutibile e nessuno è stato quantificato. Se abbiamo imparato qualcosa dai passati 20 anni è che c’è parecchia stabilità incorporata nell’economia reale”.

Non sembra dunque che questo schema teorico sia molto utile a capire la realtà ed a migliorare la condizione umana: più sorprendente non tanto l’incapacità di fare una previsione di un evento crisi quanto l’incapacità di interpretare la realtà una volta che l’evento crisi è avvenuto.

Ma in fondo si sa tutti questi illuminati teorici delle aspettative razionali hanno il cervello in qualche biblioteca e saltuariamente fanno due passi nel mondo reale.

Credo che sia giunto il momento di cancellare dai testi di scuola la demenziale teoria delle aspettative razionali insieme ad alcune ideologie della scuola di Chicago, anche se purtroppo alcuni discepoli sono ancora sul pulpito e quotidianamente ci fanno la predica! Chi non ha imparato niente dai propri errori oggi insegna!
Pubblicato da icebergfinanza | Commenti (8)
Tag: aspettative razionali

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